Donald Trump ha dettato tempi e modi all’Europa sulla Groenlandia, chiedendo dal palco del World Economic Forum di Davos, la cui agenda tradizionale è stata completamente stravolta, “negoziati immediati” per l’acquisizione dell’isola artica da parte degli Stati Uniti, con l’avvertimento che un rifiuto avrebbe conseguenze politiche ed economiche. Escluso il ricorso all’opzione militare, almeno per il momento, per raggiungere l’obiettivo ritenuto vitale per la sicurezza strategica statunitense. La porta del dialogo, dunque, resta aperta, salvo “cause di forza maggiore”, leggasi insindacabili valutazioni trumpiane, collegate al suo corollario alla “dottrina Monroe”.
Trump ha garantito che non userà la forza
“Non devo usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza”, ha dichiarato il presidente degli Usa, senza però fare alcun dietrofront rispetto ai dazi aggiuntivi al 10% minacciati contro gli otto Paesi europei che nei giorni scorsi hanno inviato risibili contingenti militari sul territorio groenlandese.
Nel suo intervento, il tycoon non ha risparmiato stoccate alla Nato e all’Europa, i cui leader sarebbero “irriconoscenti” nei confronti degli Stati Uniti e del peso economico finora sostenuto da Washington per garantire la sicurezza degli alleati. “Ciao Mark! Non chiediamo nulla in cambio”, tranne una cosa: “un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”, ha detto Trump, rivolgendosi al segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, seduto tra il pubblico.
La strategia del presidente degli Stati Uniti
Il capo della Casa Bianca ha alternato passaggi in cui ha “sminuito” strumentalmente il territorio autonomo danese ad altri in cui ha esaltato il suo ruolo nella nuova architettura di sicurezza mondiale concertata con i suoi uomini. Il “territorio freddo e in una posizione scomoda” che “può giocare un ruolo cruciale per la pace mondiale”, non è un ossimoro, ma un pezzo della strategia americana, robusta anche sul piano comunicativo. Non è un mistero che Donald Trump miri a realizzare nell’Artico l’enorme scudo spaziale denominato “Golden Dome”.
Al Wef in Svizzera, gli altri attori sono sembrati comparse e gli argomenti rimanenti sono retrocessi al rango di temi residuali. Anche l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, atteso per oggi, è finito tra i titoli di coda.
Le pretese di Washington sulla Groenlandia
Gli Stati Uniti sostengono che in base ai trattati con la Danimarca degli anni 40 e 50, riconfermati successivamente (anni 2000), la presenza militare a stelle e strisce in Groenlandia sia legale, mentre quella delle altre potenze illegale senza il loro avallo. A supporto di questa tesi, vengono richiamati gli accordi del 1941, quello del 1951 e quello del 2004, firmato a Igaliku, che modifica e integra formalmente quello precedente.
L’Ue è ferma al palo
L’Ue si sta muovendo in maniera disordinata e confusa, imbracciando armi spuntate. La discussione sull’eventuale attivazione dello strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka economico” in mano all’Unione, si svolgerà lunedì in Commissione commercio estero (Inta) del Parlamento europeo. Ad annunciarlo è stato l’eurodeputato tedesco Bernd Lange (S&D), relatore del dossier inerente all’accordo commerciale Ue-Usa, nel corso della conferenza stampa in cui ha comunicato la decisione di sospenderne la ratifica “finché non ci sarà chiarezza sulla Groenlandia e sulle minacce” di Trump.
La possibile via d’uscita
Sull’isola contesa sarebbe preferibile per Bruxelles individuare una soluzione negoziata e muoversi in maniera chiara e compatta, senza passare dall’accondiscendenza totale alla pretesa di ingaggiare duelli muscolari con la superpotenza statunitense. Fare di Nuuk il simbolo di scontro geopolitico, sarebbe un errore grossolano nell’attuale contesto globale. Più conveniente sarebbe concepire la questione come un tassello di un mosaico più ampio di cooperazione strutturata su investimenti e sicurezza, senza mettere in discussione la sovranità danese e le necessità della popolazione locale.
Agli Stati Uniti non serve “comprare” la Groenlandia o arrivare a strappi. L’amministrazione repubblicana punta al controllo funzionale delle risorse critiche e dell’intelaiatura di sicurezza dell’Artico: minerali fondamentali per le filiere energetiche e della difesa, con infrastrutture avanzate sul fianco nord dell’Atlantico.