“Agire subito contro l’inquinamento da plastica nei mari”

Bisogna agire, farlo alla svelta, per salvare il pianeta dal dramma dell’inquinamento da plastiche nei mari. La situazione è gravissima e se pure oggi finissero tutti gli sversamenti, occorrerebbero ancora decenni (se non addirittura secoli o millenni) per ristabilire la situazione delle acque marine e oceaniche nel mondo.

 Eva Alessi, responsabile sostenibilità di WWF Italia ha affermato in una nota:  “Tutti i dati suggeriscono che la contaminazione da plastica dell’oceano sia irreversibile. Una volta dispersi nell’oceano, i rifiuti di plastica sono quasi impossibili da recuperare. Si frammentano costantemente e quindi la concentrazione di micro e nanoplastiche continuerà ad aumentare per decenni. Agire a monte dell’inquinamento da plastica è molto più efficace che ripulire in seguito. Se i governi, il mondo produttivo e la società agiscono all’unisono ora possono limitare la crisi planetaria della plastica”.

Ma per il Wwf la situazione necessita di un approccio globale e totale. La questione non si può risolvere solo affrontandone un aspetto. “Laddove altre minacce come la pesca eccessiva, il riscaldamento globale, l’eutrofizzazione o il trasporto marittimo si sovrappongono agli “hot spots” di inquinamento da plastica, gli impatti negativi sono amplificati. Per le specie già minacciate, alcune delle quali vivono proprio in questi “hot spots”, come le foche monache o i capodogli nel Mediterraneo, l’inquinamento da plastica è un ulteriore fattore di stress che spinge queste popolazioni verso l’estinzione”. E questo sì che, oltre a un peccato, sarebbe un errore madornale per il genere umano. Dal quale non si tornerebbe mai più indietro.

Bisogna agire, farlo alla svelta, per salvare il pianeta dal dramma dell’inquinamento da plastiche nei mari. La situazione è gravissima e se pure oggi finissero tutti gli sversamenti, occorrerebbero ancora decenni (se non addirittura secoli o millenni) per ristabilire la situazione delle acque marine e oceaniche nel mondo.

 Eva Alessi, responsabile sostenibilità di WWF Italia ha affermato in una nota:  “Tutti i dati suggeriscono che la contaminazione da plastica dell’oceano sia irreversibile. Una volta dispersi nell’oceano, i rifiuti di plastica sono quasi impossibili da recuperare. Si frammentano costantemente e quindi la concentrazione di micro e nanoplastiche continuerà ad aumentare per decenni. Agire a monte dell’inquinamento da plastica è molto più efficace che ripulire in seguito. Se i governi, il mondo produttivo e la società agiscono all’unisono ora possono limitare la crisi planetaria della plastica”.

Ma per il Wwf la situazione necessita di un approccio globale e totale. La questione non si può risolvere solo affrontandone un aspetto. “Laddove altre minacce come la pesca eccessiva, il riscaldamento globale, l’eutrofizzazione o il trasporto marittimo si sovrappongono agli “hot spots” di inquinamento da plastica, gli impatti negativi sono amplificati. Per le specie già minacciate, alcune delle quali vivono proprio in questi “hot spots”, come le foche monache o i capodogli nel Mediterraneo, l’inquinamento da plastica è un ulteriore fattore di stress che spinge queste popolazioni verso l’estinzione”. E questo sì che, oltre a un peccato, sarebbe un errore madornale per il genere umano. Dal quale non si tornerebbe mai più indietro.

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