L’Europa delle leadership deboli sceglie la strada dell’escalation retorica e militare con la Russia
La linea di Francia e Germania
Francia e Germania, alle prese con problemi di leadership e di debolezza strutturale interna, continuano a promuovere una crescente escalation retorica e militare nei confronti della Russia. L’ultimo segnale è arrivato dal presidente francese Emmanuel Macron. In un messaggio pubblicato su X dopo un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il capo dell’Eliseo ha assicurato che Parigi non cederà “né alle intimidazioni né all’escalation della Russia” e che Mosca “non deve farsi illusioni”, perché “il tempo gioca a suo sfavore”. Macron ha inoltre ribadito il “pieno sostegno” francese all’Ucraina e annunciato nuovi sforzi per rafforzarne le capacità di difesa contro droni e attacchi russi. Parole che si inseriscono in una linea consolidata.
Berlino come Parigi in preda al desiderio dell’elmetto
La Germania sembra seguire lo stesso copione. Durante una rara audizione pubblica davanti alla Commissione parlamentare di controllo del Bundestag, i vertici dell’intelligence tedesca hanno delineato uno scenario estremamente allarmistico. Il presidente del Bnd, Martin Jager, ha sostenuto che la Russia starebbe conducendo una “guerra ombra” contro la Germania e rappresenterebbe la minaccia più concreta per il Paese. Ancora più significativo il passaggio in cui ha avvertito che Berlino potrebbe essere trascinata in un “conflitto violento” con Mosca.
Il quadro fatto dai servizi tedeschi comprende accuse di sabotaggi, campagne di disinformazione e presunte operazioni clandestine attribuite ai russi. Una narrazione finalizzata a consolidare nell’opinione pubblica l’idea di una minaccia permanente e preparare il terreno a un ulteriore rafforzamento militare.
La postura guerrafondaia degli Stati baltici
Nello stesso contesto si inseriscono anche le iniziative dei Paesi baltici. Secondo il Financial Times, l’Estonia sta avvicinando in maniera permanente le proprie forze armate al confine russo e si sta dotando di sistemi capaci di colpire in profondità il territorio confinante.
La teoria di Rutte
Ma a suscitare le maggiori preoccupazioni sono soprattutto le esternazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte. Intervenendo accanto al premier lituano, Rutte ha infatti invitato gli alleati ad attribuire pubblicamente alla Russia la responsabilità di episodi sospetti anche quando non vi siano prove definitive.
Una posizione gravissima e potenzialmente molto pericolosa. In una fase storica caratterizzata da altissima tensione tra potenze nucleari, incoraggiare accuse pubbliche sulla base di convinzioni non completamente accertate, “di quasi sicurezze”, rischia di alimentare una spirale di incomprensioni, provocazioni e rappresaglie politiche sempre più difficile da controllare.
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