Arresto del card. Zen, Parolin: “Prosegua il dialogo sino-vaticano”

“Vorrei anche esprimere la mia vicinanza al cardinale Zen, che peraltro è stato liberato ed è stato trattato bene. L’auspicio è che iniziative come queste non vadano a complicare il già complesso e non semplice cammino del dialogo tra la Santa Sede e la Chiesa in Cina”. Così si è espresso stamattina il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, a proposito dell’arresto e del successivo rilascio due giorni fa ad Hong Kong del porporato 90enne Joseph Zen. L’accusa nei suoi confronti è di aver sostenuto i manifestanti pro-democrazia attivi tra il 2019 e il 2010 nell’ex colonia britannica.

Da notare che il card. Parolin abbia precisato che il suo “collega” sia stato “trattato bene” e poi liberato dalle autorità cinese. Così come è degno di nota l’auspicio di Parolin che simili episodi non intralcino un “già complesso e non semplice” percorso di dialogo tra Vaticano e Pechino. Il card. Zen, come ha già dato conto L’Identità nell’articolo sul fermo del porporato 90enne, è uno strenuo oppositore dell’intesa sino-vaticana sulla nomina dei vescovi. In passato non ha mancato di denunciare la mai sopita persecuzione dei cristiani riluttanti ad aderire all’Associazione patriottica (l’unica Chiesa riconosciuta dalle autorità cinesi). Nell’ottobre 2020, reduce da un’infruttuosa missione a Roma dove avrebbe voluto incontrare Papa Bergoglio per esporgli le sue perplessità sull’accordo, Zen arrivò ad accusare il segretario di Stato della Santa Sede di essere un bugiardo per aver sostenuto che Benedetto XVI sarebbe stato un sostenitore dell’accordo.

Ora, però, a seguito dell’arresto, sarebbe lo stesso anziano porporato a profondere toni più distesi. L’arcivescovo di Hong Kong Stephen Chow Sau Yan ha infatti rassicurato su Facebook, come scrive il settimanale cattolico di Hong Kong Sunday Examiner: il cardinale Zen sta bene e chiede di adottare “un approccio di basso profilo per lui”. Un po’ come ha fatto finora durante il suo mandato mons. Chow, mostrandosi “prudente e flessibile” rispetto a questioni molto delicate come le proteste contro il regime di Pechino ad Hong Kong. Di diverso tenore l’atteggiamento di mons. Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, finito al centro di polemiche per le sue dure accuse nei confronti di Papa Francesco, che in una lettera a seguito dell’arresto del card. Zen se la prende con “i frutti avvelenati dell’accordo sino-vaticano”. Secondo Viganò “la Chiesa bergogliana preferisce tacere sulla persecuzione dei Cattolici della Chiesa clandestina, dopo averli consegnati alle ritorsioni della setta patriottica e del Partito Comunista Cinese”.

“Vorrei anche esprimere la mia vicinanza al cardinale Zen, che peraltro è stato liberato ed è stato trattato bene. L’auspicio è che iniziative come queste non vadano a complicare il già complesso e non semplice cammino del dialogo tra la Santa Sede e la Chiesa in Cina”. Così si è espresso stamattina il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, a proposito dell’arresto e del successivo rilascio due giorni fa ad Hong Kong del porporato 90enne Joseph Zen. L’accusa nei suoi confronti è di aver sostenuto i manifestanti pro-democrazia attivi tra il 2019 e il 2010 nell’ex colonia britannica.

Da notare che il card. Parolin abbia precisato che il suo “collega” sia stato “trattato bene” e poi liberato dalle autorità cinese. Così come è degno di nota l’auspicio di Parolin che simili episodi non intralcino un “già complesso e non semplice” percorso di dialogo tra Vaticano e Pechino. Il card. Zen, come ha già dato conto L’Identità nell’articolo sul fermo del porporato 90enne, è uno strenuo oppositore dell’intesa sino-vaticana sulla nomina dei vescovi. In passato non ha mancato di denunciare la mai sopita persecuzione dei cristiani riluttanti ad aderire all’Associazione patriottica (l’unica Chiesa riconosciuta dalle autorità cinesi). Nell’ottobre 2020, reduce da un’infruttuosa missione a Roma dove avrebbe voluto incontrare Papa Bergoglio per esporgli le sue perplessità sull’accordo, Zen arrivò ad accusare il segretario di Stato della Santa Sede di essere un bugiardo per aver sostenuto che Benedetto XVI sarebbe stato un sostenitore dell’accordo.

Ora, però, a seguito dell’arresto, sarebbe lo stesso anziano porporato a profondere toni più distesi. L’arcivescovo di Hong Kong Stephen Chow Sau Yan ha infatti rassicurato su Facebook, come scrive il settimanale cattolico di Hong Kong Sunday Examiner: il cardinale Zen sta bene e chiede di adottare “un approccio di basso profilo per lui”. Un po’ come ha fatto finora durante il suo mandato mons. Chow, mostrandosi “prudente e flessibile” rispetto a questioni molto delicate come le proteste contro il regime di Pechino ad Hong Kong. Di diverso tenore l’atteggiamento di mons. Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, finito al centro di polemiche per le sue dure accuse nei confronti di Papa Francesco, che in una lettera a seguito dell’arresto del card. Zen se la prende con “i frutti avvelenati dell’accordo sino-vaticano”. Secondo Viganò “la Chiesa bergogliana preferisce tacere sulla persecuzione dei Cattolici della Chiesa clandestina, dopo averli consegnati alle ritorsioni della setta patriottica e del Partito Comunista Cinese”.

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