L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Tra Confcommercio e consumatori è battaglia del carrello

La Confederazione: "In Europa rincari più alti per la spesa", le sigle: "Confronto ingannevole"

di Cristiana Flaminio -


Tra Confcommercio e consumatori scoppia la battaglia del carrello. L’Ufficio studi della Confederazione ammette i rincari, abnormi, che hanno interessato il comparto alimentare. Ma li contestualizza ai trend europei. Detta in parole povere, secondo gli analisti, in Italia far la spesa è diventata un’impresa per le famiglie ma nel vecchio continente i rincari registrati nel nostro Paese non sono i più pesanti. C’è chi è andato peggio di noi. A cominciare dalla Germania. Dove il livello medio dei prezzi degli alimentari e, più in generale, dei prodotti ad alta frequenza di consumo è schizzato letteralmente verso l’alto dall’era preCovid a oggi.

La battaglia del carrello

I numeri sciorinati dall’Ufficio studi di Confcommercio riferiscono che, in Italia, dal 2019 a oggi, i prezzi della spesa sono saliti del 30,1%. Poco meno di un terzo. Un rincaro pesante. Ma non quanto la mazzata che, invece, è piovuta tra capo e collo dei consumatori tedeschi. Dove le famiglie per far la spesa debbono scucire fino al 41,9% rispetto a sei anni fa. Male, malissimo, pure in Spagna. Qui i rincari degli alimentari sarebbero nell’ordine del 40,5%. Un po’ meglio che da noi è andata in Francia. Dove gli aumenti che riguardano la spesa al supermercato sarebbero nell’ordine del 28,5%.

“Verificherà l’Antitrust”

Il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella ha sentenziato: “L’inflazione è stata domata dal sistema produzione-trasformazione-ingrosso-distribuzione al dettaglio che ha funzionato e funziona perfettamente. Se poi ci sono intese collusive o distorsioni lo scoprirà l’Antitrust a cui va tutto il nostro sostegno e la nostra disponibilità”. Come noto, infatti, l’Agcm ha aperto nelle scorse settimane un faro sugli aumenti della spesa: “I numeri ci dicono che in assoluto e in confronto con l’area euro la nostra inflazione non è stata difforme né come livello né come dinamica di rientro. Noi oggi siamo sotto la media sia come inflazione generale che come inflazione core: chiudiamo il 2025 all’1,7%, sotto il target adottato da tutte le banche centrali dei paesi avanzati e la nostra proiezione per il 2026 è di chiudere in media all’1,2% o addirittura meno”, ha concluso.

Codacons a valanga

L’analisi di Confcommercio, però, non è piaciuta per niente alle associazioni dei consumatori. Che hanno replicato con durezza ai numeri dell’Ufficio Studi. È la battaglia del carrello, appunto. Il Codacons accusa la Confederazione di aver provato a mettere in campo “un tentativo maldestro di negare la realtà che è sotto gli occhi di tutti”. E segna gli errori: “Affermare che all’estero i listini dei generi alimentari sono saliti in modo più sostenuto rispetto all’Italia, senza considerare tutte le altre variabili economiche che caratterizzano ogni Paese, è sbagliato e fuorviante”. Il riferimento è chiaramente al reddito disponibile per le famiglie e alle retribuzioni: “Confcommercio dimentica di specificare che nel periodo 2010-2024 il reddito reale disponibile delle famiglie, secondo Eurostat, è salito in Germania del +17%, in Francia del +12%, in Spagna del +8%, mentre in Italia la crescita dei redditi familiari, nello stesso periodo, si è fermata ad un misero +1%”.

“Confronto ingannevole”

Da che, per Codacons, ne consegue che “in termini reali, all’estero gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari sono risultati inferiori rispetto all’Italia, e i rincari di cibi e bevande hanno avuto un impatto molto più limitato sulle tasche delle famiglie”. Dura la reazione dell’Unc che col presidente Massimiliano Dona parla di “confronto ingannevole”. Perché “il problema in Italia è il divario tra l’andamento dell’indice generale dei prezzi e quello dei beni alimentari” che, secondo l’Unione dei Consumatori, “da ottobre 2021 a ottobre 2025 è pari a quasi otto punti”.

“Ma gli italiani hanno già tagliato la spesa”

Critiche sono giunte pure da Assoutenti che ha ricordato all’Ufficio Studi di Confcommercio che “i maxi rincari nel settore alimentare hanno portato a profonde modifiche nelle abitudini degli italiani, al punto che una famiglia su tre è stata costretta nell’ultimo anno a tagliare la spesa per cibi e bevande”. Ma non basta: “Da ottobre 2021 ad ottobre 2025 le vendite alimentari nel nostro Paese sono crollate in volume del -7,8%, ma nello stesso periodo i prezzi di cibi e bevande sono saliti di quasi il 25%, situazione che non ha eguali in Europa – ha spiegato il presidente Gabriele Melluso – La costante crescita dei listini al dettaglio nel comparto alimentare ha portato ad una situazione paradossale: le famiglie italiane spendono sempre di più per un carrello sempre più vuoto”. Insomma, la battaglia del carrello è iniziata. Tra cifre e numeri, analisi e confronti, resta una sola realtà. Far la spesa, qui in Italia, è diventato impossibile.


Torna alle notizie in home