Altro che pensione, alla soglia degli 80 anni sempre e solo: “Je suis Catherine Deneuve”

Da quando nel 1967 fece impazzire il pubblico di tutto il mondo con la sua interpretazione in “Bella di giorno”, Catherine Deneuve è diventata una delle poche attrici francesi che è stata in grado di arrivare fino a Hollywood, interpretando personaggi entrati nella storia del cinema e collaborando con registi del calibro di Polanski e Truffaut o dei nostri Risi, Monicelli e Ferreri.
Considerata una delle più grandi attrici del suo Paese, Catherine Deneuve viene da una famiglia di artisti. L’attrice, infatti è figlia dell’attore Maurice Dorléac e di Renée Deneuve, entrambi doppiatori. Debutta nel cinema ancora adolescente nel 1956, nel film “Le collegiali”. Anche sua sorella maggiore, Françoise Dorléac, aveva intrapreso la carriera di attrice, ma perse la vita a 25 anni in un incidente d’auto. Non solo figlia e sorella d’arte ma anche madre di artisti: Christian Vadim, nato nel 1963 dalla sua relazione con il regista Roger Vadim, e Chiara Mastroianni, nata nel 1972 dalla sua relazione pluriennale con l’attore italiano Marcello Mastroianni. È stata sposata una sola volta, dal 1965 al 1972, con il fotografo britannico David Bailey.
Un percorso professionale costellato da grandi successi, celebrato durante l’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove le è stato consegnato il Leone d’oro alla carriera. Ma non solo: la musa di Yves Saint-Laurent è stata anche uno degli ospiti d’onore della recente serata di gala organizzata da Better World Fund, organizzazione no-profit con sede a Parigi, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi cambiamenti relativi alla salute globale.
Catherine, la sua è una carriera lunghissima e ricca di riconoscimenti…
E’ vero ma non mi piace guardare indietro: sono più portata a vivere il presente e a pensare ai nuovi progetti che mi regalerà il futuro. Credo, comunque, che il mio percorso professionale sia stato il frutto di un mix di fortuna e di decisioni giuste e, perché no, anche sbagliate.
Cosa consiglierebbe ad una giovane attrice?
Di restare fedele a sé stessa, di non snaturarsi e non rinnegare i propri valori e idee. Non mi sento di suggerire altri consigli, però, perché ogni attrice ha un suo percorso che è differente e individuale.
Che emozione è stata ricevere il Leone d’Oro alla carriera?
E’ stato davvero emozionante tornare alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che mi ha dato veramente tanto. Il Leone d’Oro alla carriera mi rende davvero orgogliosa: un riconoscimento che alimenta ancor di più la mia passione di lavorare ancora su un set.
Ricorda la sua prima volta al Lido?
Assolutamente, non potrò mai dimenticarlo. Sbarcai al Lido durante la ventottesima edizione della Mostra per presentare Bella di giorno, un film del 1967 diretto da Luis Buñuel che mi vedeva come protagonista e che vinse il Leone d’Oro. Tra i ricordi più emozionanti anche uno recente, quando mi consegnarono la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile per Place Vendôme di Nicole Garcia.
Dopo Bella di giorno lei è entrata nell’immaginario collettivo come icona di bellezza e sensualità…
Riguardando le foto di anni fa, continuo a pensare di non essere mai stata un’icona o di essere addirittura una donna sexy. Non rispecchia la mia personalità sin da quando ero giovane e certamente non oggi. Mi sono sempre chiesta il perché: per i miei capelli biondi? (ride, ndr).
Che rapporto ha con il cinema dopo tanti anni sui set?
Non potrei vivere senza il cinema. Leggo con attenzione tutte le sceneggiature che mi vengono sottoposte, soffermandomi in modo particolare sulla trama. E poi mi piace viverlo anche da spettatrice. Non posso fare a meno di perdermi davanti alla magia di un film nel buio di una sala cinematografica. E’ importante che il pubblico torni al cinema: è anche un momento di condivisione e di confronto che non deve andare perduto.
Progetti per il futuro?
Ne ho tanti, non sono pronta a ritirarmi (sorride, ndr). Ho appena finito di girare un film in Francia e molto presto sarò sul set di un altro film in inglese.

Da quando nel 1967 fece impazzire il pubblico di tutto il mondo con la sua interpretazione in “Bella di giorno”, Catherine Deneuve è diventata una delle poche attrici francesi che è stata in grado di arrivare fino a Hollywood, interpretando personaggi entrati nella storia del cinema e collaborando con registi del calibro di Polanski e Truffaut o dei nostri Risi, Monicelli e Ferreri.
Considerata una delle più grandi attrici del suo Paese, Catherine Deneuve viene da una famiglia di artisti. L’attrice, infatti è figlia dell’attore Maurice Dorléac e di Renée Deneuve, entrambi doppiatori. Debutta nel cinema ancora adolescente nel 1956, nel film “Le collegiali”. Anche sua sorella maggiore, Françoise Dorléac, aveva intrapreso la carriera di attrice, ma perse la vita a 25 anni in un incidente d’auto. Non solo figlia e sorella d’arte ma anche madre di artisti: Christian Vadim, nato nel 1963 dalla sua relazione con il regista Roger Vadim, e Chiara Mastroianni, nata nel 1972 dalla sua relazione pluriennale con l’attore italiano Marcello Mastroianni. È stata sposata una sola volta, dal 1965 al 1972, con il fotografo britannico David Bailey.
Un percorso professionale costellato da grandi successi, celebrato durante l’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove le è stato consegnato il Leone d’oro alla carriera. Ma non solo: la musa di Yves Saint-Laurent è stata anche uno degli ospiti d’onore della recente serata di gala organizzata da Better World Fund, organizzazione no-profit con sede a Parigi, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi cambiamenti relativi alla salute globale.
Catherine, la sua è una carriera lunghissima e ricca di riconoscimenti…
E’ vero ma non mi piace guardare indietro: sono più portata a vivere il presente e a pensare ai nuovi progetti che mi regalerà il futuro. Credo, comunque, che il mio percorso professionale sia stato il frutto di un mix di fortuna e di decisioni giuste e, perché no, anche sbagliate.
Cosa consiglierebbe ad una giovane attrice?
Di restare fedele a sé stessa, di non snaturarsi e non rinnegare i propri valori e idee. Non mi sento di suggerire altri consigli, però, perché ogni attrice ha un suo percorso che è differente e individuale.
Che emozione è stata ricevere il Leone d’Oro alla carriera?
E’ stato davvero emozionante tornare alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che mi ha dato veramente tanto. Il Leone d’Oro alla carriera mi rende davvero orgogliosa: un riconoscimento che alimenta ancor di più la mia passione di lavorare ancora su un set.
Ricorda la sua prima volta al Lido?
Assolutamente, non potrò mai dimenticarlo. Sbarcai al Lido durante la ventottesima edizione della Mostra per presentare Bella di giorno, un film del 1967 diretto da Luis Buñuel che mi vedeva come protagonista e che vinse il Leone d’Oro. Tra i ricordi più emozionanti anche uno recente, quando mi consegnarono la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile per Place Vendôme di Nicole Garcia.
Dopo Bella di giorno lei è entrata nell’immaginario collettivo come icona di bellezza e sensualità…
Riguardando le foto di anni fa, continuo a pensare di non essere mai stata un’icona o di essere addirittura una donna sexy. Non rispecchia la mia personalità sin da quando ero giovane e certamente non oggi. Mi sono sempre chiesta il perché: per i miei capelli biondi? (ride, ndr).
Che rapporto ha con il cinema dopo tanti anni sui set?
Non potrei vivere senza il cinema. Leggo con attenzione tutte le sceneggiature che mi vengono sottoposte, soffermandomi in modo particolare sulla trama. E poi mi piace viverlo anche da spettatrice. Non posso fare a meno di perdermi davanti alla magia di un film nel buio di una sala cinematografica. E’ importante che il pubblico torni al cinema: è anche un momento di condivisione e di confronto che non deve andare perduto.
Progetti per il futuro?
Ne ho tanti, non sono pronta a ritirarmi (sorride, ndr). Ho appena finito di girare un film in Francia e molto presto sarò sul set di un altro film in inglese.

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