Altro che tetto al gas. La “copertina” dell’Ue non serve a nessuno

Parole, parole, parole. L’Unione Europea perde un’altra occasione per assolvere al suo ruolo. Dopo settimane, se non mesi, di intesa contrattazione, di twit incrociati, di diplomazie al lavoro e di non paper atterrati sulle scrivanie dei diversi Stati membri, la montagna euro-burocratica ha partorito il topolino. Anzi, il tettuccio al prezzo del gas. Il meccanismo è così semplice che non sarebbe entrato in funzione nemmeno ad agosto, neanche a settembre quando i prezzi del Ttf presero letteralmente il volo.
In pratica, l’Ue ha individuato il limite massimo al prezzo al MhW, in 275 euro. Una soglia che andrebbe superata, stabilmente, per due settimane, prima di far entrare in azione la tagliola (o presunta tale) del tetto dei prezzi. La soluzione “salomonica” (il tetto c’è ma le soglie sono praticamente irraggiungibili) riesce nell’impresa di scontentare tutti: i falchi, che non vorrebbero proprio parlarne di tetto, gli altri Paesi Ue che si aspettavano qualcosa di più, uno scatto di maggiore coraggio.

Gongola Goldman Sachs

Goldman Sachs è delusa da Ursula ed eurocampagnia: “Un tetto ai prezzi del gas come quello definito dall’Ue non solo non può risolvere il problema delle carenze di offerta ma rischia di peggiorarle”. Finita qui? Manco per sogno: “Limitare i prezzi a livello di mercato di scambio – come il Ttf di Amsterdam – può portare a una ulteriore riduzione della liquidità in un mercato già povero, incoraggiando i flussi di scambio ad allontanarsi dall’Europa. Non solo, si rischia una ulteriore riduzione dell’approvvigionamento di gas e una interruzione degli accordi commerciali.
“L’unica componente positiva di questa proposta di price cap è che riteniamo improbabile la sua attivazione viste le condizioni poste, che non sono state rispettate né quest’anno né verosimilmente il prossimo”. Insomma, come darsi tanta pena per nulla.

La delusione italiana

L’Italia, però, non resta con le mani in mano. E il ministro all’ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è una furia: “Il tetto a livello europeo, il cosiddetto corridoio dinamico come si chiama ora il prize cup, in questo momento è una proposta tecnica che, volendo essere sinceri, non è altro che un pannicello caldo che non raggiungerà l’obiettivo”. Nel mirino del ministro italiano c’è la speculazione: “l’obiettivo dovrebbe essere almeno quello di intervenire in modo pesante a fermare la speculazione. Il ragionamento sui prezzi non può andare oltre, se il fornitore ha quel prezzo; ma la speculazione che fa oscillare di cento dollari o cento euro il prezzo al megawattora nel giro di uno o due giorni va fermata; e va fatto a livello europeo”. In serata, il ministro ha confermato le sue parole: “Non riteniamo sufficiente la proposta della Commissione Ue sul price cap: rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla. Domani valuteremo rispetto alle modalità quali posizioni prendere ma così com’è la proposta non è di nostra soddisfazione”. Domani, infatti, ci sarà l’incontro tra i ministri dell’Energia Ue. E Pichetto Fratin potrebbe arrivarci molto preparato.

Un price cap tricolore

Con questi sviluppi da Bruxelles, torna d’attualità la proposta che solo qualche giorno fa aveva annunciato lo stesso Pichetto Fratin: “Presenterò al Cdm una forma di price cap nazionale che riguarda il sistema delle rinnovabili pari a 180 euro al MhW” .
E dunque: “Significa mettere un tetto al prezzo dell’energia da fonti rinnovabili, che naturalmente non hanno un onere eccessivo di costo per la produzione”. Che per Fratin: “In questo caso molto alto, 180 euro al megawatt è la proposta elaborata dal Mase, che scatta e determina un prelievo rispetto all’impresa qualora si superi l’importo di 180 euro al megawatt/ora”.
A proposito del tetto, anzi del tettuccio Ue, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha spiegato che “è un segnale; che sia sufficiente, vedremo”. Intanto, a proposito di risultati e segnali, ieri il gas quotato al Ttf di Amsterdam è salito di ben 6,5 punti percentuali toccando (e superando) i 127 euro al Mhw.
Si attendono tempi duri e un incontro, oggi furioso tra gli esponenti dei vari Paesi. La delusione è palpabile e la Ue non esce benissimo dalla vicenda.

Parole, parole, parole. L’Unione Europea perde un’altra occasione per assolvere al suo ruolo. Dopo settimane, se non mesi, di intesa contrattazione, di twit incrociati, di diplomazie al lavoro e di non paper atterrati sulle scrivanie dei diversi Stati membri, la montagna euro-burocratica ha partorito il topolino. Anzi, il tettuccio al prezzo del gas. Il meccanismo è così semplice che non sarebbe entrato in funzione nemmeno ad agosto, neanche a settembre quando i prezzi del Ttf presero letteralmente il volo.
In pratica, l’Ue ha individuato il limite massimo al prezzo al MhW, in 275 euro. Una soglia che andrebbe superata, stabilmente, per due settimane, prima di far entrare in azione la tagliola (o presunta tale) del tetto dei prezzi. La soluzione “salomonica” (il tetto c’è ma le soglie sono praticamente irraggiungibili) riesce nell’impresa di scontentare tutti: i falchi, che non vorrebbero proprio parlarne di tetto, gli altri Paesi Ue che si aspettavano qualcosa di più, uno scatto di maggiore coraggio.

Gongola Goldman Sachs

Goldman Sachs è delusa da Ursula ed eurocampagnia: “Un tetto ai prezzi del gas come quello definito dall’Ue non solo non può risolvere il problema delle carenze di offerta ma rischia di peggiorarle”. Finita qui? Manco per sogno: “Limitare i prezzi a livello di mercato di scambio – come il Ttf di Amsterdam – può portare a una ulteriore riduzione della liquidità in un mercato già povero, incoraggiando i flussi di scambio ad allontanarsi dall’Europa. Non solo, si rischia una ulteriore riduzione dell’approvvigionamento di gas e una interruzione degli accordi commerciali.
“L’unica componente positiva di questa proposta di price cap è che riteniamo improbabile la sua attivazione viste le condizioni poste, che non sono state rispettate né quest’anno né verosimilmente il prossimo”. Insomma, come darsi tanta pena per nulla.

La delusione italiana

L’Italia, però, non resta con le mani in mano. E il ministro all’ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è una furia: “Il tetto a livello europeo, il cosiddetto corridoio dinamico come si chiama ora il prize cup, in questo momento è una proposta tecnica che, volendo essere sinceri, non è altro che un pannicello caldo che non raggiungerà l’obiettivo”. Nel mirino del ministro italiano c’è la speculazione: “l’obiettivo dovrebbe essere almeno quello di intervenire in modo pesante a fermare la speculazione. Il ragionamento sui prezzi non può andare oltre, se il fornitore ha quel prezzo; ma la speculazione che fa oscillare di cento dollari o cento euro il prezzo al megawattora nel giro di uno o due giorni va fermata; e va fatto a livello europeo”. In serata, il ministro ha confermato le sue parole: “Non riteniamo sufficiente la proposta della Commissione Ue sul price cap: rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla. Domani valuteremo rispetto alle modalità quali posizioni prendere ma così com’è la proposta non è di nostra soddisfazione”. Domani, infatti, ci sarà l’incontro tra i ministri dell’Energia Ue. E Pichetto Fratin potrebbe arrivarci molto preparato.

Un price cap tricolore

Con questi sviluppi da Bruxelles, torna d’attualità la proposta che solo qualche giorno fa aveva annunciato lo stesso Pichetto Fratin: “Presenterò al Cdm una forma di price cap nazionale che riguarda il sistema delle rinnovabili pari a 180 euro al MhW” .
E dunque: “Significa mettere un tetto al prezzo dell’energia da fonti rinnovabili, che naturalmente non hanno un onere eccessivo di costo per la produzione”. Che per Fratin: “In questo caso molto alto, 180 euro al megawatt è la proposta elaborata dal Mase, che scatta e determina un prelievo rispetto all’impresa qualora si superi l’importo di 180 euro al megawatt/ora”.
A proposito del tetto, anzi del tettuccio Ue, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha spiegato che “è un segnale; che sia sufficiente, vedremo”. Intanto, a proposito di risultati e segnali, ieri il gas quotato al Ttf di Amsterdam è salito di ben 6,5 punti percentuali toccando (e superando) i 127 euro al Mhw.
Si attendono tempi duri e un incontro, oggi furioso tra gli esponenti dei vari Paesi. La delusione è palpabile e la Ue non esce benissimo dalla vicenda.

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