Agrivoltaico, Legambiente chiede uno sprint: È utile, ma cambino subito le leggi

Lo sviluppo del fotovoltaico può essere reale. Ma servirà conciliare resa agricola e produzione di energia elettrica con i pannelli fotovoltaici. E’ questo il tema del mese della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia da cui arriva una netta e convinta presa di posizione affinché venga raggiunta una normativa adeguata e facilitatrice.
Secondo le stime di Legambiente, Greenpeace, Italia solare e Wwf, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico servono 80 GW di installazioni. E almeno il 30% circa sarà da realizzare su tetti e terreni industriali o contaminati, la parte restante su 50-70.000 ettari di terreni agricoli, pari allo 0,4-0,6% della superficie agricola utile (SAU).
Quindi, l’agrivoltaico diventa, caricandosi di stringente attualità, il tema scelto questo mese da Legambiente e Nuova Ecologia per la campagna Unfakenews.

Questo sistema, come noto ai più, permette di introdurre la produzione di energia da solare fotovoltaico nelle aziende agricole, integrandola con quella delle colture e con l’allevamento: i pannelli fotovoltaici, che possono essere anche “mobili” a inseguimento solare, sono posizionati nei campi con altezze e secondo geometrie che consentono le lavorazioni agricole e il pascolo. È una forma di convivenza particolarmente interessante per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico, ma anche per la sostenibilità del sistema agricolo e la redditività a lungo termine delle aziende del settore, che devono essere protagoniste di questa rivoluzione. O per stimolare il recupero di terreni agricoli abbandonati.
Ora, conciliare agricoltura, produzione di energia e sostenibilità ambientale è, dunque, possibile: con l’agrivoltaico, la resa agricola è garantita e l’energia prodotta senza consumo di suolo ed emissioni inquinanti in atmosfera. Per consentirne lo sviluppo va, però, colmato il vuoto legislativo esistente, vanno definite linee guida e scongiurati alcuni preconcetti che potrebbero rallentarne lo sviluppo.
Ma diventa importante, innanzitutto, che il governo approvi al più presto norme adeguate e uniformi, che permettano una realizzazione degli impianti corretta e trasparente. Anche alla luce delle esperienze passate, in parte negative, riguardo all’installazione del fotovoltaico. Le norme devono inoltre garantire la conduzione dell’agricoltura negli ambiti interessati da installazioni agrivoltaiche, onde prevenire approcci speculativi che potrebbero mettere a rischio la continuità dell’attività agricola. Lo rileva e lo chiede il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Le leggi vigenti vietano la realizzazione di nuovi impianti in area agricola che accedono agli incentivi ma quelli senza incentivi possono essere realizzati: di fatto, si limitano le possibilità per piccoli operatori e aziende agricole, ma si deregolamenta l’impiantistica di grandi dimensioni a vantaggio delle grandi utility e delle compagnie internazionali. Occorre un percorso che consenta la realizzazione degli impianti attraverso regole capaci di evitare trasformazioni irreversibili e che, al contrario, assicurino la valorizzazione ecologica e produttiva dei suoli sottostanti agli impianti fotovoltaici. L’agrivoltaico è un modello in cui la produzione elettrica, la manutenzione del suolo e della vegetazione risultano integrate e concorrono al raggiungimento degli obiettivi produttivi, economici e ambientali dei terreni”.
Un aiuto al mondo agricolo: la produzione di energia può rappresentare un sostegno reale per gli agricoltori, senza mettere in competizione lo spazio per la produzione di cibo con quello per la produzione energetica. Ne danno ampiamente prova casi concreti, non solo nel nostro Paese, che dimostrano anche come l’ombra generata dai moduli fotovoltaici sul suolo non riduca la resa agricola. Il dubbio principale che emerge in merito all’agrivoltaico è, infatti, quello relativo all’eventuale perdita di produttività delle piante, dovuta alla minor illuminazione del suolo. Ma l’esperienza insegna che per alcune specie non vi è alcun impatto, mentre per altre può esservi addirittura un incremento di produzione. Si è studiato, infatti, come l’ambiente sotto i pannelli sia più fresco d’estate riducendo i tassi di evaporazione nella stagione calda e provocando meno stress alle piante.
Ma vediamo a cosa punta Legambiente con la sua campagna. Tra le obiezioni, vi è anche l’idea che per raggiungere gli obiettivi climatici europei siano sufficienti tetti e coperture. È falso: un concetto che la campagna vuole combattere. “Il raggiungimento degli obiettivi climatici – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – passerà dalla quantità di fonti rinnovabili che riusciremo a installare nei territori. Il maggior contributo deve arrivare proprio da solare e eolico, con tassi di installazione decisamente superiori a quelli attuali. Molti studi dimostrano come tetti, coperture e superfici marginali non siano assolutamente sufficienti al raggiungimento di tali numeri entro scadenze coerenti con i target europei. Per questo sarà necessario utilizzare anche altre superfici, come quelle agricole, coniugando il lavoro agricolo con quello energetico”.

Lo sviluppo del fotovoltaico può essere reale. Ma servirà conciliare resa agricola e produzione di energia elettrica con i pannelli fotovoltaici. E’ questo il tema del mese della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia da cui arriva una netta e convinta presa di posizione affinché venga raggiunta una normativa adeguata e facilitatrice.
Secondo le stime di Legambiente, Greenpeace, Italia solare e Wwf, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico servono 80 GW di installazioni. E almeno il 30% circa sarà da realizzare su tetti e terreni industriali o contaminati, la parte restante su 50-70.000 ettari di terreni agricoli, pari allo 0,4-0,6% della superficie agricola utile (SAU).
Quindi, l’agrivoltaico diventa, caricandosi di stringente attualità, il tema scelto questo mese da Legambiente e Nuova Ecologia per la campagna Unfakenews.

Questo sistema, come noto ai più, permette di introdurre la produzione di energia da solare fotovoltaico nelle aziende agricole, integrandola con quella delle colture e con l’allevamento: i pannelli fotovoltaici, che possono essere anche “mobili” a inseguimento solare, sono posizionati nei campi con altezze e secondo geometrie che consentono le lavorazioni agricole e il pascolo. È una forma di convivenza particolarmente interessante per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico, ma anche per la sostenibilità del sistema agricolo e la redditività a lungo termine delle aziende del settore, che devono essere protagoniste di questa rivoluzione. O per stimolare il recupero di terreni agricoli abbandonati.
Ora, conciliare agricoltura, produzione di energia e sostenibilità ambientale è, dunque, possibile: con l’agrivoltaico, la resa agricola è garantita e l’energia prodotta senza consumo di suolo ed emissioni inquinanti in atmosfera. Per consentirne lo sviluppo va, però, colmato il vuoto legislativo esistente, vanno definite linee guida e scongiurati alcuni preconcetti che potrebbero rallentarne lo sviluppo.
Ma diventa importante, innanzitutto, che il governo approvi al più presto norme adeguate e uniformi, che permettano una realizzazione degli impianti corretta e trasparente. Anche alla luce delle esperienze passate, in parte negative, riguardo all’installazione del fotovoltaico. Le norme devono inoltre garantire la conduzione dell’agricoltura negli ambiti interessati da installazioni agrivoltaiche, onde prevenire approcci speculativi che potrebbero mettere a rischio la continuità dell’attività agricola. Lo rileva e lo chiede il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Le leggi vigenti vietano la realizzazione di nuovi impianti in area agricola che accedono agli incentivi ma quelli senza incentivi possono essere realizzati: di fatto, si limitano le possibilità per piccoli operatori e aziende agricole, ma si deregolamenta l’impiantistica di grandi dimensioni a vantaggio delle grandi utility e delle compagnie internazionali. Occorre un percorso che consenta la realizzazione degli impianti attraverso regole capaci di evitare trasformazioni irreversibili e che, al contrario, assicurino la valorizzazione ecologica e produttiva dei suoli sottostanti agli impianti fotovoltaici. L’agrivoltaico è un modello in cui la produzione elettrica, la manutenzione del suolo e della vegetazione risultano integrate e concorrono al raggiungimento degli obiettivi produttivi, economici e ambientali dei terreni”.
Un aiuto al mondo agricolo: la produzione di energia può rappresentare un sostegno reale per gli agricoltori, senza mettere in competizione lo spazio per la produzione di cibo con quello per la produzione energetica. Ne danno ampiamente prova casi concreti, non solo nel nostro Paese, che dimostrano anche come l’ombra generata dai moduli fotovoltaici sul suolo non riduca la resa agricola. Il dubbio principale che emerge in merito all’agrivoltaico è, infatti, quello relativo all’eventuale perdita di produttività delle piante, dovuta alla minor illuminazione del suolo. Ma l’esperienza insegna che per alcune specie non vi è alcun impatto, mentre per altre può esservi addirittura un incremento di produzione. Si è studiato, infatti, come l’ambiente sotto i pannelli sia più fresco d’estate riducendo i tassi di evaporazione nella stagione calda e provocando meno stress alle piante.
Ma vediamo a cosa punta Legambiente con la sua campagna. Tra le obiezioni, vi è anche l’idea che per raggiungere gli obiettivi climatici europei siano sufficienti tetti e coperture. È falso: un concetto che la campagna vuole combattere. “Il raggiungimento degli obiettivi climatici – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – passerà dalla quantità di fonti rinnovabili che riusciremo a installare nei territori. Il maggior contributo deve arrivare proprio da solare e eolico, con tassi di installazione decisamente superiori a quelli attuali. Molti studi dimostrano come tetti, coperture e superfici marginali non siano assolutamente sufficienti al raggiungimento di tali numeri entro scadenze coerenti con i target europei. Per questo sarà necessario utilizzare anche altre superfici, come quelle agricole, coniugando il lavoro agricolo con quello energetico”.

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