Armi in Ucraina e alleanze dividono i dem

Le armi in Ucraina dividono il Partito Democratico. La politica estera spacca non solo i 5 Stelle, ma anche i dem. A scagliare dardi contro il premier Draghi è l’ex presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “E’ inaccettabile che un premier, mai eletto una volta dai cittadini, si rifiuti sdegnosamente di riferire in Parlamento sull’argomento, dichiarando addirittura di non voler essere commissariato”.

Il membro del Comitato europeo delle regioni, pertanto, esorta Pd, Leu e M5s a non piegarsi e difendere, invece, le prerogative dell’assemblea. Non è l’unico problema, però, che ha creato la discussione relativa agli armamenti. La diatriba all’interno del Movimento, infatti, ha effetti anche tra le stanze del Nazareno. C’è chi ritiene che sia utile rompere definitivamente con i gialli e chi invece reputa che proprio i dem debbano mediare per trovare una soluzione che vada bene sia a Conte che a Di Maio, salvando così l’attuale esecutivo. A confermare tale strada è Andrea Marcucci, tra i senatori presenti al vertice sulla guerra: “Va trovato un punto d’accordo a cui partecipino anche i 5 Stelle”. Lo stesso progetto del nuovo Ulivo, comunque, non convince tutti. Se per il sindaco di Firenze Dario Nardella Letta ha il dovere di riprovare con una nuova versione del progetto prodiano, in grado di mettere insieme culture politiche diverse, non mancano i mal di pancia tra coloro che invece vorrebbero tenere lontane le frizioni grilline e il clima di tensione che al momento caratterizza il mondo pentastellato.

Ad alimentare tali posizioni Matteo Renzi fermo sul chiudere a ogni forma di M5s, anche a quella vicina al ministro degli Esteri Di Maio. “I grillini – scrive il leader di Italia Viva nella sua e-news – usano le grandi questioni internazionali come alibi per capire chi farà le liste il prossimo anno e quante deroghe ci saranno al principio dei due mandati. Discutere del M5s è tempo perso”. Dello stesso parere Carlo Calenda che ritiene i gialli solo legati solo alle poltrone e quindi senza alcuna intenzione di far saltare Draghi.Ecco perché Letta si troverà presto di fronte a un bivio. Il discorso alleanze potrebbe far riemergere i mal di pancia assopiti tra le varie correnti, che ritrovatesi sulle amministrative, dove il Pd risulta essere più bravo di altri a trovare la quadra, invece potrebbero riallontanarsi a causa delle politiche. Su questo conterà e non poco il peso degli ex renziani tra i dem che dovranno scegliere tra ritentare un progetto a trazione centrista o chiudere come suggerito da Nardella un nuovo Ulivo con Leu e 5 Stelle, questi ultimi legati da un patto di ferro tra Conte e Speranza.

Le armi in Ucraina dividono il Partito Democratico. La politica estera spacca non solo i 5 Stelle, ma anche i dem. A scagliare dardi contro il premier Draghi è l’ex presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “E’ inaccettabile che un premier, mai eletto una volta dai cittadini, si rifiuti sdegnosamente di riferire in Parlamento sull’argomento, dichiarando addirittura di non voler essere commissariato”.

Il membro del Comitato europeo delle regioni, pertanto, esorta Pd, Leu e M5s a non piegarsi e difendere, invece, le prerogative dell’assemblea. Non è l’unico problema, però, che ha creato la discussione relativa agli armamenti. La diatriba all’interno del Movimento, infatti, ha effetti anche tra le stanze del Nazareno. C’è chi ritiene che sia utile rompere definitivamente con i gialli e chi invece reputa che proprio i dem debbano mediare per trovare una soluzione che vada bene sia a Conte che a Di Maio, salvando così l’attuale esecutivo. A confermare tale strada è Andrea Marcucci, tra i senatori presenti al vertice sulla guerra: “Va trovato un punto d’accordo a cui partecipino anche i 5 Stelle”. Lo stesso progetto del nuovo Ulivo, comunque, non convince tutti. Se per il sindaco di Firenze Dario Nardella Letta ha il dovere di riprovare con una nuova versione del progetto prodiano, in grado di mettere insieme culture politiche diverse, non mancano i mal di pancia tra coloro che invece vorrebbero tenere lontane le frizioni grilline e il clima di tensione che al momento caratterizza il mondo pentastellato.

Ad alimentare tali posizioni Matteo Renzi fermo sul chiudere a ogni forma di M5s, anche a quella vicina al ministro degli Esteri Di Maio. “I grillini – scrive il leader di Italia Viva nella sua e-news – usano le grandi questioni internazionali come alibi per capire chi farà le liste il prossimo anno e quante deroghe ci saranno al principio dei due mandati. Discutere del M5s è tempo perso”. Dello stesso parere Carlo Calenda che ritiene i gialli solo legati solo alle poltrone e quindi senza alcuna intenzione di far saltare Draghi.Ecco perché Letta si troverà presto di fronte a un bivio. Il discorso alleanze potrebbe far riemergere i mal di pancia assopiti tra le varie correnti, che ritrovatesi sulle amministrative, dove il Pd risulta essere più bravo di altri a trovare la quadra, invece potrebbero riallontanarsi a causa delle politiche. Su questo conterà e non poco il peso degli ex renziani tra i dem che dovranno scegliere tra ritentare un progetto a trazione centrista o chiudere come suggerito da Nardella un nuovo Ulivo con Leu e 5 Stelle, questi ultimi legati da un patto di ferro tra Conte e Speranza.

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