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Appalti, il Codice Meloni: “Stato alleato delle imprese”

L’attesa è finita, ecco il nuovo codice degli appalti. E scoppia la polemica. Ieri mattina, il governo ha presentato la nuova disciplina che, secondo il premier Giorgia Meloni, dovrà inaugurare una nuova era nel rapporto tra Stato e imprese: “Noi crediamo che lo Stato debba essere un alleato delle imprese – ha spiegato in un messaggio a Confapi -, non un avversario come spesso è stato, crediamo che debba risolvere problemi e non crearne, crediamo che debba creare le condizioni affinché chi vuole fare impresa possa farlo senza trovare nelle Istituzioni un ostacolo e premiare chi si rimbocca di più le maniche. Uno Stato amico di chi fa impresa è uno Stato che riduce il carico fiscale, che combatte l’evasione, che taglia gli adempimenti e la burocrazia, è uno Stato che scrive regole chiare”. Tra le novità inserite nel nuovo Codice ci sono gli affidamenti diretti fino a 500mila euro per i piccoli comuni, una piattaforma digitale per le imprese, che mira a evitare inutili doppioni e a snellire la burocrazia. Poi c’è la possibilità di procedure negoziate e affidamenti diretti per i lavori fino a 5,3 milioni, via libera agli appalti integrati e la possibilità di non limitare i subappalti. Molto importante, infine, l’adeguamento automatico per combattere il rincaro delle materie prime e dei prezzi. Sul fronte di illecito professionale, l’esclusione dalle gare è solo a carico di chi ha riportato condanne definitive. Cambia, poi, la disciplina del dissenso, che diventa qualificato. Una mossa per evitare l’impantanarsi delle opere e dei progetti. L’anti-corruzione già storce il naso e i sindacati si dichiarano pronti a scendere in piazza. Matteo Salvini replica: “Mi dispiace che qualcuno ci attacca e mi dispiace. L’Anac, che dice se gli appalti vanno più veloce è un favore sostanzialmente ai malintenzionati. Io penso che sia vero il contrario, più lungo è l’iter di un appalto pubblico più è facile che il corrotto incontri il corruttore. Più breve è l’iter dell’appalto meno è facile che i due si incontrino”.
Soddisfatti,
a metà, i costruttori. Paola Marone, presidente di Federcostruzioni, spiega a L’Identità: “Giudizio positivo per quello che riguarda il discorso della digitalizzazione, su cui noi avremo un convegno a Energymed fra due giorni a Napoli il 31. Bene anche per quanto riguarda l’illecito professionale, che ci preoccupava molto perché per come era previsto nella prima stesura, avrebbe comportato esclusioni praticamente senza neanche il giudizio di primo grado e mi pare che in Italia ci siano precise garanzie costituzionali e si sia colpevole al terzo grado di giudizio. Non siamo rimasti soddisfatti invece sulla revisione dei prezzi”. Marone aggiunge: “Positivo il fatto che sia stato introdotto un meccanismo a regime, ma è necessario un ulteriore passaggio per avere uno strumento davvero soddisfacente. L’applicazione, dice il Codice degli Appalti, deve scattare dopo il 5% e viene pagato all’ottanta. Noi avevamo chiesto che scattasse dopo il due per cento e che venisse pagata al 90%. Che ci sia una revisione prezzi automatica va benissimo, visto il caro materiali che c’è”. La priorità, al momento, rimane la vexata quaestio legata al superbonus. “Ci sono 19 miliardi di crediti incagliati che mettono a rischio oltre 32.000 imprese e 170.000 posti di lavoro – afferma Marone -. Noi abbiamo sostenuto la proposta Ance di compensazione in F24 ed eravamo entusiasti quando gli enti locali, come Regioni e province, volevano acquistare i crediti. Il governo ha bloccato con una norma l’acquisto da parte degli enti locali dei crediti e contestualmente non ha ritenuto accettabile la proposta di Ance, per motivi legati alla ragioneria di Stato. Quindi noi siamo in attesa di capire. Girano tante voci sulla soluzione, per lo sblocco di questi crediti, che è un’emergenza. Abbiamo ritenuto invece positivo che sia rimasta la cessione di crediti per le aree terremotate, per le barriere architettoniche, che siano state messe a fuoco le applicazioni per chi si era già mosso prima del 16 febbraio. Noi siamo in attesa che il governo ci indichi la strada con cui sbloccare questi crediti perché altrimenti – conclude – c’è questo rischio enorme che poi coinvolge professionisti e famiglie. È prioritario lo sblocco di questi 19 miliardi”.

L’attesa è finita, ecco il nuovo codice degli appalti. E scoppia la polemica. Ieri mattina, il governo ha presentato la nuova disciplina che, secondo il premier Giorgia Meloni, dovrà inaugurare una nuova era nel rapporto tra Stato e imprese: “Noi crediamo che lo Stato debba essere un alleato delle imprese – ha spiegato in un messaggio a Confapi -, non un avversario come spesso è stato, crediamo che debba risolvere problemi e non crearne, crediamo che debba creare le condizioni affinché chi vuole fare impresa possa farlo senza trovare nelle Istituzioni un ostacolo e premiare chi si rimbocca di più le maniche. Uno Stato amico di chi fa impresa è uno Stato che riduce il carico fiscale, che combatte l’evasione, che taglia gli adempimenti e la burocrazia, è uno Stato che scrive regole chiare”. Tra le novità inserite nel nuovo Codice ci sono gli affidamenti diretti fino a 500mila euro per i piccoli comuni, una piattaforma digitale per le imprese, che mira a evitare inutili doppioni e a snellire la burocrazia. Poi c’è la possibilità di procedure negoziate e affidamenti diretti per i lavori fino a 5,3 milioni, via libera agli appalti integrati e la possibilità di non limitare i subappalti. Molto importante, infine, l’adeguamento automatico per combattere il rincaro delle materie prime e dei prezzi. Sul fronte di illecito professionale, l’esclusione dalle gare è solo a carico di chi ha riportato condanne definitive. Cambia, poi, la disciplina del dissenso, che diventa qualificato. Una mossa per evitare l’impantanarsi delle opere e dei progetti. L’anti-corruzione già storce il naso e i sindacati si dichiarano pronti a scendere in piazza. Matteo Salvini replica: “Mi dispiace che qualcuno ci attacca e mi dispiace. L’Anac, che dice se gli appalti vanno più veloce è un favore sostanzialmente ai malintenzionati. Io penso che sia vero il contrario, più lungo è l’iter di un appalto pubblico più è facile che il corrotto incontri il corruttore. Più breve è l’iter dell’appalto meno è facile che i due si incontrino”.
Soddisfatti,
a metà, i costruttori. Paola Marone, presidente di Federcostruzioni, spiega a L’Identità: “Giudizio positivo per quello che riguarda il discorso della digitalizzazione, su cui noi avremo un convegno a Energymed fra due giorni a Napoli il 31. Bene anche per quanto riguarda l’illecito professionale, che ci preoccupava molto perché per come era previsto nella prima stesura, avrebbe comportato esclusioni praticamente senza neanche il giudizio di primo grado e mi pare che in Italia ci siano precise garanzie costituzionali e si sia colpevole al terzo grado di giudizio. Non siamo rimasti soddisfatti invece sulla revisione dei prezzi”. Marone aggiunge: “Positivo il fatto che sia stato introdotto un meccanismo a regime, ma è necessario un ulteriore passaggio per avere uno strumento davvero soddisfacente. L’applicazione, dice il Codice degli Appalti, deve scattare dopo il 5% e viene pagato all’ottanta. Noi avevamo chiesto che scattasse dopo il due per cento e che venisse pagata al 90%. Che ci sia una revisione prezzi automatica va benissimo, visto il caro materiali che c’è”. La priorità, al momento, rimane la vexata quaestio legata al superbonus. “Ci sono 19 miliardi di crediti incagliati che mettono a rischio oltre 32.000 imprese e 170.000 posti di lavoro – afferma Marone -. Noi abbiamo sostenuto la proposta Ance di compensazione in F24 ed eravamo entusiasti quando gli enti locali, come Regioni e province, volevano acquistare i crediti. Il governo ha bloccato con una norma l’acquisto da parte degli enti locali dei crediti e contestualmente non ha ritenuto accettabile la proposta di Ance, per motivi legati alla ragioneria di Stato. Quindi noi siamo in attesa di capire. Girano tante voci sulla soluzione, per lo sblocco di questi crediti, che è un’emergenza. Abbiamo ritenuto invece positivo che sia rimasta la cessione di crediti per le aree terremotate, per le barriere architettoniche, che siano state messe a fuoco le applicazioni per chi si era già mosso prima del 16 febbraio. Noi siamo in attesa che il governo ci indichi la strada con cui sbloccare questi crediti perché altrimenti – conclude – c’è questo rischio enorme che poi coinvolge professionisti e famiglie. È prioritario lo sblocco di questi 19 miliardi”.

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