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Giustizia

Giustizia e riforme, Menorello: “Il SÌ per rimettere la persona al centro del processo”

di Anna Tortora -


L’avv. Domenico Menorello, vicepresidente dei Comitati Cattolici Civici per un Giusto SÌ, spiega le ragioni del SÌ al referendum sulla riforma della giustizia.

La distinzione tra le carriere di giudicante e requirente può essere considerata il completamento del giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione?

Sì. Abbiamo costituito i Comitati di civici e cattolici convinti che il giusto processo dell’art. 111 è quello che consente alla giustizia umana di mettere al centro la singola persona. Ciò impone sia la terzietà e la responsabilità del Giudice, sia di uscire da quel suprematismo di quella certa giustizia politicizzata, che non applica le leggi ma ne impone di nuove, persino sulle questioni antropologiche più complesse.

Il sorteggio per il CSM è l’unica medicina efficace contro il ‘correntismo’ che ha minato la credibilità della magistratura negli ultimi anni?

Il sorteggio pone a tutti il problema di fondo: il giudice può “far politica”? Ciò introduce anche un CSM “politicizzato”, in mano ai “partiti politici” dei magistrati. Allora, non è (solo) la bravura professionale a determinare le carriere e gli incarichi, ma la fedeltà al disegno delle correnti. Il sorteggio contesta questa sbagliatissima concezione della giustizia, per ridarle purezza. E fino ad oggi a farne le spese sono stati quei magistrati (solo) bravi, troppo spesso sopravanzati da colleghi più protetti da una corrente. Con danno per tutti.

Perché un’Alta Corte esterna ai due CSM garantirebbe più imparzialità nei giudizi disciplinari rispetto all’attuale sistema di autogoverno?

Perché attualmente il CSM garantisce per lo più l’autoreferenzialità dei magistrati, che corrono ben pochi rischi disciplinari anche a fronte di comportamenti abnormi. Come è possibile che con 1000 ingiuste detenzioni l’anno i procedimenti disciplinari siano lo 0,002% e le sanzioni lo 0,0003%? L’Alta Corte, chiesta sin dal 1991 dal grande costituzionalista, prof. Livio Paladin, potrà solo fare meglio. Imporrà più attenzione a tutti i magistrati. E tutti noi ne avremo benefici veri.

In che modo il SÌ può concretamente ricostruire il rapporto di fiducia, oggi ai minimi termini, tra cittadini e giustizia?

Allo stesso modo con cui un ospedale che rimetta al centro il paziente, riconquista subito la fiducia di chi ha bisogno di cure. La riforma, poco o tanto che sia, fa cambiare direzione alla giustizia. Ne ribalta il baricentro, spostandolo da chi ha il potere giudiziario a chi chiede giustizia, proprio come prevedono gli artt. 2, 3, 25, 27 e 111 della Costituzione. E al tempo stesso rafforza l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati con il nuovo art. 104. Questo è il giudizio “sul testo”, che siamo chiamati a fare nostro nel grande momento in cui il “legislatore”, anzi il “riformatore” è il popolo stesso. Ognuno di noi in prima persona! Leggiamo il testo e scopriremo con quante bugie ci stanno ingannando alcuni partiti! Ha fatto davvero bene Luca Moro, nipote prediletto del Presidente Aldo Moro a richiamare il senso dell’intervento di suo nonno alla Costituente a difesa del referendum: “È la libertà di scelta della gente che deve votare secondo il proprio cuore e non per forza secondo le indicazioni del partito”. Già! Possiamo davvero farci sottrarre un’occasione così importante per noi e i nostri figli?

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