Assalto a Lampedusa

Nulla di nuovo sotto il sole nella piccola isola di Lampedusa. Nel Canale di Sicilia non soffia più il maestrale da diversi giorni e ripartono incessantemente i viaggi della speranza dei migranti, in partenza dalla Tunisia. Dopo la raffica di arrivi degli ultimi giorni, circa mille in 48 ore, con il boom di sbarchi di lunedì scorso, quando sull’isola si sono registrati 22 approdi, pare adesso ci sia una tregua apparente. Nel centro di contrada Imbriacola ci sono 1.213 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti ed è corsa contro il tempo per svuotarlo.
La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, lavora senza sosta ai trasferimenti: nella giornata di ieri, circa 200 si sono lasciati alle spalle la struttura, per essere imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle. Gli ultimi in ordine di tempo a raggiungere l’isola sono stati 46 migranti, tra cui 22 donne e 4 minori, intercettati al largo dagli uomini della capitaneria di porto. Anche per loro, come per i 65 giunti ieri mattina, è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di Lampedusa. Non mancano i dispersi in mare e i morti che arrivano al molo Favaloro, come raccontano gli operatori dell’organizzazione Mediterraben Hope. Solo qualche giorno fa, una bambina di pochi mesi è morta all’interno del centro di Contrada Imbriacola. “Il Mediterraneo è ancora un luogo dove si muore, una delle rotte più pericolose al mondo”. Dichiara Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati. “Non è questa l’Europa che vogliamo, chiediamo che sia capace di salvare vite, di prendersi cura delle persone costrette ad imbarcarsi per attraversare il Mediterraneo. Chiediamo passaggi sicuri, salvataggi in mare, accoglienza per tutte e tutti”. Nel frattempo, il processo alle Ong, coinvolte nel salvataggio di migliaia di persone dall’annegamento, a largo di Lampedusa, tra il 2016 e il 2017, stenta a partire, cinque anni dopo essere stato avviato. Perchè? Mancano gli interpreti.
Ventuno persone, compresi i membri di diverse Ong tra cui Sea Watch, Save the Children e Medici Senza Frontiere, sono accusate di essere collusi con i trafficanti di esseri umani, per consentire ai migranti, l’ingresso non autorizzato nelle coste siciliane. Una di queste 21 persone è il tedesco Dariush Beigui, che nell’estate del 2016 era a bordo dell’imbarcazione come membro della ong tedesca: Jugend Rettet. Solo in quell’estate, si stima che la nave abbia salvato 2mila persone nel canale di Sicilia. Beigui, come i suoi colleghi, è accusato di “favoreggiamento all’ingresso illegale in Italia” e rischia fino a 20 anni di reclusione e una multa fino a 15mila euro. A quanto pare, Beigui sta avendo alcuni problemi a farsi interrogare dal tribunale di Trapani. L’avvocato di Beigui, Nicola Canestrini, di madrelingua tedesca del Trentino-Alto Adige, ha confermato ai giornalisti che il suo assistito non ha potuto essere interrogato dal tribunale poiché questo non ha fornito un interprete competente. “Non hai idea di cosa stia succedendo laggiù a Trapani”, ha detto il difensore dell’attivista. “La prima volta che siamo andati a Trapani per l’interrogatorio, ci hanno procurato una guida turistica che parlava tedesco. Dopo quattro ore di interrogatorio, la guida ha detto che non riuscivano a tradurre correttamente tutto quello che veniva detto”. Venerdì della scorsa settimana, Beigui si è recato a Trapani per la terza volta in un mese. Ancora una volta si è tentato di interrogare l’imputato con l’aiuto di un interprete.

Nulla di nuovo sotto il sole nella piccola isola di Lampedusa. Nel Canale di Sicilia non soffia più il maestrale da diversi giorni e ripartono incessantemente i viaggi della speranza dei migranti, in partenza dalla Tunisia. Dopo la raffica di arrivi degli ultimi giorni, circa mille in 48 ore, con il boom di sbarchi di lunedì scorso, quando sull’isola si sono registrati 22 approdi, pare adesso ci sia una tregua apparente. Nel centro di contrada Imbriacola ci sono 1.213 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti ed è corsa contro il tempo per svuotarlo.
La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, lavora senza sosta ai trasferimenti: nella giornata di ieri, circa 200 si sono lasciati alle spalle la struttura, per essere imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle. Gli ultimi in ordine di tempo a raggiungere l’isola sono stati 46 migranti, tra cui 22 donne e 4 minori, intercettati al largo dagli uomini della capitaneria di porto. Anche per loro, come per i 65 giunti ieri mattina, è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di Lampedusa. Non mancano i dispersi in mare e i morti che arrivano al molo Favaloro, come raccontano gli operatori dell’organizzazione Mediterraben Hope. Solo qualche giorno fa, una bambina di pochi mesi è morta all’interno del centro di Contrada Imbriacola. “Il Mediterraneo è ancora un luogo dove si muore, una delle rotte più pericolose al mondo”. Dichiara Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati. “Non è questa l’Europa che vogliamo, chiediamo che sia capace di salvare vite, di prendersi cura delle persone costrette ad imbarcarsi per attraversare il Mediterraneo. Chiediamo passaggi sicuri, salvataggi in mare, accoglienza per tutte e tutti”. Nel frattempo, il processo alle Ong, coinvolte nel salvataggio di migliaia di persone dall’annegamento, a largo di Lampedusa, tra il 2016 e il 2017, stenta a partire, cinque anni dopo essere stato avviato. Perchè? Mancano gli interpreti.
Ventuno persone, compresi i membri di diverse Ong tra cui Sea Watch, Save the Children e Medici Senza Frontiere, sono accusate di essere collusi con i trafficanti di esseri umani, per consentire ai migranti, l’ingresso non autorizzato nelle coste siciliane. Una di queste 21 persone è il tedesco Dariush Beigui, che nell’estate del 2016 era a bordo dell’imbarcazione come membro della ong tedesca: Jugend Rettet. Solo in quell’estate, si stima che la nave abbia salvato 2mila persone nel canale di Sicilia. Beigui, come i suoi colleghi, è accusato di “favoreggiamento all’ingresso illegale in Italia” e rischia fino a 20 anni di reclusione e una multa fino a 15mila euro. A quanto pare, Beigui sta avendo alcuni problemi a farsi interrogare dal tribunale di Trapani. L’avvocato di Beigui, Nicola Canestrini, di madrelingua tedesca del Trentino-Alto Adige, ha confermato ai giornalisti che il suo assistito non ha potuto essere interrogato dal tribunale poiché questo non ha fornito un interprete competente. “Non hai idea di cosa stia succedendo laggiù a Trapani”, ha detto il difensore dell’attivista. “La prima volta che siamo andati a Trapani per l’interrogatorio, ci hanno procurato una guida turistica che parlava tedesco. Dopo quattro ore di interrogatorio, la guida ha detto che non riuscivano a tradurre correttamente tutto quello che veniva detto”. Venerdì della scorsa settimana, Beigui si è recato a Trapani per la terza volta in un mese. Ancora una volta si è tentato di interrogare l’imputato con l’aiuto di un interprete.

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