La deriva dei minori? In Rete e sui social
Il confine tra realtà e finzione è stato spazzato via: l'elmetto, la videocamera e la diretta streaming trasformano il crimine in una prestazione visiva
La scuola Giovanni Verga a Centocelle
La deriva dei minori in Rete: nessun grido di protesta, nessuna rissa da strada, nessuna contesa tra bande di quartiere per il controllo dello spaccio. Il bagno della scuola media Giovanni Verga di Centocelle, periferia est di Roma, si è trasformato giorni fa nel camerino di una messa in scena premeditata.
I fatti di Centocelle
Un tredicenne si infila guanti tattici, indossa occhiali da softair e si allaccia sulla testa un elmetto da bicicletta con uno smartphone integrato. Nella fondina d’ordinanza digitale, spray al peperoncino e due coltelli da sub acquistati online usando la carta di credito della madre.
Prima di varcare la soglia dell’aula e scagliarsi contro la sua professoressa, il ragazzino digita un avvertimento agghiacciante sulle sue chat: «Guardate il tg dopo». La vera svolta d’indagine, arrivata nelle ultime ore, strappa il velo dell’episodio isolato per spalancare un abisso inquietante.
Le indagini
Non il gesto di uno studente risentito ma un’azione pianificata e “eterodiretta” o ispirata da una regia remota. Le verifiche dei carabinieri e della polizia postale hanno accertato che l’aggressione veniva trasmessa in diretta streaming in una stanza virtuale su Telegram.
All’ascolto, almeno quattro utenti anonimi. Uno di loro digitava comandi e messaggi in caratteri cirillici. Gli inquirenti hanno depositato due articolate informative: non solo alla Procura per i Minorenni, ma anche alla Procura ordinaria di Piazzale Clodio.
L’ipotesi di reato è istigazione a commettere reati e violenza privata, con una caccia serrata che punta diretta alla pista straniera e agli istigatori della rete. Dalla cronaca, una nuova messa a fuoco di un fenomeno che l’analisi tradizionale stenta ancora a decifrare.
Un fenomeno crescente
Non ci sono territori da presidiare né piazze d’armi ma stanze buie, ipertrofia digitale e un isolamento domestico in cui si consumano ore d’immersione in forum privi di moderazione. Qui la violenza smette di essere un mezzo e diventa un fine, una moneta da spendere per scalare le gerarchie informali delle sottoculture del web.
L’allarme lanciato dall’Intelligence parla chiaro: c’è un costante e drastico abbassamento dell’età dei soggetti coinvolti nelle attività eversive. Non si parla più di maggiorenni o di tardo-adolescenti.
Le inchieste che hanno portato a perquisizioni e fermi a Milano, Como, Bologna, Pavia e Firenze vedono protagonisti ragazzi tra i 13 e i 17 anni pronti a maneggiare materiale per fabbricare esplosivi o a farsi addestrare online. Ciò che rende questo fenomeno ancora più insidioso è la sua natura ibrida e post-ideologica.
I canali social
Nei canali Telegram e nelle piattaforme frequentate dai giovanissimi non c’è più un’unica matrice politica o religiosa. Si assiste a un cortocircuito in cui simboli neonazisti, propaganda jihadista, fascinazione per il terrorismo accelerazionista e sette sado-nichiliste come il network 764 convivono sullo stesso schermo. A questo si aggiunge l’ossessione per la cosiddetta True Crime Community, l’idolatria per gli stragisti scolastici americani e il mito del “sangue in diretta”. La violenza diventa così una sfida da videogioco.
Una esibizione in cui il giovanissimo viene spinto a compiere l’atto definitivo per ottenere visibilità di fronte a un pubblico di spettatori anonimi e compiacenti. L’accoltellamento di Centocelle mostra che il confine tra realtà e finzione è stato spazzato via: l’elmetto, la videocamera e la diretta streaming trasformano il crimine in una prestazione visiva. Dietro il dramma dentro una scuola romana, la sagoma di una minaccia globale che recluta i suoi soldati direttamente nelle camerette dei nostri figli.
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