Altro che 007, c’è la manina della sinistra sulle ombre russe

La caduta di Draghi, i contatti con Pechino e gli sbarchi manovrati da Putin. Ecco come si muove la macchina del fango per screditare il centrodestra.

Quando parte la macchina del fango succede che tutti gli ingredienti più succulenti finiscono nel calderone. I venti dell’Est sulla caduta del governo Draghi, i contatti con la Cina e perfino gli sbarchi manovrati da Vladimir Putin per gettare ombre russe sul centrodestra. Basta pronunciare la parola “servizi segreti” e il gioco è fatto. Anche perché quasi mai arriva la smentita, visto che i servizi segreti sono un’entità mitologica, senza volto né nome e in questo momento impegnati a gestire problemi interni più gravi delle fake news da campagna elettorale.

Poco conta se il frontman degli 007, il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli, smentisce: ormai le oscure ombre del sospetto continueranno ad aleggiare sul nemico da sconfiggere con la clava, non alle urne. “Le notizie apparse sul quotidiano La Stampa, circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, per far cadere il Governo Draghi sono prive di ogni fondamento, come già riferito al Copasir, in occasione di analoghi articoli, apparsi nei mesi scorsi”, si è “affrettato” a sottolineare Gabrielli parecchie ore dopo l’uscita dell’articolo sul quotidiano torinese, in cui veniva raccontato l’interesse di Mosca alle vicende del governo italiano e alla sua possibile destabilizzazione, con il retroscena, riportato in una velina dell’intelligence nostrana, dei frenetici contatti tra Antonio Capuano, consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Matteo Salvini, e Oleg Kostyukov, importante funzionario dell’ambasciata russa in Italia. “Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del governo italiano con questa operazione”, scrive addirittura La Stampa citando strumentalmente fonti dell’intelligence, “avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo”. L’articolo è stato poi condito con la posizione del Carroccio, contrario all’invio di armi all’Ucraina proprio nel periodo in cui sarebbero intercorsi i rapporti con l’emissario di Putin.

Insomma, una bomba destinata immediatamente a deflagrare, alla luce delle circostanze che hanno portato alla fine dell’Esecutivo Draghi, sfiduciato dalla voglia di rivalsa di Giuseppe Conte ma, secondo la sinistra, mandato a casa dall’inaspettato voltafaccia di Salvini. E allora eccoli, i democratici del Pd e di Italia Viva sul piede di guerra, a gridare alla scandalo e a cavalcare la macchina del fango chiedendo perfino un’informativa urgente alla Camera per chiarire la vicenda delle ombre russe, che era già stata raccontata, in altri termini, lo scorso giugno dal quotidiano La Verità, che l’aveva giustamente legata alla rinuncia al viaggio del leader della Lega a Mosca, proprio per evitare frizioni nel governo Draghi. E oggi la stessa vecchia notizia, con quei contatti riguardanti i biglietti aerei, diventa contatti per far cadere il governo.

“Fesserie, fake news”, continua a ripetere il Capitano. Ma il danno ormai è fatto e a nulla vale neppure la smentita di Gabrielli, l’uomo che non controlla i servizi e che, in questi mesi, non è riuscito a portare a termine neppure la sua annunciata missione: scovare quella “manina” che ha passato la lista dei putiniani ai giornalisti. A oggi, però, la persona che ha consegnato quell’elenco non è stata scoperta, nonostante al “caso” lavorino gli esperti dell’intelligence a lui più vicini. E in mancanza del responsabile, come vi abbiamo raccontato lo scorso 9 luglio in esclusiva noi de L’Identità, in Aise, Aisi e Dis è guerra senza quartiere. Scossi dalle epurazioni in atto e dalla caccia alle streghe, gli 007 italiani sono in tilt e hanno perso operatività e controllo nell’Est del mondo, quindi anche in Russia. La conferma è nelle parole pronunciate mesi fa proprio da Mario Draghi, negli ultimi tempi molto adirato con i vertici dell’intelligence, nell’intervista al Corriere della Sera, in cui ha dovuto ammettere che gli unici ad avere informazioni sull’offensiva militare russa in Ucraina erano gli americani, cioè la Cia. Come è sfuggita al controllo dei servizi italiani pure la situazione in Africa, dove l’attività di spionaggio all’interno delle fazioni libiche non è più garantita, tanto che l’ultimo fortino cuscinetto è presidiato ormai esclusivamente dalle spie turche, e le partenze dei barconi carichi di clandestini diretti sulle nostre coste sono continue. Eppure anche il binomio immigrazione-servizi viene travisato e gettato in questo calderone della macchina del fango. Agli 007 amici della Stampa si affiancano gli 007 amici di Repubblica, che raccontano come dietro l’aumento delle partenze dai porti della Libia si nascondano le manovre dei mercenari russi del Gruppo Wagner. La spia in soccorso del quotidiano di sinistra spiega che la Libia “è un cannone puntato sulla campagna elettorale: l’immigrazione è forse l’arma più potente per chi ha interesse a destabilizzare e, dunque, a interferire sul voto di settembre”. E a beneficiarne, sottolineano, sarà chi cerca il consenso sventolando lo spauracchio dell’invasione: Matteo Salvini. La realtà, invece, è tutt’altra: l’intelligence italiana ha perso qualsiasi contatto in Africa e ogni informazione da quel fronte è solo frutto di passaparola difficilmente verificabile.

La caduta di Draghi, i contatti con Pechino e gli sbarchi manovrati da Putin. Ecco come si muove la macchina del fango per screditare il centrodestra.

Quando parte la macchina del fango succede che tutti gli ingredienti più succulenti finiscono nel calderone. I venti dell’Est sulla caduta del governo Draghi, i contatti con la Cina e perfino gli sbarchi manovrati da Vladimir Putin per gettare ombre russe sul centrodestra. Basta pronunciare la parola “servizi segreti” e il gioco è fatto. Anche perché quasi mai arriva la smentita, visto che i servizi segreti sono un’entità mitologica, senza volto né nome e in questo momento impegnati a gestire problemi interni più gravi delle fake news da campagna elettorale.

Poco conta se il frontman degli 007, il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli, smentisce: ormai le oscure ombre del sospetto continueranno ad aleggiare sul nemico da sconfiggere con la clava, non alle urne. “Le notizie apparse sul quotidiano La Stampa, circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, per far cadere il Governo Draghi sono prive di ogni fondamento, come già riferito al Copasir, in occasione di analoghi articoli, apparsi nei mesi scorsi”, si è “affrettato” a sottolineare Gabrielli parecchie ore dopo l’uscita dell’articolo sul quotidiano torinese, in cui veniva raccontato l’interesse di Mosca alle vicende del governo italiano e alla sua possibile destabilizzazione, con il retroscena, riportato in una velina dell’intelligence nostrana, dei frenetici contatti tra Antonio Capuano, consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Matteo Salvini, e Oleg Kostyukov, importante funzionario dell’ambasciata russa in Italia. “Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del governo italiano con questa operazione”, scrive addirittura La Stampa citando strumentalmente fonti dell’intelligence, “avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo”. L’articolo è stato poi condito con la posizione del Carroccio, contrario all’invio di armi all’Ucraina proprio nel periodo in cui sarebbero intercorsi i rapporti con l’emissario di Putin.

Insomma, una bomba destinata immediatamente a deflagrare, alla luce delle circostanze che hanno portato alla fine dell’Esecutivo Draghi, sfiduciato dalla voglia di rivalsa di Giuseppe Conte ma, secondo la sinistra, mandato a casa dall’inaspettato voltafaccia di Salvini. E allora eccoli, i democratici del Pd e di Italia Viva sul piede di guerra, a gridare alla scandalo e a cavalcare la macchina del fango chiedendo perfino un’informativa urgente alla Camera per chiarire la vicenda delle ombre russe, che era già stata raccontata, in altri termini, lo scorso giugno dal quotidiano La Verità, che l’aveva giustamente legata alla rinuncia al viaggio del leader della Lega a Mosca, proprio per evitare frizioni nel governo Draghi. E oggi la stessa vecchia notizia, con quei contatti riguardanti i biglietti aerei, diventa contatti per far cadere il governo.

“Fesserie, fake news”, continua a ripetere il Capitano. Ma il danno ormai è fatto e a nulla vale neppure la smentita di Gabrielli, l’uomo che non controlla i servizi e che, in questi mesi, non è riuscito a portare a termine neppure la sua annunciata missione: scovare quella “manina” che ha passato la lista dei putiniani ai giornalisti. A oggi, però, la persona che ha consegnato quell’elenco non è stata scoperta, nonostante al “caso” lavorino gli esperti dell’intelligence a lui più vicini. E in mancanza del responsabile, come vi abbiamo raccontato lo scorso 9 luglio in esclusiva noi de L’Identità, in Aise, Aisi e Dis è guerra senza quartiere. Scossi dalle epurazioni in atto e dalla caccia alle streghe, gli 007 italiani sono in tilt e hanno perso operatività e controllo nell’Est del mondo, quindi anche in Russia. La conferma è nelle parole pronunciate mesi fa proprio da Mario Draghi, negli ultimi tempi molto adirato con i vertici dell’intelligence, nell’intervista al Corriere della Sera, in cui ha dovuto ammettere che gli unici ad avere informazioni sull’offensiva militare russa in Ucraina erano gli americani, cioè la Cia. Come è sfuggita al controllo dei servizi italiani pure la situazione in Africa, dove l’attività di spionaggio all’interno delle fazioni libiche non è più garantita, tanto che l’ultimo fortino cuscinetto è presidiato ormai esclusivamente dalle spie turche, e le partenze dei barconi carichi di clandestini diretti sulle nostre coste sono continue. Eppure anche il binomio immigrazione-servizi viene travisato e gettato in questo calderone della macchina del fango. Agli 007 amici della Stampa si affiancano gli 007 amici di Repubblica, che raccontano come dietro l’aumento delle partenze dai porti della Libia si nascondano le manovre dei mercenari russi del Gruppo Wagner. La spia in soccorso del quotidiano di sinistra spiega che la Libia “è un cannone puntato sulla campagna elettorale: l’immigrazione è forse l’arma più potente per chi ha interesse a destabilizzare e, dunque, a interferire sul voto di settembre”. E a beneficiarne, sottolineano, sarà chi cerca il consenso sventolando lo spauracchio dell’invasione: Matteo Salvini. La realtà, invece, è tutt’altra: l’intelligence italiana ha perso qualsiasi contatto in Africa e ogni informazione da quel fronte è solo frutto di passaparola difficilmente verificabile.

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