Abbate, il reporter che aprì il caso: “Così Carminati la fa sempre franca”

“Carminati continuerà a essere libero di circolare. Forse sarà affidato ai servizi sociali”. A dirlo Lirio Abbate, il direttore dell’Espresso, che quand’era inviato di cronaca giudiziaria, sulle colonne del settimanale fondato da Eugenio Scalfari, ha lanciato quel filone che tutti conoscono come “Mafia Capitale”.


Come è nata l’inchiesta?

“Il tutto nasce da un fattore giornalistico, capire chi in quel momento aveva il dominio della città da un punto di vista criminale. Così sono arrivato a Massimo Carminati. Fin dall’inizio, però, non l’ho mai definito un mafioso, ma era semplicemente il capo di un clan. Da qui sono nati i quattro re di Roma e la famosa copertina dell’Espresso”.


Oggi tornano in prigione due dei principali protagonisti di quel mondo. Che effetto le fa?

“Buzzi è tornato in carcere, mentre Carminati è specializzato nell’essere processato e saperne uscire fuori. È un genio nel trovare il modo migliore, tramite i gangli che la giurisprudenza offre, per scontare metà della pena. Nonostante dieci anni di condanna, in cui viene definito un criminale assodato, forse sarà mandato in affidamento ai servizi sociali. Per dirla in breve, continuerà a essere libero di circolare”.


Mafia Capitale è incentrata su sentenze contrapposte. Cosa ne pensa?

“A dodici anni, da quando è iniziato il processo, si è arrivati a un risultato di giustizia. Stiamo parlando di condanne che a Roma, intorno a fatti di corruzione, non si erano mai viste”.

Come cambia la parola “mafia” nel corso degli anni?

“Deve essere declinata a seconda del territorio. Allo stato si parla di metodo mafioso, cioè di un qualcosa che viene utilizzato anche da clan autoctoni per corrompere o ottenere benefici. Tutto ciò a discapito della società e dei cittadini”.

Da molti anni vive sotto scorta, esiste una criminalità in grado di uccidere un giornalista?

“C’è ancora chi ha paura di chi scrive determinate cose. Mi riferisco ai colletti bianchi, a tutto ciò che fa crimine. Chi indaga, oggi ha molti più nemici che cercano di ostacolare o peggio ancora di imbavagliare”. 

“Carminati continuerà a essere libero di circolare. Forse sarà affidato ai servizi sociali”. A dirlo Lirio Abbate, il direttore dell’Espresso, che quand’era inviato di cronaca giudiziaria, sulle colonne del settimanale fondato da Eugenio Scalfari, ha lanciato quel filone che tutti conoscono come “Mafia Capitale”.


Come è nata l’inchiesta?

“Il tutto nasce da un fattore giornalistico, capire chi in quel momento aveva il dominio della città da un punto di vista criminale. Così sono arrivato a Massimo Carminati. Fin dall’inizio, però, non l’ho mai definito un mafioso, ma era semplicemente il capo di un clan. Da qui sono nati i quattro re di Roma e la famosa copertina dell’Espresso”.


Oggi tornano in prigione due dei principali protagonisti di quel mondo. Che effetto le fa?

“Buzzi è tornato in carcere, mentre Carminati è specializzato nell’essere processato e saperne uscire fuori. È un genio nel trovare il modo migliore, tramite i gangli che la giurisprudenza offre, per scontare metà della pena. Nonostante dieci anni di condanna, in cui viene definito un criminale assodato, forse sarà mandato in affidamento ai servizi sociali. Per dirla in breve, continuerà a essere libero di circolare”.


Mafia Capitale è incentrata su sentenze contrapposte. Cosa ne pensa?

“A dodici anni, da quando è iniziato il processo, si è arrivati a un risultato di giustizia. Stiamo parlando di condanne che a Roma, intorno a fatti di corruzione, non si erano mai viste”.

Come cambia la parola “mafia” nel corso degli anni?

“Deve essere declinata a seconda del territorio. Allo stato si parla di metodo mafioso, cioè di un qualcosa che viene utilizzato anche da clan autoctoni per corrompere o ottenere benefici. Tutto ciò a discapito della società e dei cittadini”.

Da molti anni vive sotto scorta, esiste una criminalità in grado di uccidere un giornalista?

“C’è ancora chi ha paura di chi scrive determinate cose. Mi riferisco ai colletti bianchi, a tutto ciò che fa crimine. Chi indaga, oggi ha molti più nemici che cercano di ostacolare o peggio ancora di imbavagliare”. 

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