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Giustizia

Il confronto per il referendum ed il silenzio sulla giustizia civile

di Francesco Da Riva Grechi -


Suona un po’ strano che da una parte del confronto sul referendum che deciderà la separazione delle carriere dei magistrati ci siano in campo anche questi ultimi. Si parla dei magistrati e dunque è legittimo, intendiamoci, ma c’è un però … Si tratta di prospettiva. C’è chi vede i magistrati come arbitri imparziali che applicano le regole e c’è chi – loro stessi, principalmente – li vede come creatori delle stesse leggi. È un po’ come se gli arbitri di calcio pensassero a discutere se mantenere o cambiare, o addirittura abrogare, il fuorigioco, invece di limitarsi a decidere sul campo insieme ai guardalinee.

Diritto giurisprudenziale e settore civile

Nel campo civilistico, il c.d. diritto giurisprudenziale ha segnato un grande cammino di civiltà e di ampliamento del catalogo dei diritti azionabili, tutelabili e riconoscibili davanti ad un giudice. Anche qui si sono prospettati degli abusi e c’è stata una reazione nel ceto accademico contro gli eccessi della “giurisprudenza creativa” e tutto è rientrato, il problema grave rimanendo, appunto nel settore civile, quello delle inefficienze e dei tempi eccessivamente lunghi.

Il ruolo delle Procure nel sistema penale

Il diritto giurisprudenziale in campo penale ha sovvertito invece in pratica il sistema. Essendo basato sull’obbligatorietà dell’azione penale, sacrosanto principio di civiltà, salvo a vedere come applicato, il sistema penale funziona grazie all’impulso delle Procure della Repubblica, che nel settore civile non hanno alcun rilievo. Le nostre Procure hanno assunto nel tempo un ruolo di supplenza che ha abbracciato tutti i campi dei pubblici poteri, dapprima le pubbliche amministrazioni e successivamente il potere politico vero e proprio.

Confusione dei ruoli e necessità di riforma

La confusione dei ruoli, come evidenziato anche dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è diventata la regola. Questo è inaccettabile. La separazione delle carriere deve essere un rimedio anche contro la creatività delle Procure della Repubblica nell’elaborazione delle ipotesi di reato, nell’incardinazione di processi che non hanno come destino la condanna degli imputati, l’invenzione di sistemi accusatori buoni solo nel famigerato campo del processo mediatico, dove tutto può succedere e le decisioni si prendono sui media, a discapito di qualsiasi garanzia per le persone coinvolte.

Separazione dei Consigli e superamento della confusione dei poteri

Se lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura si occupa dei magistrati giudicanti civili e penali, da un lato, ed un altro Consiglio si occupa solo dei magistrati penali requirenti, d’altro lato, questo potrà solo agevolare l’uscita dalla grave confusione di ruoli ma, anche e soprattutto, di poteri, nella quale ci troviamo oggi dopo l’esaltazione del diritto giurisprudenziale iniziata negli anni ’60 del secolo scorso nel settore dei diritti civili.

Principi del diritto penale e ruolo delle Procure

Le differenze rispetto al settore penale devono tornare a marcarsi. Principi come quello di legalità, tipicità, tassatività, offensività, antigiuridicità, colpevolezza, causalità penale devono valere a differenziare l’operato della magistratura nel settore penalistico proprio perché l’impulso processuale si origina e si sviluppa in seno ad organi tanto potenti come quelli delle nostre Procure della Repubblica, che fin dal momento della registrazione della notizia di reato devono agire con il massimo scrupolo e la più prudente cautela. Del tutto diversi i problemi dei giudicanti, soprattutto nel settore civile.

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