Altro che contante 6 pensionati su 10 sotto i mille euro

Profondo rosso. Essere pensionati in Italia non conviene, al Sud ancora meno. Almeno, non si addice a poco meno del 60% degli aventi diritto il cui assegno mensile è drammaticamente inferiore alla soglia psicologica (e non solo…) dei mille euro. Il dato, però, va ridimensionato, secondo quanto ha riferito l’Inps, perché va prevista la possibilità di cumulo di più trattamenti per ogni singolo beneficiario. Ma, pur togliendo questi “fortunati” dal campione, emerge che un pensionato italiano su tre (32,8%) vive con meno di 1000 euro mensili.

Poveri Pensionati

Non sono certo loro a gravare sul bilancio dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale. L’esborso per le pensioni inferiori ai mille euro, infatti, rappresenta appena il 26,7% di quello totale. A pesare sui conti sono le classi di pensioni più elevate che, a fronte di un minor numero di beneficiari rappresentano un costo più alto per l’ente pensionistico italiano.

Il Sud arranca

I pensionati più poveri, manco a dirlo, sono quelli del Sud. Secondo i dati pubblicati dall’Inps, il 13,7% degli assegni erogati nel Mezzogiorno è addirittura inferiore alla cifra di 500 euro. Al Nord la stessa percentuale si assottiglia quasi della metà, toccando il 7%. Al centro Italia, invece, i pensionati poveri sono il 9,4% del totale.
Il divario Nord-Sud sulle pensioni si percepisce in maniera ancora più plastica se si prende in considerazione la fascia tra i 500 e i mille euro. In pratica, al Sud, il 27,2% delle pensioni è compresa tra questi importi. La quota scende al Centro (20,6%) e precipita al Nord (18,6%). Sommando i numeri, emerge che essere pensionati al Sud è un’autentica iattura: il 41% di loro, infatti, resta sotto la soglia dei mille euro.

Al Nord le pensioni d’oro

Se si vanno ad analizzare i dati relativi alle fasce di reddito più alte, si scopre che è il Nord a drenare le maggiori risorse pensionistiche nazionali dal momento che, come ha ammesso l’Inps, le pensioni più alte di 2mila euro, sebbene minori di numero (28,5%), sono quelle a cui vengono destinate più del 50% dei fondi totali spesi per le pensioni (52,8%).
In particolare, le pensioni superiori ai duemila euro al mese, sono rintracciabili maggiormente al Nord e al Centro, entrambe le aree riportano la quota del 30%. Anche qui il distacco nei confronti del Sud, che ristagna al 22,5%, è drammatico. Inoltre, scendendo nella fascia reddituale tra i 1.500 e i 2mila euro, il Settentrione supera del 7% il Sud e del tre per cento il Centro.

Spesa e divari, tutti i numeri dell’Inps

I numeri. I pensionati italiani nel 2021 sono stati più di 16 milioni in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente. La spesa per le pensioni, pari a poco più di 313 miliardi, è cresciuta dell’1,7%. Il divario di genere è ampio. Gli uomini drenano il 56% delle risorse ma sono le donne le più numerose. Per loro l’assegno è di solito inferiore di ben il 27% rispetto ai maschi (16.501 contro 22.598 euro). Il 78% delle pensioni è di tipo Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti), mentre quelle assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) costituiscono il 19% del totale; il rimanente 3% circa “è rappresentato dalle prestazioni di tipo indennitario, costituite dalle rendite Inail”. Il gruppo più numeroso di pensionati è quello dei titolari di pensioni di vecchiaia: sono 11.263.961, di cui 3.131.469 (il 28%) sono anche titolari di trattamenti di altro tipo.

Profondo rosso. Essere pensionati in Italia non conviene, al Sud ancora meno. Almeno, non si addice a poco meno del 60% degli aventi diritto il cui assegno mensile è drammaticamente inferiore alla soglia psicologica (e non solo…) dei mille euro. Il dato, però, va ridimensionato, secondo quanto ha riferito l’Inps, perché va prevista la possibilità di cumulo di più trattamenti per ogni singolo beneficiario. Ma, pur togliendo questi “fortunati” dal campione, emerge che un pensionato italiano su tre (32,8%) vive con meno di 1000 euro mensili.

Poveri Pensionati

Non sono certo loro a gravare sul bilancio dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale. L’esborso per le pensioni inferiori ai mille euro, infatti, rappresenta appena il 26,7% di quello totale. A pesare sui conti sono le classi di pensioni più elevate che, a fronte di un minor numero di beneficiari rappresentano un costo più alto per l’ente pensionistico italiano.

Il Sud arranca

I pensionati più poveri, manco a dirlo, sono quelli del Sud. Secondo i dati pubblicati dall’Inps, il 13,7% degli assegni erogati nel Mezzogiorno è addirittura inferiore alla cifra di 500 euro. Al Nord la stessa percentuale si assottiglia quasi della metà, toccando il 7%. Al centro Italia, invece, i pensionati poveri sono il 9,4% del totale.
Il divario Nord-Sud sulle pensioni si percepisce in maniera ancora più plastica se si prende in considerazione la fascia tra i 500 e i mille euro. In pratica, al Sud, il 27,2% delle pensioni è compresa tra questi importi. La quota scende al Centro (20,6%) e precipita al Nord (18,6%). Sommando i numeri, emerge che essere pensionati al Sud è un’autentica iattura: il 41% di loro, infatti, resta sotto la soglia dei mille euro.

Al Nord le pensioni d’oro

Se si vanno ad analizzare i dati relativi alle fasce di reddito più alte, si scopre che è il Nord a drenare le maggiori risorse pensionistiche nazionali dal momento che, come ha ammesso l’Inps, le pensioni più alte di 2mila euro, sebbene minori di numero (28,5%), sono quelle a cui vengono destinate più del 50% dei fondi totali spesi per le pensioni (52,8%).
In particolare, le pensioni superiori ai duemila euro al mese, sono rintracciabili maggiormente al Nord e al Centro, entrambe le aree riportano la quota del 30%. Anche qui il distacco nei confronti del Sud, che ristagna al 22,5%, è drammatico. Inoltre, scendendo nella fascia reddituale tra i 1.500 e i 2mila euro, il Settentrione supera del 7% il Sud e del tre per cento il Centro.

Spesa e divari, tutti i numeri dell’Inps

I numeri. I pensionati italiani nel 2021 sono stati più di 16 milioni in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente. La spesa per le pensioni, pari a poco più di 313 miliardi, è cresciuta dell’1,7%. Il divario di genere è ampio. Gli uomini drenano il 56% delle risorse ma sono le donne le più numerose. Per loro l’assegno è di solito inferiore di ben il 27% rispetto ai maschi (16.501 contro 22.598 euro). Il 78% delle pensioni è di tipo Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti), mentre quelle assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) costituiscono il 19% del totale; il rimanente 3% circa “è rappresentato dalle prestazioni di tipo indennitario, costituite dalle rendite Inail”. Il gruppo più numeroso di pensionati è quello dei titolari di pensioni di vecchiaia: sono 11.263.961, di cui 3.131.469 (il 28%) sono anche titolari di trattamenti di altro tipo.

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