Arnaldo Forlani e la lezione del Padreterno democristiano

DI GIANFRANCO ROTONDI

Arnaldo Forlani compie novantasette anni,e io sono contento due volte: per lui,e per noi. Per lui,si capisce: ha avuto il dono di una lunghissima vita, la prima parte della quale occupata da straordinari onori pubblici, l’ultima segnata dall’umiliazione dell’oblio, ingiusto ma da lui accettato col buon senso marchigiano che mette la bilancia in pari tra glorie e dolori. Sono contento anche per noi, che siamo gli ultimi ragazzi democristiani, ormai sessantenni, giovani solo quando ci troviamo tra di noi, o quando – in giorni come questo – ci rapportiamo ai grandi maestri della nostra giovinezza. E’ un anno triste, perché si è portato via Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Bianco fu il più grande sostenitore di Forlani, con cui condivideva le idee,la moderazione e soprattutto la straordinaria signorilità.De Mita invece fu gemellato ad Arnaldo nel patto di san Ginesio, dal nome del paesino marchigiano dove i due si allearono conquistando e dividendosi la segreteria della Dc. Pensavano di aver fatto fuori la vecchia guardia del partito, che invece fece fuori loro, alla prima fermata utile, come si usava nella Dc. Altri tempi. Ma ogni anno è bello fare gli auguri ad Arnaldo, ed assaggiare con lui quella quota di eternità democristiana che il Padreterno gli ha permesso di godere già su questa terra. Certo, l’ultimo segretario dc vivente non fa più interviste, non esce, mi dicono che non segue neppure più i telegiornali, ad essi preferendo le partite di calcio, dopo la politica la sua seconda passione (forse quella che gli ha recato meno dolori). Ma Arnaldo c’è ancora, e siamo felici di fargli gli auguri. Forlani non ha più parteggiato per nessuno , dopo la fine della Dc. Penso che abbia preferito il centrodestra al centrosinistra,ma come elettore,senza particolare coinvolgimento. Ha seguito con distacco le vicende della politica, persino quando hanno coinvolto suo figlio, valoroso parlamentare del CCD. Eppure Forlani è stato il solo democristiano consapevole di quanto stava accadendo al partito. Sfogliamo l’album dei ricordi, recuperando alcuni suoi pensieri che scandivano l’inizio della lunghissima e non ancora conclusa transizione postdemocristiana: ‘ se vi riunirete per provare a rifondare la Dc, scoprirete solo il motivo per cui ci siamo divisi’. E ancora: ‘in politica, come nel teatro, a un certo punto cambiano gli scenari, e la cosa più penosa è quando gli attori recitano la parte che sanno a memoria, senza accorgersi che alle loro spalle è stata montata la scena successiva’. E sulla fine dell’unità dei cattolici: ‘ se ci divideremo, nasceranno due partiti che faranno a gara a quale dei due sarà più cattolico,e continueranno a dividersi senza più limite’. Oggi siamo arrivati a contare settantacinque sigle centriste e democristiane. Auguri Arnaldo, lunga e vita e complimenti soprattutto per esserti tenuto a distanza dai paciughi con cui ci siamo baloccati noialtri ragazzi democristiani privi della tua guida sorniona e discreta.

DI GIANFRANCO ROTONDI

Arnaldo Forlani compie novantasette anni,e io sono contento due volte: per lui,e per noi. Per lui,si capisce: ha avuto il dono di una lunghissima vita, la prima parte della quale occupata da straordinari onori pubblici, l’ultima segnata dall’umiliazione dell’oblio, ingiusto ma da lui accettato col buon senso marchigiano che mette la bilancia in pari tra glorie e dolori. Sono contento anche per noi, che siamo gli ultimi ragazzi democristiani, ormai sessantenni, giovani solo quando ci troviamo tra di noi, o quando – in giorni come questo – ci rapportiamo ai grandi maestri della nostra giovinezza. E’ un anno triste, perché si è portato via Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Bianco fu il più grande sostenitore di Forlani, con cui condivideva le idee,la moderazione e soprattutto la straordinaria signorilità.De Mita invece fu gemellato ad Arnaldo nel patto di san Ginesio, dal nome del paesino marchigiano dove i due si allearono conquistando e dividendosi la segreteria della Dc. Pensavano di aver fatto fuori la vecchia guardia del partito, che invece fece fuori loro, alla prima fermata utile, come si usava nella Dc. Altri tempi. Ma ogni anno è bello fare gli auguri ad Arnaldo, ed assaggiare con lui quella quota di eternità democristiana che il Padreterno gli ha permesso di godere già su questa terra. Certo, l’ultimo segretario dc vivente non fa più interviste, non esce, mi dicono che non segue neppure più i telegiornali, ad essi preferendo le partite di calcio, dopo la politica la sua seconda passione (forse quella che gli ha recato meno dolori). Ma Arnaldo c’è ancora, e siamo felici di fargli gli auguri. Forlani non ha più parteggiato per nessuno , dopo la fine della Dc. Penso che abbia preferito il centrodestra al centrosinistra,ma come elettore,senza particolare coinvolgimento. Ha seguito con distacco le vicende della politica, persino quando hanno coinvolto suo figlio, valoroso parlamentare del CCD. Eppure Forlani è stato il solo democristiano consapevole di quanto stava accadendo al partito. Sfogliamo l’album dei ricordi, recuperando alcuni suoi pensieri che scandivano l’inizio della lunghissima e non ancora conclusa transizione postdemocristiana: ‘ se vi riunirete per provare a rifondare la Dc, scoprirete solo il motivo per cui ci siamo divisi’. E ancora: ‘in politica, come nel teatro, a un certo punto cambiano gli scenari, e la cosa più penosa è quando gli attori recitano la parte che sanno a memoria, senza accorgersi che alle loro spalle è stata montata la scena successiva’. E sulla fine dell’unità dei cattolici: ‘ se ci divideremo, nasceranno due partiti che faranno a gara a quale dei due sarà più cattolico,e continueranno a dividersi senza più limite’. Oggi siamo arrivati a contare settantacinque sigle centriste e democristiane. Auguri Arnaldo, lunga e vita e complimenti soprattutto per esserti tenuto a distanza dai paciughi con cui ci siamo baloccati noialtri ragazzi democristiani privi della tua guida sorniona e discreta.

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