1 su 4 povere famiglie

C’è poco da stare tranquilli: un italiano su quattro è a rischio povertà. Nel 2021, il 25,4% della popolazione ha vissuto una situazione di esclusione sociale e i numeri riferiscono che il trend è stabile fin dal 2019. In pratica, la pandemia ha stabilizzato una situazione negativa. Che, secondo quanto riferisce l’Istat insieme ai dati pubblicati nel report sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie, senza aiuti al reddito sarebbe stata anche peggiore.

Le cifre parlano da sé. L’anno scorso s’è acuita la differenza di reddito tra gli italiani: in pratica il reddito dei più abbienti è 5,8 volte quello delle famiglie in difficoltà. Un solo decimale di differenza si registra rispetto al 2020 quando il rapporto era di 5,7. Se i dati fossero considerati al netto delle misure di sostegno al reddito, però, il differenziale tra poveri e ricchi salirebbe addirittura al 6,9. Ma non è tutto. allargando l’orizzonte temporale, infatti, emerge che dal 2007 a oggi le famiglie hanno perduto il 6,2% dei loro redditi. I numeri hanno fatto infuriare i consumatori Unc secondo cui si tratta di cifre “drammatiche, indegne di un Paese civile”.

Ma il peggio, a quanto pare, deve ancora venire. La crisi energetica esplosa quest’anno sta stravolgendo la vita quotidiana delle famiglie. Tutti i prezzi sono alle stelle mentre i salari non si muovono e la pressione fiscale resta altissima (42,4%). Un cocktail micidiale. Il primo ingrediente è l’inflazione che, secondo la Cgia, mangerà i risparmi delle famiglie per un ammontare complessivo pari ad almeno 92 miliardi di euro. A pagarne il prezzo, saranno per prime le grandi aree metropolitane. A partire da Roma (le stime parlano di 7,42 miliardi in fumo), poi Milano (7,39), Torino (3.85) e Napoli (3,3). L’analisi di Cgia è sostanzialmente confermata da quella dell’ufficio studi di Confcommercio secondo cui, per pagare le bollette, gli italiani perderanno ben 12 miliardi di euro in potere d’acquisto. Tradotto nel vissuto di una famiglia media, stando a quanto ha decretato Arera, la spesa per l’elettricità sarà pari a circa 1.322 euro a fronte dei 632 che si pagavano nel 2021. In pratica, la tredicesima se ne è già andata via, così. Il problema, però, è che intanto il carrello della spesa è aumentato dell’11,1%. In pratica una “decima” che si paga al rincaro generalizzato dei costi dell’energia. E che grava sulle famiglie.

Il secondo elemento riguarda la sostanziale stagnazione dei salari. L’Istat, in un altro rapporto, aveva affermato che a luglio s’era registrato un aumento delle retribuzioni (1.2%) che però è stato letteralmente polverizzato dallo scatto dell’inflazione che ha portato il Nic, l’indice dei prezzi al consumo, a salire del 7,9 per cento. Uno scarto di oltre sei punti percentuali, pari a un’ecatombe. I bonus emessi dal governo hanno dato ossigeno alle tasche esauste dei cittadini, insieme al reddito di cittadinanza. Il Ceo di Intesa San Paolo, Carlo Messina, manda dunque un messaggio a Meloni e al centrodestra: “Abbiamo una componente del paese in difficoltà, abbiamo 5 milioni di poveri e altri cinque di working poor, questi 10 milioni di italiani hanno bisogno di essere aiutati. Non si può parlare di togliere strumenti di supporto a chi ha bisogno in questo momento, senza dargliene altri certi, quindi attenzione a slogan che tolgono quello che può rappresentare un elemento di coesione sociale. Oggi – ha concluso Messina intervendo all’assemblea dell’Unione degli industriali di Torino ieri – povertà e disuguaglianza è una priorità assoluta di tutti”.

C’è poco da stare tranquilli: un italiano su quattro è a rischio povertà. Nel 2021, il 25,4% della popolazione ha vissuto una situazione di esclusione sociale e i numeri riferiscono che il trend è stabile fin dal 2019. In pratica, la pandemia ha stabilizzato una situazione negativa. Che, secondo quanto riferisce l’Istat insieme ai dati pubblicati nel report sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie, senza aiuti al reddito sarebbe stata anche peggiore.

Le cifre parlano da sé. L’anno scorso s’è acuita la differenza di reddito tra gli italiani: in pratica il reddito dei più abbienti è 5,8 volte quello delle famiglie in difficoltà. Un solo decimale di differenza si registra rispetto al 2020 quando il rapporto era di 5,7. Se i dati fossero considerati al netto delle misure di sostegno al reddito, però, il differenziale tra poveri e ricchi salirebbe addirittura al 6,9. Ma non è tutto. allargando l’orizzonte temporale, infatti, emerge che dal 2007 a oggi le famiglie hanno perduto il 6,2% dei loro redditi. I numeri hanno fatto infuriare i consumatori Unc secondo cui si tratta di cifre “drammatiche, indegne di un Paese civile”.

Ma il peggio, a quanto pare, deve ancora venire. La crisi energetica esplosa quest’anno sta stravolgendo la vita quotidiana delle famiglie. Tutti i prezzi sono alle stelle mentre i salari non si muovono e la pressione fiscale resta altissima (42,4%). Un cocktail micidiale. Il primo ingrediente è l’inflazione che, secondo la Cgia, mangerà i risparmi delle famiglie per un ammontare complessivo pari ad almeno 92 miliardi di euro. A pagarne il prezzo, saranno per prime le grandi aree metropolitane. A partire da Roma (le stime parlano di 7,42 miliardi in fumo), poi Milano (7,39), Torino (3.85) e Napoli (3,3). L’analisi di Cgia è sostanzialmente confermata da quella dell’ufficio studi di Confcommercio secondo cui, per pagare le bollette, gli italiani perderanno ben 12 miliardi di euro in potere d’acquisto. Tradotto nel vissuto di una famiglia media, stando a quanto ha decretato Arera, la spesa per l’elettricità sarà pari a circa 1.322 euro a fronte dei 632 che si pagavano nel 2021. In pratica, la tredicesima se ne è già andata via, così. Il problema, però, è che intanto il carrello della spesa è aumentato dell’11,1%. In pratica una “decima” che si paga al rincaro generalizzato dei costi dell’energia. E che grava sulle famiglie.

Il secondo elemento riguarda la sostanziale stagnazione dei salari. L’Istat, in un altro rapporto, aveva affermato che a luglio s’era registrato un aumento delle retribuzioni (1.2%) che però è stato letteralmente polverizzato dallo scatto dell’inflazione che ha portato il Nic, l’indice dei prezzi al consumo, a salire del 7,9 per cento. Uno scarto di oltre sei punti percentuali, pari a un’ecatombe. I bonus emessi dal governo hanno dato ossigeno alle tasche esauste dei cittadini, insieme al reddito di cittadinanza. Il Ceo di Intesa San Paolo, Carlo Messina, manda dunque un messaggio a Meloni e al centrodestra: “Abbiamo una componente del paese in difficoltà, abbiamo 5 milioni di poveri e altri cinque di working poor, questi 10 milioni di italiani hanno bisogno di essere aiutati. Non si può parlare di togliere strumenti di supporto a chi ha bisogno in questo momento, senza dargliene altri certi, quindi attenzione a slogan che tolgono quello che può rappresentare un elemento di coesione sociale. Oggi – ha concluso Messina intervendo all’assemblea dell’Unione degli industriali di Torino ieri – povertà e disuguaglianza è una priorità assoluta di tutti”.

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