APOCA CRYPTO

Tra scandali e clamorosi tonfi, il 2022 non è stato certo l’anno delle criptovalute. Ma, se possibile, il 2023 potrebbe essere addirittura peggiore. Dopo il caso Ftx, solo l’ultimo di una lunga serie di crac che hanno mandato in fumo miliardi di dollari di capitalizzazione in tutto il mondo, le autorità stanno iniziando a prendere il fenomeno sul serio. E, come accade in Europa, iniziano a sconsigliare ai cittadini di investire in questi strumenti finanziari.
I numeri del fenomeno crypto parlano chiaro. A cominciare dai pesi massimi del settore. Il 2022 è stato l’anno nero delle valute in blockchain. Bitcoin, in dodici mesi, ha perduto più della metà del suo valore. A gennaio scorso si scambiava a poco meno di 38.500 dollari, a marzo il prezzo era salito a oltre 42mila, oggi non vale più di 16mila euro, per la precisione 15.881. Le dimensioni del crollo sono ancora più clamorose se si pensa che, a novembre 2021, un bitcoin più di 56mila dollari. Non va meglio ad Ethereum che subisce lo stesso trend: a gennaio ’22, occorrevano più di 3mila euro per acquistarne uno, ad aprile la quotazione era salita fino a più di 3.200 euro, oggi ne vale meno della metà: 1.182. Se si prende in considerazione un periodo ancora più lungo, si intravede la stessa parabola: a novembre ’21, un Ethereum valeva più di 4mila euro.
Il 2022 è stato costellato dalle esplosioni, dalle implosioni, dalla dissoluzione di autentici imperi. Due trentenni, il sudcoreano Do Kwon e l’americano Sam Bankman Fried (nella foto) sono i volti dell’anno nero delle crypto. Il primo è stato il fondatore dell’ecosistema Terra-Luna che è collassato all’inizio dell’estate, mandando in fumo ben 40 miliardi di dollari. Per le autorità di Seul è un presunto truffatore, lui si scusa per un “fallimento” respingendo le accuse per le quali, però, pende su di lui un mandato d’arresto. Do Kwon sarebbe stato avvistato in Serbia nelle ultime settimane. Anche Bankman Fried, fondatore di Ftx che l’11 novembre ha dichiarato bancarotta bruciando 30 miliardi di dollari, rigetta le accuse e, al processo appena iniziato contro di lui negli States, si è dichiarato non colpevole per gli otto capi d’imputazione rivoltigli, tra cui frode telematica e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

In America, dopo lo scandalo Ftx, le autorità fanno sul serio. E il 2023 inizia con una stangata per Coinbase, una delle maggiori piattaforme al mondo per l’acquisto sul mercato crypto, che a seguito dell’accordo con il dipartimento finanziario dello Stato di New York, dovrà pagare 50 milioni di dollari perché ha consentito l’apertura di profili e conti senza le dovute verifiche sulla clientela e dovrà sborsarne altrettanti per aggiornare i suoi database e migliorare i controlli. Intanto, in tutto il mondo, si alzano voci che chiedono maggiore severità sul fenomeno. L’ultimo è stato l’economista Fabio Panetta, membro del board della Bce. Che, in un editoriale apparso sul Financial Times, ha scoraggiato gli investitori a comprare valute virtuali: “Sono un gioco d’azzardo travestito da asset di investimento e proprio per questo motivo che non possiamo aspettarci che scompaiano. Le persone hanno sempre giocato d’azzardo in molti modi diversi e nell’era digitale, è probabile che le criptovalute non supportate continuino a essere un veicolo” di attività illegali. Secondo Panetta, occorre mettere delle regole, serie e ferme: “Il costo per i mercati di un settore delle criptovalute non regolamentato è troppo alto per essere ignorato” visto che “possono essere utilizzate per l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e per eludere le sanzioni”.

Tra scandali e clamorosi tonfi, il 2022 non è stato certo l’anno delle criptovalute. Ma, se possibile, il 2023 potrebbe essere addirittura peggiore. Dopo il caso Ftx, solo l’ultimo di una lunga serie di crac che hanno mandato in fumo miliardi di dollari di capitalizzazione in tutto il mondo, le autorità stanno iniziando a prendere il fenomeno sul serio. E, come accade in Europa, iniziano a sconsigliare ai cittadini di investire in questi strumenti finanziari.
I numeri del fenomeno crypto parlano chiaro. A cominciare dai pesi massimi del settore. Il 2022 è stato l’anno nero delle valute in blockchain. Bitcoin, in dodici mesi, ha perduto più della metà del suo valore. A gennaio scorso si scambiava a poco meno di 38.500 dollari, a marzo il prezzo era salito a oltre 42mila, oggi non vale più di 16mila euro, per la precisione 15.881. Le dimensioni del crollo sono ancora più clamorose se si pensa che, a novembre 2021, un bitcoin più di 56mila dollari. Non va meglio ad Ethereum che subisce lo stesso trend: a gennaio ’22, occorrevano più di 3mila euro per acquistarne uno, ad aprile la quotazione era salita fino a più di 3.200 euro, oggi ne vale meno della metà: 1.182. Se si prende in considerazione un periodo ancora più lungo, si intravede la stessa parabola: a novembre ’21, un Ethereum valeva più di 4mila euro.
Il 2022 è stato costellato dalle esplosioni, dalle implosioni, dalla dissoluzione di autentici imperi. Due trentenni, il sudcoreano Do Kwon e l’americano Sam Bankman Fried (nella foto) sono i volti dell’anno nero delle crypto. Il primo è stato il fondatore dell’ecosistema Terra-Luna che è collassato all’inizio dell’estate, mandando in fumo ben 40 miliardi di dollari. Per le autorità di Seul è un presunto truffatore, lui si scusa per un “fallimento” respingendo le accuse per le quali, però, pende su di lui un mandato d’arresto. Do Kwon sarebbe stato avvistato in Serbia nelle ultime settimane. Anche Bankman Fried, fondatore di Ftx che l’11 novembre ha dichiarato bancarotta bruciando 30 miliardi di dollari, rigetta le accuse e, al processo appena iniziato contro di lui negli States, si è dichiarato non colpevole per gli otto capi d’imputazione rivoltigli, tra cui frode telematica e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

In America, dopo lo scandalo Ftx, le autorità fanno sul serio. E il 2023 inizia con una stangata per Coinbase, una delle maggiori piattaforme al mondo per l’acquisto sul mercato crypto, che a seguito dell’accordo con il dipartimento finanziario dello Stato di New York, dovrà pagare 50 milioni di dollari perché ha consentito l’apertura di profili e conti senza le dovute verifiche sulla clientela e dovrà sborsarne altrettanti per aggiornare i suoi database e migliorare i controlli. Intanto, in tutto il mondo, si alzano voci che chiedono maggiore severità sul fenomeno. L’ultimo è stato l’economista Fabio Panetta, membro del board della Bce. Che, in un editoriale apparso sul Financial Times, ha scoraggiato gli investitori a comprare valute virtuali: “Sono un gioco d’azzardo travestito da asset di investimento e proprio per questo motivo che non possiamo aspettarci che scompaiano. Le persone hanno sempre giocato d’azzardo in molti modi diversi e nell’era digitale, è probabile che le criptovalute non supportate continuino a essere un veicolo” di attività illegali. Secondo Panetta, occorre mettere delle regole, serie e ferme: “Il costo per i mercati di un settore delle criptovalute non regolamentato è troppo alto per essere ignorato” visto che “possono essere utilizzate per l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e per eludere le sanzioni”.
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