Alta densità cromatica e sonora: il primo concerto della RAI del 2026
Il primo concerto del 2026 della stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI si presenta come un programma ad alta densità cromatica e sonora, quasi un itinerario musicale intorno all’idea di Roma, evocata direttamente o per contrasto. Andrés Orozco-Estrada, direttore principale dell’orchestra, guida una serata che unisce spettacolarità, raffinatezza timbrica e qualche inevitabile concessione all’effetto.
Ad aprire il concerto è il Carnevale romano di Hector Berlioz, ouverture del 1844 tratta dal Benvenuto Cellini. La fama di questa pagina sinfonica ha da tempo superato quella dell’opera da cui proviene, e non a caso: il brano concentra in pochi minuti l’estro teatrale del compositore francese, la sua scrittura virtuosistica e una visione di Roma come luogo di contrasti, tra vitalità popolare e autorità ecclesiastica. Il celebre saltarello, che già alla prima aveva messo in difficoltà più di un direttore, domina una partitura che alterna lirismo e frenesia. Orozco-Estrada ne valorizza l’impeto e la brillantezza orchestrale, ottenendo dall’OSN RAI una resa energica e ben controllata.
Si resta in Francia con il Concerto per violoncello e orchestra n. 1 di Camille Saint-Saëns (1873), pagina centrale del programma. L’opera, strutturata in un unico movimento articolato in tre sezioni senza soluzione di continuità, rivela l’attenzione del compositore per i modelli tedeschi, in particolare Schumann e Liszt, senza rinunciare a una cifra stilistica personale fondata sul gusto del colore e su una cantabilità di impronta quasi operistica. Protagonista è Ettore Pagano, ventiduenne violoncellista romano, premio Abbiati 2025, che offre un’interpretazione di notevole maturità. Il suono è pieno e flessibile, la tecnica solida, il fraseggio curato nelle sfumature dinamiche. Il dialogo con l’orchestra è sempre equilibrato e restituisce con chiarezza la complessa architettura del brano, tra slanci vigorosi e momenti di intima cantabilità.
Il successo personale del solista è confermato dai lunghi applausi che portano a due bis. Pagano sceglie pagine di Pēteris Vasks e Giovanni Sollima, esplorando sonorità contemporanee attraverso effetti timbrici, glissandi, percussioni sullo strumento e improvvisi contrasti dinamici. Un momento che amplia l’orizzonte del programma e incontra il favore del pubblico.
La seconda parte è dedicata a Ottorino Respighi, con Fontane di Roma (1916) e Pini di Roma (1924), due capitoli della trilogia romana già proposta dall’orchestra in anni recenti. Nelle Fontane prevale un clima impressionista, fatto di suggestioni sonore e di raffinata orchestrazione: il paesaggio pastorale di Valle Giulia, la danza mitologica del Tritone, la solennità di Trevi e la malinconia crepuscolare di Villa Medici sono evocati con grande attenzione al dettaglio timbrico. Orozco-Estrada mette in luce la perizia strumentale di Respighi, ottenendo sonorità trasparenti e ben calibrate.
I Pini di Roma segnano invece un passaggio verso una scrittura più descrittiva e monumentale. I quattro quadri – dai giochi infantili di Villa Borghese alle catacombe, dal notturno del Gianicolo fino alla marcia dei legionari sulla via Appia – culminano in un finale di travolgente potenza sonora. Qui l’enfasi orchestrale, sostenuta da un massiccio impiego di ottoni e percussioni, risulta prevedibile, ma l’impatto resta efficace. Il pubblico dell’Auditorium risponde con entusiasmo, salutando con lunghi applausi una serata di facile presa spettacolare.
Renato Verga ilTorinese.it
Foto PiuLuce
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