L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Negoziati Ucraina-Russia: passi in avanti, ma resta il nodo dei territori

Mosca però esclude pause nei combattimenti

di Ernesto Ferrante -


Le posizioni ucraine e russe “divergono” ancora su punti chiave. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato l’esistenza di ostacoli da superare, dopo due giorni di colloqui “difficili” a Ginevra. La strada da percorrere per porre fine alla guerra in Ucraina, non è breve. “Vediamo che è stato svolto un lavoro preparatorio, ma per ora le posizioni divergono” sulle questioni “delicate” dei territori e della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ha dichiarato Zelensky, dopo aver ricevuto un resoconto dalla sua delegazione.

Le trattative e i punti di incontro

Le discussioni si sono svolte all’interno di due gruppi di lavoro: uno riguardante gli aspetti politici della risoluzione del conflitto, l’altro quelli militari. Per quanto riguarda quest’ultimo versante, il leader ucraino ha precisato che le due parti hanno concordato “praticamente tutti i punti” per l’attuazione e il monitoraggio di un potenziale cessate il fuoco con la partecipazione degli americani, definita “un segnale positivo”. La tregua richiederebbe innanzitutto una “volontà politica” condivisa, che al momento sembra ben lontana dall’essere raggiunta.

La posizione della Russia e il Donbass

Come sapete, le trattative sono durate due giorni, un periodo molto lungo ieri, in vari formati, e anche oggi circa due ore”, ha detto Vladimir Medinsky, capo della delegazione russa e assistente presidenziale. I negoziati “sono stati difficili, ma professionali”, ha aggiunto Medinsky, come riporta l’agenzia Tass. La prossima sessione si terrà a breve. Le trattative non avanzano in maniera importante soprattutto sul Donbass, nell’Ucraina orientale: Mosca chiede che le forze ucraine si ritirino dalle aree che ancora controllano nella regione, ma Kiev rifiuta.

L’avvertimento di Zakharova all’Ucraina e ai suoi alleati

Se l’Occidente e gli ucraini pensano che la Russia accetterà una pausa nei combattimenti che servirà all’Ucraina per riarmarsi, è meglio che trovino tali “idioti” a casa loro. Lo ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. “Pensano davvero che la Russia metterà tutto in pausa e starà a guardare il regime di Kiev che si arma? Beh dovranno trovare degli idioti da qualche parte all’interno dei propri confini per attuare tali decisioni”, ha rincarato la dose la portavoce, citata dall’agenzia Ria Novosti, durante un briefing. Riferendosi poi in particolare ai Paesi europei, Zakharova ha sottolineato che “ora dicono che forniranno armi al regime di Kiev, nonostante il corso dei negoziati di pace”, e “questo dimostra che nella loro mente c’è solo una cosa, la continuazione della carneficina”.

Budapest blocca le consegne di gasolio all’Ucraina

Budapest ha deciso di sospendere le consegne di gasolio all’Ucraina. Lo ha fatto sapere via social il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, annunciando che le spedizioni non riprenderanno “finché il transito di petrolio verso l’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba non sarà ripristinato” e accusando Volodymyr Zelensky di aver “deciso di non riavviare il transito di petrolio per motivi politici, mettendo deliberatamente a rischio l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria, mentre noi svolgiamo un ruolo essenziale per la sicurezza energetica dell’Ucraina”. Il riferimento è all’interruzione del flusso di petrolio di origine russa attraverso l’infrastruttura energetica, risalente a fine gennaio e attribuita dagli ucraini a un attacco russo.

Bratislava critica l’atteggiamento degli ucraini

Il governo di Bratislava ha proclamato lo stato di emergenza in relazione alle forniture di petrolio il cui trasporto attraverso l’oleodotto Druzhba è bloccato da più di due settimane, e ha deciso di utilizzare le riserve strategiche di petrolio. A renderlo noto è stato il primo ministro slovacco Robert Fico, citato dall’agenzia di stampa Tasr. Il premier ha ventilato l’ipotesi che dietro lo stop vi siano “ragioni politiche” collegate alle elezioni ungheresi.

È un’enorme pressione su Viktor Orbán, perché conosciamo la chiara posizione del governo ungherese sull’adesione dell’Ucraina all’Ue”, ha proseguito Fico. Secondo Bratislava, “la sezione danneggiata dell’oleodotto citata dal governo ucraino è stata riparata” e “il petrolio russo può continuare a fluire verso la Slovacchia e oltre senza problemi”. “Se il nostro sospetto che si tratti di ricatto politico verrà confermato”, Kiev “perderà gradualmente il nostro sostegno”, ha avvertito il premier, minacciando di azzerare le forniture di energia elettrica all’Ucraina.


Torna alle notizie in home