Intelligenza artificiale, soldi veri: i miliardi pesano per tutti, persino per Huang
Nvidia e OpenAi: i miliardi pesano. Eccome. Anche, se non soprattutto, quando si parla di intelligenza artificiale. La notizia che ieri è rimbalzata dall’America in tutto il mondo è abbastanza eloquente in tal senso, ma il rischio è di fraintenderla. È successo che Nvidia, il colosso mondiale dei chip guidato dal Ceo Jensen Huang, abbia deciso di formalizzare un’offerta da trenta miliardi di dollari nell’ambito del round di finanziamenti in vista della quotazione di OpenAi di Sam Altman.
Nvidia e OpenAi, sicuri che sia mezza rottura?
Antefatto: Huang, seppur atteso, non è andato al gran summit Ai organizzato in India e dove avrebbe incontrato tra gli altri proprio Altman. Gates era assente giustificato (dallo scandalo ingiustificabile legato agli Epstein Files), lui no. Le speculazioni sono state tante. Anche perché erano state addotte vaghe “circostanze impreviste” a motivarne il forfait. Chiacchiere che ieri sono tornate con prepotenza d’attualità. Perché è vero che Nvidia metterà sul tavolo trenta miliardi. Ma avrebbe dovuto investirne cento in un progetto pluriennale. Si tratta, comunque la si guardi, di una sorta di disinvestimento pari al 70 per cento rispetto a quanto promesso. E va sempre considerato che l’assegno di Huang a Nvidia tornerà sostanzialmente indietro in forma di azioni, e va bene, ma soprattutto di chip e forniture.
Perché? Semplice, i soldi pesano a tutti
Ci si scervella ora a tentare di capire la ragione. E la mente finisce per andare sempre là dove non dovrebbe andare: vuoi vedere che l’intelligenza artificiale, alla fine della fiera, altro non sarà che l’ennesima bolla speculativa? Ci sono numeri troppo alti e tante, forse troppe, dichiarazioni di intenti che rimangono sulla carta. Ma che, quando c’è da fare i fatti, si ridimensionano. Come, appunto, l’investimento di Nvidia in OpenAi. Insomma, siamo di nuovo in mezzo al guado costretti a scegliere tra i bear catastrofisti e i bull fin troppo entusiasticamente ottimisti. La verità, al solito, sta nel mezzo (e di sicuro non nei mercati finanziari).
L’Ai non è una bolla (di per sé)
L’intelligenza artificiale farà la rivoluzione ma tanti, troppi, soldi in ballo sarebbero un azzardo per chiunque. Persino per la Silicon Valley, persino per Nvidia. Attualmente, Sam Altman avrebbe raccolto finanziamenti per 730 miliardi di dollari, pari a 670 miliardi di euro. Per farsi un’idea, si tratta della stessa identica somma che tutti gli Stati dell’Unione europea (che sarà pure scalcagnata ma ancora mantiene una certa ricchezza e capacità di spesa) hanno speso per un intero anno (2024 per la precisione) in armamenti e Difesa. Parliamo di cifre folli, assurde. E di un affare, quello dell’Ai, in cui nessuno vuole arrivare secondo, per ovvie ragioni.
Il mondo corre e si muove
Di spazio ce n’è. Il Giappone, per esempio, sacrificherà la linea di austerità per investire (fortissimo) proprio in chip e intelligenza artificiale. L’Italia, con il ministro all’Industria Adolfo Urso, si prepara a invogliare le piccole e medie imprese a svoltare e a puntare sull’Ai. Prima di farlo, però, occorrerebbe spiegare agli imprenditori a cosa serva davvero l’intelligenza artificiale. Perché, detto tra noi, tra video ridanciani sparati a raffica sul web, estenuanti sessioni di chat robotiche e caterve di allarmi (molti fondati, altri un po’ sbilanciati sul marketing apocalittico), chi dovrebbe servirsi dell’Ia non ha ancora capito cosa farsene. Ecco, il punto di svolta è tutto qui. A cosa servirà l’intelligenza artificiale?
Crosetto e il tema della regolamentazione
In Francia, adesso, se ne interessa il Ministero della Difesa che ha annunciato la creazione di un laboratorio congiunto Ai-robotica “che si inserisce nella più ampia strategia nazionale di rafforzamento dell’autonomia tecnologica e della superiorità operativa”. La Cina, in questo settore, è già avanti anni luce. E le dark factories lo dimostrano. Ma il tema, in Europa, è pure un altro. E lo centra il ministro Guido Crosetto: “La regolazione non deve diventare un freno all’innovazione, ma l’innovazione senza governance rischia di erodere fiducia e la fiducia oggi più che mai è ciò che ci potrà permettere di affrontare le difficili sfide che troveremo lungo il nostro cammino”. E sono tante. Dunque, se la tentazione è di “rottamare” l’Ai perché Nvidia ha tagliato del 70% i suoi investimenti in OpenAi siamo fuori strada. I miliardi pesano, per tutti. Persino per il più grande produttore mondiale di chip. Ma non significa, per questo, che l’intelligenza artificiale sia una bolla.