Economia

A conti fatti – Se il Papa scaccia i mercanti anti vita

di Giovanni Vasso -


Le dure, durissime, parole di Papa Francesco agli Stati generali della Natalità che, in senso figurato, “scacciano” dal tempio dell’economia, come dovrebbe essere, i mercanti contro la vita. Il pontefice ha spiegato alla platea di Roma di aver avuto una chiacchiera molto interessante con “uno studioso della demografia”. Che gli ha spiegato che, mentre il mondo, almeno quello occidentale, vive il più rigido inverno demografico e di nascite che la storia recente ricordi, gli ha raccontato come“ in questo momento gli investimenti che danno più reddito sono la fabbrica di armi e gli anticoncettivi”. Per il Papa: “Uno distrugge la vita, l’altro impedisce la vita. E questi sono gli investimenti che danno più reddito, è brutto”. Dietro le parole del pontefice c’è molto di più della presa di posizione del buon parroco. C’è una seria critica al bellicismo che innerva il dibattito pubblico globale, al mondo del lavoro che precarizza i giovani impossibilitati a farsi una famiglia. Un vero “manifesto”.

Gli Stati Uniti scalzano la Cina come primo partner commerciale della Germania di Olaf Scholz. L’America è tornata a essere il primo interlocutore economico per il sistema tedesco. Come ogni indicatore economico, si tratta di un preciso segnale politico. Rottamata la politica della “pace attraverso il commercio” di Angela Merkel che aveva avvicinato Berlino al Dragone, la Germania torna nell’alveo occidentale. E’ l’applicazione più lampante del reshoring, ossia del ritorno in patria (sullo scacchiere geopolitico) di interessi e attività economiche, meglio se strategiche.

Come il Vajont. Un disastro con una componente di stupidità. Ma quest’ultima cosa, il ministro Giancarlo Giorgetti, non l’ha detta. L’avrà lasciata intendere. Quando ha chiuso la porta al Superbonus e ha annunciato che i crediti saranno spalmati su almeno dieci anni. Una scelta che ha fatto infuriare tutti. Dai costruttori fino alle banche, passando per Confindustria. La parola d’ordine è “no alla retroattività” in nome della certezza del diritto “a investire con serenità” per “migliaia di famiglie e di imprese”. Ma i buchi di bilancio non sembrano dare altre soluzioni praticabili al Mef che, ora, va alla guerra.


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