Cultura & Spettacolo

SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI – Attenzione alla gente “perbene”

di Nicola Santini -


Guardiamoci bene da quelli che si sentono tanto bravi: sono quelli capaci delle nefandezze peggiori.
Il loro sentirsi nel costante bisogno di aiutare, adoperarsi, soccorrere poco ha a che vedere con un sentimento reale.

Nella maggior parte dei casi è pura necessità di compiacere per elevarsi.
Mi spiego: c’è, in questa gente, una volontà precisa di cercare situazioni di debolezza, farsi soluzione, identificarsi con chi sta dall’altro lato del problema.

Ma senza il problema non esistono, quindi, talvolta, sono coloro che il problema lo creano, per poi poterlo risolvere. E sentirsi dire bravi. Io mi metto volentieri nel file dei cattivi.

Mi sento come la suora cattiva di Sister Act, non ho mai sentito il bisogno di ingraziarmi nessuno, perché non essendo uno squalo, non ho bisogno del sangue degli altri per sentirmi vivo.

Per contro, la letteratura dei belli, buoni amo-teso-malameraviglia invece ci illumina d’immenso a favore di camera talmente tanto che poi i nuovi buoni sono gli egoisti ritorti sul loro bisogno di sentirsi meravigliosi, mentre i cattivi sono quelli che guardano al mondo per quello che è: una giungla.


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