Italia in guerra informatica. L’esperto: “Fare copia dei dati off line”

Ancora fumano le ceneri dell’ultimo di una serie di attacchi informatici subiti dall’Italia. Dopo che la settimana scorsa un collettivo di hacker filorussi che si fa chiamare Killnet ha abbattuto come birilli i siti di Senato e Difesa, Scuola alti studi di Lucca, Istituto superiore di sanità, Infomedix (società al servizio delle aziende) e Aci, questa settimana è stato il turno del sito della Polizia di Stato. Il quale risulterebbe ancora inaccessibile dall’estero.

Mentre la “contraerea informatica” italiana è ancora al lavoro per riparare i danni occorsi, ieri nel corso della riunione del Comitato Interministeriale per la Cybersicurezza presieduto dal presidente del Consiglio Mario Draghi, è stata approvata la Strategia nazionale di cybersicurezza (2022-2026) e l’annesso Piano di implementazione. I due documenti mirano al rafforzamento “della resilienza” nella transizione digitale del sistema Paese; il conseguimento dell’autonomia strategica nella dimensione cibernetica; l’anticipazione dell’evoluzione della minaccia cyber; la gestione di crisi cibernetiche; il contrasto della disinformazione online. Nel corso della riunione, inoltre, il Comitato Interministeriale per la Cybersicurezza ha anche approvato lo schema di Dpcm in materia di Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Nei giorni scorsi, a seguito degli attacchi, l’Agenzia per la Cybersicurezza aveva invitato tutti gli operatori di infrastrutture digitali nazionali ad adottare “una postura di massima sicurezza cibernetica”. Per Umberto Rapetto, esperto di sicurezza informatica e direttore di Infosec, docente universitario, già generale della Guardia di Finanza a capo di diverse indagini, questa raccomandazione non basta. “Dobbiamo temere”, avverte in un’intervista all’AgenSir. “Occorre fare copia di tutti i dati off line. Se ci fosse mai una ‘apocalisse digitale’ avremmo almeno una base da cui partire. Teniamo conto che i russi hanno già attaccato Nvidia (azienda tecnologica degli Stati Uniti, ndr) produttore di microprocessori”. Il consiglio vale per tutti: professionisti ma anche chi fa un utilizzo domestico del pc. “Meglio tenere gli occhi aperti, investire in supporti esterni ed evitare di salvare sul cloud”. Nonostante la digitalizzazione galoppante, dunque, l’invito è a rivalutare la materia fisica.

Ancora fumano le ceneri dell’ultimo di una serie di attacchi informatici subiti dall’Italia. Dopo che la settimana scorsa un collettivo di hacker filorussi che si fa chiamare Killnet ha abbattuto come birilli i siti di Senato e Difesa, Scuola alti studi di Lucca, Istituto superiore di sanità, Infomedix (società al servizio delle aziende) e Aci, questa settimana è stato il turno del sito della Polizia di Stato. Il quale risulterebbe ancora inaccessibile dall’estero.

Mentre la “contraerea informatica” italiana è ancora al lavoro per riparare i danni occorsi, ieri nel corso della riunione del Comitato Interministeriale per la Cybersicurezza presieduto dal presidente del Consiglio Mario Draghi, è stata approvata la Strategia nazionale di cybersicurezza (2022-2026) e l’annesso Piano di implementazione. I due documenti mirano al rafforzamento “della resilienza” nella transizione digitale del sistema Paese; il conseguimento dell’autonomia strategica nella dimensione cibernetica; l’anticipazione dell’evoluzione della minaccia cyber; la gestione di crisi cibernetiche; il contrasto della disinformazione online. Nel corso della riunione, inoltre, il Comitato Interministeriale per la Cybersicurezza ha anche approvato lo schema di Dpcm in materia di Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Nei giorni scorsi, a seguito degli attacchi, l’Agenzia per la Cybersicurezza aveva invitato tutti gli operatori di infrastrutture digitali nazionali ad adottare “una postura di massima sicurezza cibernetica”. Per Umberto Rapetto, esperto di sicurezza informatica e direttore di Infosec, docente universitario, già generale della Guardia di Finanza a capo di diverse indagini, questa raccomandazione non basta. “Dobbiamo temere”, avverte in un’intervista all’AgenSir. “Occorre fare copia di tutti i dati off line. Se ci fosse mai una ‘apocalisse digitale’ avremmo almeno una base da cui partire. Teniamo conto che i russi hanno già attaccato Nvidia (azienda tecnologica degli Stati Uniti, ndr) produttore di microprocessori”. Il consiglio vale per tutti: professionisti ma anche chi fa un utilizzo domestico del pc. “Meglio tenere gli occhi aperti, investire in supporti esterni ed evitare di salvare sul cloud”. Nonostante la digitalizzazione galoppante, dunque, l’invito è a rivalutare la materia fisica.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli