24 maggio 1915: inizia la marcia dei fanti d’Italia

L’autore è un napoletano doc, Ermete Gaeta, noto al grande pubblico con lo pseudonimo di E.A.Mario.

La sua storia, che si intreccia con quella del Paese in un periodo difficilissimo come quello della Grande Guerra, è forse emblematica di un modo di essere e di pensare che oggi sembra passato di moda ma che allora era più diffuso ed apprezzato. Quello di chi, nella propria scala di valori, inseriva tra i primi la Patria.

Vale la pena, a dimostrazione di quanto affermato, citare alcuni emblematici episodi della sua vita di uomo del popolo, proveniente da una famiglia umile ma dignitosa. Un uomo che, impiegato alle Poste, contemporaneamente componeva musica da autodidatta e scriveva testi di altissimo valore.

Testi come appunto quello di “La leggenda del Piave”, che viene suonato ancora oggi in momenti di particolare significato. Un esempio? Il recente arrivo, alla Stazione Termini lo scorso 2 novembre, del treno commemorativo del Centenario del Milite Ignoto. A cantare il brano, sulla banchina, gente di tutte le età.

Gente che magari, presa dalla frenesia della quotidianità contemporanea, ha poca possibilità di approfondire la storia d’Italia e i momenti particolarmente significativi della stessa. Come, indiscutibilmente, il 24 maggio 1915: ovvero il giorno in cui il Paese entrò in un conflitto che avrebbe portato migliaia di morti. Ma anche, tra le altre cose, la riconquista di Trento e Trieste. E una duplice vittoria: la prima, militare, sul terreno. Mirabilmente condensata nel bollettino del maresciallo Armando Diaz. La seconda, forse ancora più importante, esistenziale: è condividendo fatica e fango delle trincee, infatti, che l’Italia da somma di singole unità geografiche divenne Nazione.

L’autore è un napoletano doc, Ermete Gaeta, noto al grande pubblico con lo pseudonimo di E.A.Mario.

La sua storia, che si intreccia con quella del Paese in un periodo difficilissimo come quello della Grande Guerra, è forse emblematica di un modo di essere e di pensare che oggi sembra passato di moda ma che allora era più diffuso ed apprezzato. Quello di chi, nella propria scala di valori, inseriva tra i primi la Patria.

Vale la pena, a dimostrazione di quanto affermato, citare alcuni emblematici episodi della sua vita di uomo del popolo, proveniente da una famiglia umile ma dignitosa. Un uomo che, impiegato alle Poste, contemporaneamente componeva musica da autodidatta e scriveva testi di altissimo valore.

Testi come appunto quello di “La leggenda del Piave”, che viene suonato ancora oggi in momenti di particolare significato. Un esempio? Il recente arrivo, alla Stazione Termini lo scorso 2 novembre, del treno commemorativo del Centenario del Milite Ignoto. A cantare il brano, sulla banchina, gente di tutte le età.

Gente che magari, presa dalla frenesia della quotidianità contemporanea, ha poca possibilità di approfondire la storia d’Italia e i momenti particolarmente significativi della stessa. Come, indiscutibilmente, il 24 maggio 1915: ovvero il giorno in cui il Paese entrò in un conflitto che avrebbe portato migliaia di morti. Ma anche, tra le altre cose, la riconquista di Trento e Trieste. E una duplice vittoria: la prima, militare, sul terreno. Mirabilmente condensata nel bollettino del maresciallo Armando Diaz. La seconda, forse ancora più importante, esistenziale: è condividendo fatica e fango delle trincee, infatti, che l’Italia da somma di singole unità geografiche divenne Nazione.

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