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Politica

L’avvertimento di Renzi: “Siamo determinanti per la vittoria del centrosinistra”

“Mi tengono fuori? Corro lo stesso e il 2% minimo lo prendo. Se per caso loro fanno il 41,9 alle feste dell’Unità partono i forconi. Quindi, con noi i conti li devono fare”

di Giuseppe Ariola -


“Il centrosinistra se sta insieme vince”. Ancora ieri, dopo il passaggio di Giorgia Meloni in Senato per le comunicazioni sul prossimo Consiglio Ue, Matteo Renzi è tornato a bomba su quello che è ormai diventato il suo mantra. Probabilmente non a caso, ma in considerazione di più di un elemento. A partire dalla fotografia scattata dai sondaggi sul valore delle forze in campo. Il blocco progressista a tre da solo non va da nessuna parte. Se va bene può sfiorare il 40%. E di certo, per giocarsi la vittoria elettorale non ci si può allargare solamente a un movimento come quello di Onorato che non è stato neanche mai rodato alle urne. Sullo sfondo la riottosità di Giuseppe Conte ad allargare il perimetro dell’alleanza al partito di Renzi, considerato “inaffidabile”.

Il peso del partito di Renzi nel centrosinistra

Poi ci sono le dichiarazioni di Elly Schlein contro una leadership moderata in grado di trainare una formazione di centrosinistra al completo. Un modo per puntellare la sua stessa figura in vista del tentativo di andare all’arrembaggio di Palazzo Chigi. Una corsa che però passerebbe necessariamente per le primarie.
Il frammentato e variegato quadro dell’opposizione rappresenta una tela perfetta per uno come Renzi. Il leader di Italia Viva non si fa scappare l’occasione di pennellare di proprio pugno le imperfezioni e di scegliere anche la cornice. “Mi tengono fuori? Corro lo stesso e il 2% minimo lo prendo. Se per caso loro fanno il 41,9 alle feste dell’Unità partono i forconi. Quindi, con noi i conti li devono fare”, chiarisce con soddisfazione. Poi con il fare tipico di chi si considera determinante dal punto di vista elettorale e, a ragion veduta, politicamente un passo avanti agli altri, sfodera un mezzo coup de théâtre.

Il nodo primarie

“Se restassi fuori dal Parlamento ma li portassi a vincere per me sarebbe il capolavoro più grande”, punzecchia Renzi dilettandosi nello snocciolare la sua strategia per la composizione delle liste di Italia Viva. E garantendo di volersi candidare solo fuori dalla quota del premio di maggioranza, quindi con la necessità di prendere le preferenze per essere rieletto. E anche su questo punzecchia i leader alleati o presunti tali, che ha invitato a fare lo stesso. “Qualcuno ha visto la risposta?”, ironizza. Ma prima delle candidature resta l’incognita legata alla leadership. E quindi alle primarie. “Devono sciogliere il nodo un turno o due turni. Se a uno ha senso siamo tra Conte e Schlein. In questo caso siamo scatenati su Elly”, chiarisce Renzi. Altrimenti il rischio è quello di un “X Factor” al quale parteciperà anche un candidato di Italia Viva.


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