Aida contemporanea a Verona con Anna Netrebko e Yusif Eyvazov

Il 16 giugno, serata inaugurale del 100° festival lirico, la nuova e rivoluzionaria Aida, sarà trasmessa in Mondovisione dalla Rai. Stefano Poda, debutta a Verona, firmando la nuova produzione di Aida di Verdi, con Anna Netrebko (nelle vesti di Aida) e Yusif Eyvazov (Radamès), “coppia d’oro” in scena e nella vita. Aida è da sempre l’opera regina dell’Anfiteatro, la più rappresentata e la più amata. Per dare all’interpretazione operistica, la rigorosa unità estetica e concettuale di un Teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto ad una percezione integrale, Stefano Poda realizza e cura sia la regia, la scenografia, i costumi, la coreografia e le luci. Un’impresa a dir poco Titanica, in un palcoscenico dove il linguaggio personale è fortemente riconoscibile. Poda si cimenta e si sfida, nel voler creare un’esperienza di arte olistica, cercando di far dialogare, in una dimensione interdisciplinare, design, architettura, scultura, pittura, costume, musica, poesia, e drammaturgia. Stefano Poda, è un artista poliedrico che da oltre vent’anni realizza curatissime produzioni in teatri di tutto il mondo: Mosca, Buenos Aires, Pechino, San Paulo, Tel Aviv, Strasburgo, Budapest… a tal punto, ci dice, che essendo stato per così tanto tempo in giro per il mondo, quasi si è dimenticato di parlare italiano!
La storia di Aida è, come si sa, quella di un mondo in guerra. Una guerra che divide in nemici mortali due popoli fratelli e vicini. Dualità rigide e schematiche con buoni da un lato e cattivi dall’altro, sono rifuggiti da Verdi, il quale in tutti i suoi lavori non impartisce mai lezioni. Il compositore non parteggia né per gli Egizi, né per gli Etiopi, né per i vincitori né per i vinti: mostra virtù ed eccessi comuni, speranze e viltà di ognuno, ma si commuove sempre per i deboli e per le vittime. La storia di Aida è quella di una contrapposizione inutile, di una polarizzazione forzata, inspiegabile e insensata, pronta ad esplodere tra le mani. A tal proposito, Poda, pensa che la strada sia quella di aprire, di sfondare le barriere interdisciplinari, nella ricerca al contempo della sintesi e della profondità. Uno spettacolo che vuole parlare non solo agli appassionati della lirica, non solo ai giovani, non solo agli intellettuali né soltanto ai neofiti. In questo nostro mondo inebriato di concreto e di realismo, il bisogno è di ritrovare uno spazio dell’anima e del sogno, che permetta all’individuo di ascoltarsi, di recuperare la capacità di meditazione, in uno spazio unico al mondo e che diventi il ponte tra antichità e futuro. In un’epoca in cui sta cambiando il senso della cultura, in un mondo disumanizzato, l’opera più che mai , può essere come uno “sfondamento” interdisciplinare.

Il 16 giugno, serata inaugurale del 100° festival lirico, la nuova e rivoluzionaria Aida, sarà trasmessa in Mondovisione dalla Rai. Stefano Poda, debutta a Verona, firmando la nuova produzione di Aida di Verdi, con Anna Netrebko (nelle vesti di Aida) e Yusif Eyvazov (Radamès), “coppia d’oro” in scena e nella vita. Aida è da sempre l’opera regina dell’Anfiteatro, la più rappresentata e la più amata. Per dare all’interpretazione operistica, la rigorosa unità estetica e concettuale di un Teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto ad una percezione integrale, Stefano Poda realizza e cura sia la regia, la scenografia, i costumi, la coreografia e le luci. Un’impresa a dir poco Titanica, in un palcoscenico dove il linguaggio personale è fortemente riconoscibile. Poda si cimenta e si sfida, nel voler creare un’esperienza di arte olistica, cercando di far dialogare, in una dimensione interdisciplinare, design, architettura, scultura, pittura, costume, musica, poesia, e drammaturgia. Stefano Poda, è un artista poliedrico che da oltre vent’anni realizza curatissime produzioni in teatri di tutto il mondo: Mosca, Buenos Aires, Pechino, San Paulo, Tel Aviv, Strasburgo, Budapest… a tal punto, ci dice, che essendo stato per così tanto tempo in giro per il mondo, quasi si è dimenticato di parlare italiano!
La storia di Aida è, come si sa, quella di un mondo in guerra. Una guerra che divide in nemici mortali due popoli fratelli e vicini. Dualità rigide e schematiche con buoni da un lato e cattivi dall’altro, sono rifuggiti da Verdi, il quale in tutti i suoi lavori non impartisce mai lezioni. Il compositore non parteggia né per gli Egizi, né per gli Etiopi, né per i vincitori né per i vinti: mostra virtù ed eccessi comuni, speranze e viltà di ognuno, ma si commuove sempre per i deboli e per le vittime. La storia di Aida è quella di una contrapposizione inutile, di una polarizzazione forzata, inspiegabile e insensata, pronta ad esplodere tra le mani. A tal proposito, Poda, pensa che la strada sia quella di aprire, di sfondare le barriere interdisciplinari, nella ricerca al contempo della sintesi e della profondità. Uno spettacolo che vuole parlare non solo agli appassionati della lirica, non solo ai giovani, non solo agli intellettuali né soltanto ai neofiti. In questo nostro mondo inebriato di concreto e di realismo, il bisogno è di ritrovare uno spazio dell’anima e del sogno, che permetta all’individuo di ascoltarsi, di recuperare la capacità di meditazione, in uno spazio unico al mondo e che diventi il ponte tra antichità e futuro. In un’epoca in cui sta cambiando il senso della cultura, in un mondo disumanizzato, l’opera più che mai , può essere come uno “sfondamento” interdisciplinare.

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