Oltre i grandi eventi: Sport e Periferie come banco di prova delle politiche sportive
Lo sport lontano dai riflettori: la vera partita per il futuro
Mentre l’attenzione mediatica è catturata dalle polemiche legate ad alcune opinabili scelte riconducibili ai vertici di Milano Cortina 2026, una delle partite più concrete per il futuro dello sport italiano si gioca lontano dai riflettori: quella del bando “Sport e Periferie 2025” e della recente graduatoria dei Comuni ammessi ai contributi per l’impiantistica sportiva di base. Nelle scorse settimane, con la selezione dei progetti destinati alla riqualificazione e alla realizzazione di nuovi impianti, si è conclusa una fase cruciale delle politiche sportive territoriali. Un passaggio che va ben oltre la dimensione tecnica, perché restituisce una fotografia nitida del sistema sportivo nazionale: fragile nelle strutture, diseguale nei territori, ma ancora capace di esprimere una domanda forte di sport come servizio pubblico.
Un sistema impiantistico fragile e diseguale
L’elevato numero di candidature presentate conferma un dato strutturale: l’impiantistica sportiva italiana è spesso obsoleta e insufficiente, soprattutto nelle periferie urbane e nei comuni medio-piccoli. Palestre scolastiche inagibili, campi non omologabili e centri sportivi chiusi da anni limitano l’accesso alla pratica sportiva e accentuano disuguaglianze sociali. La pubblicazione della graduatoria in questi giorni riporta al centro una verità spesso rimossa: lo sport non è solo competizione di vertice o vetrina internazionale, ma infrastruttura sociale. Investire su palestre, campi e spazi di aggregazione significa incidere direttamente su salute pubblica, inclusione, prevenzione del disagio giovanile e coesione comunitaria.
Le criticità attuative e il rischio delle risorse sulla carta
Accanto alle opportunità, restano tuttavia criticità note. L’esperienza degli ultimi anni insegna che, tra l’approvazione dei progetti e l’apertura dei cantieri, potrebbero trascorrere anche tempi lunghi a causa di complessità amministrative, carenze progettuali e aumenti dei costi: senza una forte capacità di “accompagnamento”, il rischio è che le risorse restino sulla carta, alimentando sfiducia nei confronti delle politiche pubbliche.
Il Piano straordinario e il nuovo paradigma dello sport sociale
In questo quadro si inserisce il Piano straordinario per i territori ad alta vulnerabilità sociale, promosso dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che rappresenta un cambio di paradigma rilevante. Con una dotazione pluriennale e una governance multilivello, il Piano riconosce allo sport un ruolo strutturale nei processi di rigenerazione urbana, superando la logica episodica dei singoli bandi. In questo contesto la collaborazione con Sport e Salute e Invitalia rafforza la qualità attuativa e introduce un modello integrato che connette infrastrutture materiali e impatto sociale.
La vera sfida politica, oggi, è dare continuità e coerenza a questi strumenti: non basta finanziare, occorre costruire una strategia nazionale che consideri lo sport come leva di sviluppo territoriale e bene comune. In un Paese segnato da profonde disuguaglianze, la credibilità delle politiche sportive non si misura solo nelle cerimonie o nei grandi eventi internazionali, ma anche e soprattutto nella capacità di trasformare campetti di periferia e palestre di provincia in luoghi di opportunità. Il bando “Sport e Periferie” testimonia che la vera eredità sportiva si costruisce nei quartieri, nei piccoli comuni, nei luoghi dove lo sport non fa notizia ma fa società.
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