Autismo e disabilità psichica: generare processi d’inclusione in epoca Covid

Il 2020 con l’emergenza Covid-19 ha stravolto la vita di ognuno, generando criticità e acutizzando le difficoltà: che impatto ha avuto la pandemia sul sociale? Se ritmi diversi e nuove routine hanno minato l’equilibrio di tutti, per ragazzi autistici, con disagio mentale o con disabilità psichica il processo è stato ancora più difficile, acutizzando situazioni di emarginazione e di sofferenza psicologica che ne conseguono. Generare processi d’inclusione è però possibile anche in epoca Covid: lo dimostra l’esperienza de Il desiderio di Barbiana – cooperativa e impresa sociale attiva sul territorio laziale nata per dare risposte a tali situazioni delicate e complesse – che continua a promuovere percorsi di cura e attività lavorative che favoriscano l’inclusione e l’emancipazione delle persone che frequentano i servizi di cura e di accoglienza. 

“Tra i progetti più importanti sviluppati sul territorio c’è una comunità per adolescenti autistici, una per giovani adulti e diverse iniziative di accompagnamento all’inclusione socio-lavorativa che diano continuità a ragazzi e ragazze coinvolti – spiega Manuele Cicuti, Direttore Terapeutico della cooperativa. 

Con Il desiderio di Barbiana abbiamo attivato diversi servizi educativi-terapeutici quali agricoltura sociale, interventi assistiti con gli animali, inserimento lavorativo presso attività di ristorazione e, a breve, laproduzione di birra artigianale, oltre a due comunità diurne e residenziali per adulti e minori autistici e con disagio psicosociale: Antenna 00100”. Nata a Nazzano, in provincia di Roma, prendendo spunto dall’efficace esperienza dell’Antenna 110 – istituzione residenziale fondata a Bruxelles nel 1974 da Antonio Di Ciaccia -, Antenna 00100 offre un servizio educativo, terapeutico e riabilitativo nei confronti di adulti e minori (maschi e femmine) in situazione di evidente disagio psico-sociale, autistici e con gravi disturbi di comportamento. Utilizzando il riferimento allapratique à plusieurs per realizzare un modo di vita inedito che permetta al soggetto autistico di far fronte a ciò che si presenta come minaccioso, non regolato, i 30 operatori di Antenna 00100 creano proposte e soluzioni che puntano all’emergere del soggetto, al dare un posto al soggetto lì dove si trova a vivere, nei contesti e nelle situazioni in cui è immerso. La base del approccio clinico ed educativo è la considerazione della singolarità di ogni ospite e di ogni intervento che viene realizzato in suo favore. Non solo la singolarità di ognuno è accolta come il segno distintivo di uno stile personale, ma è anche la forza motrice del lavoro con i beneficiari. “Per coloro che vengono esclusi – continua Manuele Cicuti – vogliamo inventare proposte e soluzioni che generino processi d’inclusione e contrastino la segregazione.  Ogni ragazzo che arriva nella nostra struttura è, di fatto, già al lavoro e noi facciamo perno proprio sul suo lavoro per contribuire a far emergere una modalità specifica e caratteristica di ciascuno, al fine di inserirsi nella comunità, nelle occupazioni lavorative, nel tessuto sociale. Non siamo noi a pensare le attività prima dell’incontro con gli utenti, ma le nostre attività nascono creativamente proprio in risposta alla loro struttura e alla loro singolarità”. 

Come tutti, anche la cooperativa ha risentito dell’impatto del Covid-19: nel momento più intenso della pandemia, dove gli ospiti dell’istituzione residenziale non potevano più vedere i propri genitori, svolgere attività esterne o andare al supermercato, i 15 residenti adolescenti e giovani adulti, con diagnosi di autismo o altre forme di grave disabilità psichica, hanno percepito il problema esterno adattandosi alla nuova realtà, un processo difficile per tutti, ancor più per loro. 

“I nostri operatori – conclude Manuele Cicuti – pur sentendosi preoccupati per sé stessi e le loro famiglie, sono rimasti lucidi e professionali, gestendo la propria angoscia e ansia, perché questi ragazzi con cui lavoriamo riescono a capire lo stato di chi hanno di fronte anche solo attraverso lo sguardo e la tonalità della voce. Ci sono ragazzi che trovano conforto semplicemente appoggiandosi sulla relazione con un “Altro” sufficientemente regolato. Richieste di “coccole” o di poter vedere mamma e papà sono stati momenti impegnativi da gestire ma che ci hanno permesso di trasmettergli la nostra presenza e supporto. 

Questa pandemia ha senza dubbio messo in luce l’importanza delle relazioni, di esser-ci, di saper stare”.

Carolina Biordi

Il 2020 con l’emergenza Covid-19 ha stravolto la vita di ognuno, generando criticità e acutizzando le difficoltà: che impatto ha avuto la pandemia sul sociale? Se ritmi diversi e nuove routine hanno minato l’equilibrio di tutti, per ragazzi autistici, con disagio mentale o con disabilità psichica il processo è stato ancora più difficile, acutizzando situazioni di emarginazione e di sofferenza psicologica che ne conseguono. Generare processi d’inclusione è però possibile anche in epoca Covid: lo dimostra l’esperienza de Il desiderio di Barbiana – cooperativa e impresa sociale attiva sul territorio laziale nata per dare risposte a tali situazioni delicate e complesse – che continua a promuovere percorsi di cura e attività lavorative che favoriscano l’inclusione e l’emancipazione delle persone che frequentano i servizi di cura e di accoglienza. 

“Tra i progetti più importanti sviluppati sul territorio c’è una comunità per adolescenti autistici, una per giovani adulti e diverse iniziative di accompagnamento all’inclusione socio-lavorativa che diano continuità a ragazzi e ragazze coinvolti – spiega Manuele Cicuti, Direttore Terapeutico della cooperativa. 

Con Il desiderio di Barbiana abbiamo attivato diversi servizi educativi-terapeutici quali agricoltura sociale, interventi assistiti con gli animali, inserimento lavorativo presso attività di ristorazione e, a breve, laproduzione di birra artigianale, oltre a due comunità diurne e residenziali per adulti e minori autistici e con disagio psicosociale: Antenna 00100”. Nata a Nazzano, in provincia di Roma, prendendo spunto dall’efficace esperienza dell’Antenna 110 – istituzione residenziale fondata a Bruxelles nel 1974 da Antonio Di Ciaccia -, Antenna 00100 offre un servizio educativo, terapeutico e riabilitativo nei confronti di adulti e minori (maschi e femmine) in situazione di evidente disagio psico-sociale, autistici e con gravi disturbi di comportamento. Utilizzando il riferimento allapratique à plusieurs per realizzare un modo di vita inedito che permetta al soggetto autistico di far fronte a ciò che si presenta come minaccioso, non regolato, i 30 operatori di Antenna 00100 creano proposte e soluzioni che puntano all’emergere del soggetto, al dare un posto al soggetto lì dove si trova a vivere, nei contesti e nelle situazioni in cui è immerso. La base del approccio clinico ed educativo è la considerazione della singolarità di ogni ospite e di ogni intervento che viene realizzato in suo favore. Non solo la singolarità di ognuno è accolta come il segno distintivo di uno stile personale, ma è anche la forza motrice del lavoro con i beneficiari. “Per coloro che vengono esclusi – continua Manuele Cicuti – vogliamo inventare proposte e soluzioni che generino processi d’inclusione e contrastino la segregazione.  Ogni ragazzo che arriva nella nostra struttura è, di fatto, già al lavoro e noi facciamo perno proprio sul suo lavoro per contribuire a far emergere una modalità specifica e caratteristica di ciascuno, al fine di inserirsi nella comunità, nelle occupazioni lavorative, nel tessuto sociale. Non siamo noi a pensare le attività prima dell’incontro con gli utenti, ma le nostre attività nascono creativamente proprio in risposta alla loro struttura e alla loro singolarità”. 

Come tutti, anche la cooperativa ha risentito dell’impatto del Covid-19: nel momento più intenso della pandemia, dove gli ospiti dell’istituzione residenziale non potevano più vedere i propri genitori, svolgere attività esterne o andare al supermercato, i 15 residenti adolescenti e giovani adulti, con diagnosi di autismo o altre forme di grave disabilità psichica, hanno percepito il problema esterno adattandosi alla nuova realtà, un processo difficile per tutti, ancor più per loro. 

“I nostri operatori – conclude Manuele Cicuti – pur sentendosi preoccupati per sé stessi e le loro famiglie, sono rimasti lucidi e professionali, gestendo la propria angoscia e ansia, perché questi ragazzi con cui lavoriamo riescono a capire lo stato di chi hanno di fronte anche solo attraverso lo sguardo e la tonalità della voce. Ci sono ragazzi che trovano conforto semplicemente appoggiandosi sulla relazione con un “Altro” sufficientemente regolato. Richieste di “coccole” o di poter vedere mamma e papà sono stati momenti impegnativi da gestire ma che ci hanno permesso di trasmettergli la nostra presenza e supporto. 

Questa pandemia ha senza dubbio messo in luce l’importanza delle relazioni, di esser-ci, di saper stare”.

Carolina Biordi

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