Allineati e coperti

Allineati e coperti, il centrodestra va alle (piccole) manovre. La legge di bilancio va approvata entro fine dicembre. Senza se e senza ma. E poco importa se non scalda i cuori, né degli elettori e nemmeno dei parlamentari. Si gioca una partita troppo grande e importante, la posta in gioco è altissima: senza il via libera dal parlamento, l’Italia rischia l’esercizio provvisorio. E nessuno, per quanto arrabbiato o deluso, vuol rischiare di assumere su di sé o sul suo partito una responsabilità politica così grande nel periodo più duro della storia recente del Paese.
Dal confronto di ieri tra le varie anime della maggioranza, è uscita una coalizione che si presenta “quadrata” all’appuntamento con la manovra. Forza Italia ha rinunciato alla (sua) madre di tutte le battaglie, cioè quella dell’innalzamento fino a mille euro delle pensioni minime. La Lega promette ma senza strafare, nel solco della concretezza e della necessità di scavallare il 31 dicembre. La parola d’ordine è una sola: se ne parlerà dal 1 gennaio prossimo. Di tutto. Intanto i capigruppo hanno stabilito che è stato fissato al 20 dicembre l’appuntamento della legge di bilancio alla Camera. Alla mattina se ne parlerà, alle 14 (non prima) si voterà. Il voto sarà anticipato da una (nuova) sfilata di sigle, sindacali e datoriali, a Montecitorio. La sfilata davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato comincerà domani e si concluderà lunedì. Alle 8.30 di venerdì ci saranno i sindacati, seguirà Confindustria alle 10. Alle 11 toccherà a Confapi, Confimi, Conflavoro Pmi, Alleanza delle cooperative italiane, alle 12 le associazioni del commercio e dell’artigianato (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani, Cna). Il clou ci sarà venerdì pomeriggio, alle 14, quando sarà “audito” il ministro all’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti. Dopo di lui, alle 16, ci sarà l’Associazione Nazionale dei Comuni (Anci), l’Unione delle Province (Upi), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. I lavori pomeridiani seguiranno con l’audizione di Ance e Confedilizia alle 17, Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani, Coldiretti, Copagri alle 17.30, per concludere con la Corte dei conti alle 18.30. Lunedì, poi, toccherà a Banca d’Italia, Istat e Cnel. Infine sfileranno i rappresentanti dell’Ufficio parlamentare del bilancio.
A Giorgetti, Unimpresa ha chiesto di parlare del rischio che rappresenterebbe l’esercizio provvisorio per il Paese. Il segretario generale Raffaele Lauro ha avvisato tutti che “sarebbe una bomba economico-sociale”. E rivolgendosi al ministro gli ha chiesto: “Sarebbe utile e urgentissimo che il ministro dell’Economia spiegasse, per tabulas, magari in maniera didascalica, innanzitutto ai colleghi del governo, ai gruppi parlamentari della cosiddetta maggioranza di centro destra e, poi, a tutti i membri del parlamento, quali sarebbero le conseguenze disastrose, se la manovra finanziaria e la legge di bilancio non venissero approvate dalle Camere, entro il 31 dicembre 2022”. Ciò perché “l’esercizio provvisorio pregiudicherebbe l’immagine del governo e, a livello internazionale, screditerebbe la stessa leadership della premier che lo presiede”. Se la legge di bilancio non venisse approvata entro l’anno le conseguenze sarebbero: “spese bloccate e ridotte, per mese, ad un dodicesimo. Ricorrere all’esercizio provvisorio, quindi, mai più introdotto dal 1988, cadrebbe come una bomba incendiaria sulla crisi economico-sociale in atto nel paese, accelerando la recessione e l’inflazione; certificherebbe la debolezza costitutiva della maggioranza, uscita dalle elezioni; allarmerebbe i mercati finanziari, con le prevedibili conseguenze in sede europea, persino sui progetti del Pnrr”. Lauro non è entusiasta della manovrina “claudicante” ma avverte che “sarebbe preferibile approvarla, nei termini, con pochi correttivi essenziali, piuttosto che precipitare nel baratro finanziario”.

Allineati e coperti, il centrodestra va alle (piccole) manovre. La legge di bilancio va approvata entro fine dicembre. Senza se e senza ma. E poco importa se non scalda i cuori, né degli elettori e nemmeno dei parlamentari. Si gioca una partita troppo grande e importante, la posta in gioco è altissima: senza il via libera dal parlamento, l’Italia rischia l’esercizio provvisorio. E nessuno, per quanto arrabbiato o deluso, vuol rischiare di assumere su di sé o sul suo partito una responsabilità politica così grande nel periodo più duro della storia recente del Paese.
Dal confronto di ieri tra le varie anime della maggioranza, è uscita una coalizione che si presenta “quadrata” all’appuntamento con la manovra. Forza Italia ha rinunciato alla (sua) madre di tutte le battaglie, cioè quella dell’innalzamento fino a mille euro delle pensioni minime. La Lega promette ma senza strafare, nel solco della concretezza e della necessità di scavallare il 31 dicembre. La parola d’ordine è una sola: se ne parlerà dal 1 gennaio prossimo. Di tutto. Intanto i capigruppo hanno stabilito che è stato fissato al 20 dicembre l’appuntamento della legge di bilancio alla Camera. Alla mattina se ne parlerà, alle 14 (non prima) si voterà. Il voto sarà anticipato da una (nuova) sfilata di sigle, sindacali e datoriali, a Montecitorio. La sfilata davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato comincerà domani e si concluderà lunedì. Alle 8.30 di venerdì ci saranno i sindacati, seguirà Confindustria alle 10. Alle 11 toccherà a Confapi, Confimi, Conflavoro Pmi, Alleanza delle cooperative italiane, alle 12 le associazioni del commercio e dell’artigianato (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani, Cna). Il clou ci sarà venerdì pomeriggio, alle 14, quando sarà “audito” il ministro all’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti. Dopo di lui, alle 16, ci sarà l’Associazione Nazionale dei Comuni (Anci), l’Unione delle Province (Upi), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. I lavori pomeridiani seguiranno con l’audizione di Ance e Confedilizia alle 17, Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani, Coldiretti, Copagri alle 17.30, per concludere con la Corte dei conti alle 18.30. Lunedì, poi, toccherà a Banca d’Italia, Istat e Cnel. Infine sfileranno i rappresentanti dell’Ufficio parlamentare del bilancio.
A Giorgetti, Unimpresa ha chiesto di parlare del rischio che rappresenterebbe l’esercizio provvisorio per il Paese. Il segretario generale Raffaele Lauro ha avvisato tutti che “sarebbe una bomba economico-sociale”. E rivolgendosi al ministro gli ha chiesto: “Sarebbe utile e urgentissimo che il ministro dell’Economia spiegasse, per tabulas, magari in maniera didascalica, innanzitutto ai colleghi del governo, ai gruppi parlamentari della cosiddetta maggioranza di centro destra e, poi, a tutti i membri del parlamento, quali sarebbero le conseguenze disastrose, se la manovra finanziaria e la legge di bilancio non venissero approvate dalle Camere, entro il 31 dicembre 2022”. Ciò perché “l’esercizio provvisorio pregiudicherebbe l’immagine del governo e, a livello internazionale, screditerebbe la stessa leadership della premier che lo presiede”. Se la legge di bilancio non venisse approvata entro l’anno le conseguenze sarebbero: “spese bloccate e ridotte, per mese, ad un dodicesimo. Ricorrere all’esercizio provvisorio, quindi, mai più introdotto dal 1988, cadrebbe come una bomba incendiaria sulla crisi economico-sociale in atto nel paese, accelerando la recessione e l’inflazione; certificherebbe la debolezza costitutiva della maggioranza, uscita dalle elezioni; allarmerebbe i mercati finanziari, con le prevedibili conseguenze in sede europea, persino sui progetti del Pnrr”. Lauro non è entusiasta della manovrina “claudicante” ma avverte che “sarebbe preferibile approvarla, nei termini, con pochi correttivi essenziali, piuttosto che precipitare nel baratro finanziario”.

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