addii 2022

Il 2022 non è un anno qualunque. Basta osservare l’elenco dei deceduti negli ultimi dodici mesi per capire come sia finita un’epoca. Elisabetta, senza ombra di dubbio, chiude il Novecento. La morte della regina, che qualcuno pensava immortale, l’8 settembre, interrompe la stagione del lusso, della dolce vita, dell’abbondanza, dell’integrazione, quella in cui ogni barriera doveva e poteva essere superata. A parte qualche parentesi negativa, come la pandemia, possiamo parlare dei primi anni duemila come fase “positiva”. È chiaro, quindi, come l’ultimo spiro della monarca, ricordata per charme e ottimismo, segni uno spartiacque. È il segno di un cambiamento che va in direzione opposta. La dipartita di Michail Gorbacev, l’uomo che aveva abbattuto i muri, avvenuta il 30 agosto, era già un monito in tal senso. La fine dell’Urss ormai è un lontano ricordo. Siamo ai tempi di Putin, quelli in cui l’Occidente è di nuovo lontano anni luce dal Cremlino. I guerrafondai americani sono tornati di moda. Sembra quasi rivivere gli anni di Stranger Things, le puntate dove Max cantava “Running Up That Hill” di Kate Bush. Siamo d’altronde, nei giorni, in cui vengono recuperati i grandi cult della musica Usa. La Mercoledì 2.0 di Tim Burton che balla “Goo goo muck” dei The Crumps ne è la prova evidente. Il 2022, però, è anche l’anno in cui lascia questa terra l’ultimo dio del calcio. Dopo Paolo Rossi e Diego Armando Maradona, Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelé, “O’ Rei”, fa la sua ultima magia. Una cosa è certa, quel Leo Messi che si fa mettere la mantellina dagli emiri delle mazzette, pur essendo un talento, non ha nulla a che vedere con quei grandi campioni davanti a cui il mondo intero si inginocchiava. Stiamo parlando d’altronde di chi ha conquistato il cuore del globo per la rovesciata più bella del cinema, ovvero quella contro i nazisti di Hitler. A proposito di grande schermo, possiamo dire che la scomparsa di Monica Vitti, icona indiscussa del cinema nazionale, avvenuta lo scorso 2 febbraio, chiude la magica epoca in cui si poteva conquistare il botteghino senza investire milioni di euro. La musa di Antonioni, solo con la sua semplicità, ha lasciato il segno in un’intera generazione. Nessuno dimenticherà mai il sodalizio con Alberto Sordi, iniziato nella pellicola “Polvere di Stelle” oppure il balletto del varietà “Milleluci”, in cui si esibiva assieme a Raffaella Carrà e Mina. Detto ciò, il modo migliore per affacciarsi al 2023 è ascoltando qualche grande colonna sonora, proprio come quelle dell’intramontabile Vangelis, il compositore greco venuto a mancare lo scorso 17 maggio. Non c’è brano, d’altronde, che trasmette più speranza di quelli del polistrumentista di Agria. È difficile trovare persona che non abbia mai ascoltato “Conquest of paradise” dopo aver baciato la ragazza corteggiata da anni, realizzato un record, effettuato una scoperta o chi non abbia mai pensato a “Chariots of Fire” dopo aver segnato un goal nella partita di calcetto con gli amici. Ecco perché il miglior auspicio è che l’anno che verrà sia un “Himn”, un inno alla vita, alla felicità, al benessere, proprio come il mai dimenticato spot della Barilla e non un susseguirsi di guerre, tragedie e restrizioni varie.

Il 2022 non è un anno qualunque. Basta osservare l’elenco dei deceduti negli ultimi dodici mesi per capire come sia finita un’epoca. Elisabetta, senza ombra di dubbio, chiude il Novecento. La morte della regina, che qualcuno pensava immortale, l’8 settembre, interrompe la stagione del lusso, della dolce vita, dell’abbondanza, dell’integrazione, quella in cui ogni barriera doveva e poteva essere superata. A parte qualche parentesi negativa, come la pandemia, possiamo parlare dei primi anni duemila come fase “positiva”. È chiaro, quindi, come l’ultimo spiro della monarca, ricordata per charme e ottimismo, segni uno spartiacque. È il segno di un cambiamento che va in direzione opposta. La dipartita di Michail Gorbacev, l’uomo che aveva abbattuto i muri, avvenuta il 30 agosto, era già un monito in tal senso. La fine dell’Urss ormai è un lontano ricordo. Siamo ai tempi di Putin, quelli in cui l’Occidente è di nuovo lontano anni luce dal Cremlino. I guerrafondai americani sono tornati di moda. Sembra quasi rivivere gli anni di Stranger Things, le puntate dove Max cantava “Running Up That Hill” di Kate Bush. Siamo d’altronde, nei giorni, in cui vengono recuperati i grandi cult della musica Usa. La Mercoledì 2.0 di Tim Burton che balla “Goo goo muck” dei The Crumps ne è la prova evidente. Il 2022, però, è anche l’anno in cui lascia questa terra l’ultimo dio del calcio. Dopo Paolo Rossi e Diego Armando Maradona, Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelé, “O’ Rei”, fa la sua ultima magia. Una cosa è certa, quel Leo Messi che si fa mettere la mantellina dagli emiri delle mazzette, pur essendo un talento, non ha nulla a che vedere con quei grandi campioni davanti a cui il mondo intero si inginocchiava. Stiamo parlando d’altronde di chi ha conquistato il cuore del globo per la rovesciata più bella del cinema, ovvero quella contro i nazisti di Hitler. A proposito di grande schermo, possiamo dire che la scomparsa di Monica Vitti, icona indiscussa del cinema nazionale, avvenuta lo scorso 2 febbraio, chiude la magica epoca in cui si poteva conquistare il botteghino senza investire milioni di euro. La musa di Antonioni, solo con la sua semplicità, ha lasciato il segno in un’intera generazione. Nessuno dimenticherà mai il sodalizio con Alberto Sordi, iniziato nella pellicola “Polvere di Stelle” oppure il balletto del varietà “Milleluci”, in cui si esibiva assieme a Raffaella Carrà e Mina. Detto ciò, il modo migliore per affacciarsi al 2023 è ascoltando qualche grande colonna sonora, proprio come quelle dell’intramontabile Vangelis, il compositore greco venuto a mancare lo scorso 17 maggio. Non c’è brano, d’altronde, che trasmette più speranza di quelli del polistrumentista di Agria. È difficile trovare persona che non abbia mai ascoltato “Conquest of paradise” dopo aver baciato la ragazza corteggiata da anni, realizzato un record, effettuato una scoperta o chi non abbia mai pensato a “Chariots of Fire” dopo aver segnato un goal nella partita di calcetto con gli amici. Ecco perché il miglior auspicio è che l’anno che verrà sia un “Himn”, un inno alla vita, alla felicità, al benessere, proprio come il mai dimenticato spot della Barilla e non un susseguirsi di guerre, tragedie e restrizioni varie.

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