A tutto gas

È accaduto (finalmente) qualcosa che pareva impensabile solo qualche settimana fa. Alle 12.48 di ieri, il prezzo del gas quotato al Ttf di Amsterdam ha abbattuto (in discesa) la soglia dei cento euro al megawattora, stabilizzandosi attorno ai 98 euro. La caduta è proseguita fino al pomeriggio quando il costo è arrivato a oscillare tra i 95 e i 96 euro al Mwh. La corsa verso il ridimensionamento dei prezzi sembra essere appena iniziata. Il potere delle parole sta tutto nell’evocazione: appena l’Europa ha deciso che avrebbe messo mano al tetto del gas, ecco che la speculazione sul mercato delle materie prime energeticheha mollato la presa. Però non bisogna ancora cantare vittoria. Sì, ieri il gas è tornato ai livelli di giugno scorso. Ma c’è ancora tantissima strada da fare se solo si pensa che, ad aprile 2021, il prezzo al megawattora era di appena 20,50 euro.

Ci vorrà tempo. Gli effetti dell’estate più calda di sempre sul fronte del gas saranno lunghi e dolorosi. Perciò non si può, al momento, consegnare già agli archivi la vicenda gas. Innanzitutto per gli effetti che sta sortendo sul tessuto economico europeo. Tra inflazione e impossibilità a pagare, le imprese e le famiglie europee sono stremate. Fu proprio a giugno che il gas sforò per la prima volta i cento euro al Mwh. Ad agosto, i prezzi hanno raggiunto cifre che definire stellari è ancora poco. I picchi sono stati clamorosi. Alla fine di agosto, infatti, le quotazioni avevano sfiorato i 350 euro al Mhw. Poi è accaduto qualcosa. E cioè, s’è iniziato a parlare di price cap. L’andamento dei prezzi è stato oscillante ma si era mantenuto stabilmente attorno ai 200 euro per tutto il mese di settembre. Quindi, a ottobre, è partita la caduta. Che, quando il Consiglio d’Europa ha scelto di iniziare a ragionare di porre un tetto, per quanto temporaneo e mobile, ai costi, è diventata inarrestabile. E ieri, per la prima volta da quattro mesi a questa parte, le quotazioni sono scese sotto i cento euro.

Gli effetti di questa deflazione si riverberanno sulle prossime bollette. Il presidente Nomisma Davide Tabarelli ha spiegato che “smetteranno di aumentare, anzi si prevede una riduzione nei prossimi mesi”. Tuttavia, non bisogna credere che la buriana sia finita e che, dunque, si possa tornare a far finta che nulla sia accaduto. “Dovremmo fare più sistema per l’estrazione del gas e per produrre energia. Vedere di importare il Gnl dal Texas è assurdo, bisognerebbe chiedere all’Olanda alla Norvegia di vederci il gas a più basso prezzo, riconsideriamo la Libia che è piena di gas”. Le insidie, nonostante tutto, restano ad attenderci dietro l’angolo: “Noi stiamo andando verso un razionamento, lo sanno tutti. Possiamo farcela solo se farà caldo ma siamo in inverno”.

Gli industriali restano in attesa. Per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, “la nostra prima aspettativa da parte del nuovo governo è la difesa dell’industria italiana, perchè è una questione di sicurezza nazionale, perchè non si possono mettere a rischio imprese e famiglie”. E dunque ha aggiunto: “Dobbiamo dire che c’è stato un successo politico del presidente Draghi, che ha per l’ennesima volta dimostrato quanto conti l’Italia a livello internazionale. Adesso auspichiamo tutti che questo successo politico si trasformi anche in qualcosa di concreto. Speriamo che nei tavoli tecnici che dovrà portare avanti la Commissione europea i paesi del nord Europa non impantanino di nuovo tutto quanto ha realizzato il presidente Draghi”.

È accaduto (finalmente) qualcosa che pareva impensabile solo qualche settimana fa. Alle 12.48 di ieri, il prezzo del gas quotato al Ttf di Amsterdam ha abbattuto (in discesa) la soglia dei cento euro al megawattora, stabilizzandosi attorno ai 98 euro. La caduta è proseguita fino al pomeriggio quando il costo è arrivato a oscillare tra i 95 e i 96 euro al Mwh. La corsa verso il ridimensionamento dei prezzi sembra essere appena iniziata. Il potere delle parole sta tutto nell’evocazione: appena l’Europa ha deciso che avrebbe messo mano al tetto del gas, ecco che la speculazione sul mercato delle materie prime energeticheha mollato la presa. Però non bisogna ancora cantare vittoria. Sì, ieri il gas è tornato ai livelli di giugno scorso. Ma c’è ancora tantissima strada da fare se solo si pensa che, ad aprile 2021, il prezzo al megawattora era di appena 20,50 euro.

Ci vorrà tempo. Gli effetti dell’estate più calda di sempre sul fronte del gas saranno lunghi e dolorosi. Perciò non si può, al momento, consegnare già agli archivi la vicenda gas. Innanzitutto per gli effetti che sta sortendo sul tessuto economico europeo. Tra inflazione e impossibilità a pagare, le imprese e le famiglie europee sono stremate. Fu proprio a giugno che il gas sforò per la prima volta i cento euro al Mwh. Ad agosto, i prezzi hanno raggiunto cifre che definire stellari è ancora poco. I picchi sono stati clamorosi. Alla fine di agosto, infatti, le quotazioni avevano sfiorato i 350 euro al Mhw. Poi è accaduto qualcosa. E cioè, s’è iniziato a parlare di price cap. L’andamento dei prezzi è stato oscillante ma si era mantenuto stabilmente attorno ai 200 euro per tutto il mese di settembre. Quindi, a ottobre, è partita la caduta. Che, quando il Consiglio d’Europa ha scelto di iniziare a ragionare di porre un tetto, per quanto temporaneo e mobile, ai costi, è diventata inarrestabile. E ieri, per la prima volta da quattro mesi a questa parte, le quotazioni sono scese sotto i cento euro.

Gli effetti di questa deflazione si riverberanno sulle prossime bollette. Il presidente Nomisma Davide Tabarelli ha spiegato che “smetteranno di aumentare, anzi si prevede una riduzione nei prossimi mesi”. Tuttavia, non bisogna credere che la buriana sia finita e che, dunque, si possa tornare a far finta che nulla sia accaduto. “Dovremmo fare più sistema per l’estrazione del gas e per produrre energia. Vedere di importare il Gnl dal Texas è assurdo, bisognerebbe chiedere all’Olanda alla Norvegia di vederci il gas a più basso prezzo, riconsideriamo la Libia che è piena di gas”. Le insidie, nonostante tutto, restano ad attenderci dietro l’angolo: “Noi stiamo andando verso un razionamento, lo sanno tutti. Possiamo farcela solo se farà caldo ma siamo in inverno”.

Gli industriali restano in attesa. Per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, “la nostra prima aspettativa da parte del nuovo governo è la difesa dell’industria italiana, perchè è una questione di sicurezza nazionale, perchè non si possono mettere a rischio imprese e famiglie”. E dunque ha aggiunto: “Dobbiamo dire che c’è stato un successo politico del presidente Draghi, che ha per l’ennesima volta dimostrato quanto conti l’Italia a livello internazionale. Adesso auspichiamo tutti che questo successo politico si trasformi anche in qualcosa di concreto. Speriamo che nei tavoli tecnici che dovrà portare avanti la Commissione europea i paesi del nord Europa non impantanino di nuovo tutto quanto ha realizzato il presidente Draghi”.

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