Attacco a Parigi tre morti e tre feriti nel centro culturale curdo

Il terrore improvviso ritorna a travolgere Parigi e lo fa a due giorni da Natale. Ieri mattina infatti, poco prima di mezzogiorno, un uomo francese di 69 anni, in rue d’Enghien, nel decimo arrondissement, ha preso a sparare in strada uccidendo tre persone e ferendone gravemente altre tre, prima di essere colpito al volto dalle forze di polizia e trasportato in ospedale.
L’attentato è avvenuto in prossimità del centro culturale curdo Ahmet-Kaya, con un movente apertamente xenofobo.
Dalle ultime ricostruzioni tuttavia, sembrerebbe che l’uomo – un pensionato della Sncf, la compagnia ferroviaria nazionale francese – non avesse come obbiettivo specifico la comunità curda bensì gli stranieri in generale.
La Presidente di municipio, Alexandra Cordebard, ha riferito a BFM Tv che diversi testimoni sono ancora sotto shock e che, oltre al centro culturale, sono stati coinvolti nella sparatoria un negozio di parrucchieri e un ristorante della via.
Il killer, uscito da pochi giorni dal carcere, era noto alla polizia per precedenti reati a sfondo razziale: lo scorso anno, armato di sciabola, si era lanciato contro un campo migranti di Parigi, squarciando sei tende e ferendo due uomini sudanesi. Era poi stato fermato e indagato per tentato omicidio. Inoltre, era già stato arrestato nel 2016 per omicidio colposo e nel 2019 per possesso illegale di armi. “La comunità curda e attraverso di essa tutti i parigini, sono stati colpiti da questi omicidi perpetrati da un militante di estrema destra. I curdi, ovunque essi risiedano, devono poter vivere in pace e in sicurezza. Più che mai, Parigi è dalla loro parte in questi momenti bui”, ha scritto in un tweet la sindaca Anne Hidalgo. Anche Marine Le Pen, capogruppo del Rassemblement National all’Assemblea Nazionale, ha commentato l’accaduto: “Stupore e cordoglio dopo la sparatoria nel cuore di Parigi che è costata la vita a tre persone e causato diversi feriti. Grazie alle forze dell’ordine per il rapido e decisivo intervento. I nostri pensieri alle famiglie delle persone colpite da questo terribile dramma”. Agit Polat, il portavoce del centro culturale, ha subito manifestato la sua indignazione e ha mandato un messaggio preciso al Governo francese: “Ancora una volta le autorità francesi non sono riuscite a proteggerci. Ancora una volta la Direzione generale della sicurezza interna resta a guardarci invece di garantire la nostra incolumità. Per noi questo attacco è terroristico. Fa parte di un clima di tensione consapevolmente mantenuto dalla Turchia”. Polat si riferisce, senza giri di parole, al Governo di Ankara, accusato di persecuzioni politiche e militari a danno dei curdi, sia in patria che all’estero.
Negli ultimi mesi infatti, sono stati molteplici gli attacchi alla popolazione curda: dalla morte della giovanissima Mahsa Amini in Iran lo scorso 16 settembre, ai raid aerei condotti dall’esercito turco nel nord-est della Siria, sede della regione curda di Rojava.
Da ieri pomeriggio, nel quartiere sono iniziate manifestazioni di malcontento e protesta da parte di centinaia di curdi, residenti e non, che hanno tirato pietre alla polizia, ferendo undici agenti. Una nuova protesta, più grande e organizzata, è ora prevista per sabato a Place de la République.
“I curdi di Parigi sono stati l’obbiettivo di un attacco ignobile”, ha commentato il Presidente Macron.
Dalla terribile strage del Bataclan, il 13 novembre del 2015, Parigi è ancora oggi in grande allerta per attentati terroristici. La tensione tra le minoranze residenti in città è palpabile, e la frangia francese di estrema destra (spesso anti-islamica) manifesta insofferenza e sentimenti razzisti e xenofobi.
Lo stesso Houellebecq, noto scrittore francese, ha recentemente fatto discutere per le sue dichiarazioni contro l’immigrazione e i musulmani.
Il terrore improvviso ritorna a travolgere Parigi e lo fa a due giorni da Natale. Ieri mattina infatti, poco prima di mezzogiorno, un uomo francese di 69 anni, in rue d’Enghien, nel decimo arrondissement, ha preso a sparare in strada uccidendo tre persone e ferendone gravemente altre tre, prima di essere colpito al volto dalle forze di polizia e trasportato in ospedale.
L’attentato è avvenuto in prossimità del centro culturale curdo Ahmet-Kaya, con un movente apertamente xenofobo.
Dalle ultime ricostruzioni tuttavia, sembrerebbe che l’uomo – un pensionato della Sncf, la compagnia ferroviaria nazionale francese – non avesse come obbiettivo specifico la comunità curda bensì gli stranieri in generale.
La Presidente di municipio, Alexandra Cordebard, ha riferito a BFM Tv che diversi testimoni sono ancora sotto shock e che, oltre al centro culturale, sono stati coinvolti nella sparatoria un negozio di parrucchieri e un ristorante della via.
Il killer, uscito da pochi giorni dal carcere, era noto alla polizia per precedenti reati a sfondo razziale: lo scorso anno, armato di sciabola, si era lanciato contro un campo migranti di Parigi, squarciando sei tende e ferendo due uomini sudanesi. Era poi stato fermato e indagato per tentato omicidio. Inoltre, era già stato arrestato nel 2016 per omicidio colposo e nel 2019 per possesso illegale di armi. “La comunità curda e attraverso di essa tutti i parigini, sono stati colpiti da questi omicidi perpetrati da un militante di estrema destra. I curdi, ovunque essi risiedano, devono poter vivere in pace e in sicurezza. Più che mai, Parigi è dalla loro parte in questi momenti bui”, ha scritto in un tweet la sindaca Anne Hidalgo. Anche Marine Le Pen, capogruppo del Rassemblement National all’Assemblea Nazionale, ha commentato l’accaduto: “Stupore e cordoglio dopo la sparatoria nel cuore di Parigi che è costata la vita a tre persone e causato diversi feriti. Grazie alle forze dell’ordine per il rapido e decisivo intervento. I nostri pensieri alle famiglie delle persone colpite da questo terribile dramma”. Agit Polat, il portavoce del centro culturale, ha subito manifestato la sua indignazione e ha mandato un messaggio preciso al Governo francese: “Ancora una volta le autorità francesi non sono riuscite a proteggerci. Ancora una volta la Direzione generale della sicurezza interna resta a guardarci invece di garantire la nostra incolumità. Per noi questo attacco è terroristico. Fa parte di un clima di tensione consapevolmente mantenuto dalla Turchia”. Polat si riferisce, senza giri di parole, al Governo di Ankara, accusato di persecuzioni politiche e militari a danno dei curdi, sia in patria che all’estero.
Negli ultimi mesi infatti, sono stati molteplici gli attacchi alla popolazione curda: dalla morte della giovanissima Mahsa Amini in Iran lo scorso 16 settembre, ai raid aerei condotti dall’esercito turco nel nord-est della Siria, sede della regione curda di Rojava.
Da ieri pomeriggio, nel quartiere sono iniziate manifestazioni di malcontento e protesta da parte di centinaia di curdi, residenti e non, che hanno tirato pietre alla polizia, ferendo undici agenti. Una nuova protesta, più grande e organizzata, è ora prevista per sabato a Place de la République.
“I curdi di Parigi sono stati l’obbiettivo di un attacco ignobile”, ha commentato il Presidente Macron.
Dalla terribile strage del Bataclan, il 13 novembre del 2015, Parigi è ancora oggi in grande allerta per attentati terroristici. La tensione tra le minoranze residenti in città è palpabile, e la frangia francese di estrema destra (spesso anti-islamica) manifesta insofferenza e sentimenti razzisti e xenofobi.
Lo stesso Houellebecq, noto scrittore francese, ha recentemente fatto discutere per le sue dichiarazioni contro l’immigrazione e i musulmani.
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