Servono 100 gwh per i data center italiani
Ci sono già più di 100 gigawatt di richieste di connessione per quasi seicento progetti di data center in Italia. Per capire l’enormità dei dati snocciolati dall’amministratore delegato di Terna, Pasqualino Monti, bisogna tornare indietro nel tempo. Al 2015, quando internet era diffuso ma non come adesso, e a quando, nel mese di luglio di quell’anno (che fu caldissimo), si registrò uno dei picchi storici del consumo energetico nazionale. E fu pari a “soli” 60,5 gigawattora. Ecco, questa è l’esatta dimensione della vicenda. Né più, né meno. Proprio quando l’energia costa di più, proprio nel momento in cui procurarsene diventa sempre più arduo, a causa di guerre, missili, sanzioni incrociate e veti geopolitici, ne servirebbe tanta, ma tanta, di più.
L’energia del cambiamento (necessario)
Non c’è alcun modo per sottrarsi al grande bivio. Senza l’energia, non c’è digitalizzazione. E senza infrastrutture digitali, rimarremmo tagliati fuori dal mondo. In tutti i sensi. L’annotazione che Monti fa del dato, che pure afferma il grande interesse degli investitori (a cominciare da quelli stranieri, non è per niente peregrina. “Ciò che osserviamo oggi per i data center – ha dichiarato l’ad Terna al Green & Net Zero talk di Rcs Academy – è analogo a quanto accaduto negli ultimi anni per le fonti rinnovabili: le richieste di connessione superano ampiamente la reale capacità di realizzazione dei progetti”.
Ci preoccupiamo per nulla? No
Stiamo correndo a vuoto? Ci preoccupiamo per nulla? No. Più semplicemente, Monti dice che dalla fase progettuale, a quella poi realizzativa, si assisterà a una sorta di scrematura. Che porterà la domanda energetica (per ora solo sulla carta) a quote molto più normali. “Allo stato attuale – ha affermato il manager di Terna -, non vediamo criticità nella capacità della rete di sostenere questo sviluppo”. Ed è una buona notizia. Che, però, non deve far perdere di vista il focus della vicenda. Serve più energia, a prescindere dai dati e dalle richieste ufficiali. “La sfida – secondo Pasqualino Monti – è accompagnare in modo efficiente e graduale la crescita del settore, con soluzioni flessibili e modulari. È così che la rete di trasmissione potrà continuare a sostenere contemporaneamente la trasformazione energetica e quella digitale del Paese”.
L’unica certezza è che serve più energia (e il nucleare)
Il tema, dunque, resta aperto. E da questo dipenderà il futuro dell’Italia. Per questo, considerando i torbidi geopolitici e le evoluzioni non sempre lineari dei mercati dell’energia, una strategia energetica più ampia e varia diventa ormai ineludibile. A cominciare dal nucleare. Se pure non si arrivasse ai 100 gigawattora richiesti adesso, tuttavia crescerà lo stesso la domanda energetica. E da qualche parte, l’energia, occorrerà pure prenderla. Possibilmente, senza farla pagare così tanto come avviene ora. Tanto per le imprese, quanto per le famiglie. Una vera sfida. Per il futuro. Di tutti.
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