Baby gang, “Proposta di legge ferma da tre anni”

La denuncia di Salvini: “Abbassare l’età di imputabilità per i minori”. Fratelli d’Italia attacca lo ius scholae

La violenza giovanile aumenta e beneficia degli effetti catastrofici della pachidermica burocrazia istituzionale. La Lega ritrova una coesione granitica dopo i fatti di Peschiera del Garda e Matteo Salvini, seguito dal partito, lancia il sasso della polemica: “La nostra proposta di legge contro le baby gang è ferma da tre anni in Parlamento”.

Dopo la maxirissa e le molestie patite da alcune ragazzine sul treno, al ritorno dal parco divertimenti di Gardaland, da parte di una gang di giovanissimi stranieri, Matteo Salvini ha alzato la voce. E ha affermato:  “Da Nord a Sud l’escalation di violenza causata dalle baby gang non si arresta eppure da tre anni una legge risolutiva della Lega è ferma in parlamento. Chiediamo di abbassare l’età di imputabilità per i minori e di prevedere l’aggravante dell’associazione per i reati commessi da minorenni. È urgente che la politica affronti questa emergenza perché i cittadini hanno diritto di vivere in totale sicurezza”.

La proposta di legge leghista è tutta incentrata sulla necessità di far scendere a 12 anni la soglia di punibilità e di imputabilità. Oggi il legislatore ritiene che prima dei 14 anni non si abbia la capacità di intendere e comprendere la portata dei propri gesti. Insomma, per la Lega a 12 anni si è perfettamente in grado di comprendere che certi atteggiamenti e comportamenti costituiscono un reato.

Dopo la proposta di Salvini, è arrivato l’impegno dei parlamentari leghisti. È stato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari a prendere posizione, chiedendo di fare presto ad avviare i lavori parlamentari per la discussione della proposta di legge, ferma ormai dal 2019: “Si calendarizzi immediatamente la nostra proposta di legge sulle baby gang. Ogni giorno assistiamo a fenomeni di violenza in tutta Italia e non possiamo accettare che tutto sia ancora fermo in commissione. Occorre quanto prima intervenire abbassando l’età imputabile da 14 a 12 anni ed eliminare le premialità previste per le condanne ai minori nei casi in cui scatti l’aggravante dell’associazione. Le istituzioni hanno il dovere di affrontare il problema, non rimandarlo”.

Una sponda alla Lega, in questa battaglia, è arrivata da Fratelli d’Italia. Che, però, chiede di riflettere sui meccanismi relativi al conferimento della cittadinanza italiana, primo su tutti quello previsto dalla proposta del cosiddetto ius scholae. In una nota, i deputati Augusta Montaruli ed Emanuele Prisco hanno affermato: “I fatti di Desenzano e quelli che coinvolgono numerose baby gang in giro per l’Italia, dimostrano che serve una riflessione aggiuntiva sullo ius scholae proposto dalla sinistra. Prima l’integrazione poi la cittadinanza, prima i doveri poi i diritti”. Dunque hanno spiegato: “Il governo ci dica piuttosto cosa sta facendo per l’integrazione effettiva e concreta. Ad oggi gli unici sforzi vengono da scuole e parrocchie, anche nei confronti dei ragazzi musulmani. E’ un valore anche questo ma non basta affidarsi a questi due perni per dirci che integrazione c’é: episodi come quelli a cui assistiamo e le nostre stesse periferie dimostrano esattamente il contrario”. 

La denuncia di Salvini: “Abbassare l’età di imputabilità per i minori”. Fratelli d’Italia attacca lo ius scholae

La violenza giovanile aumenta e beneficia degli effetti catastrofici della pachidermica burocrazia istituzionale. La Lega ritrova una coesione granitica dopo i fatti di Peschiera del Garda e Matteo Salvini, seguito dal partito, lancia il sasso della polemica: “La nostra proposta di legge contro le baby gang è ferma da tre anni in Parlamento”.

Dopo la maxirissa e le molestie patite da alcune ragazzine sul treno, al ritorno dal parco divertimenti di Gardaland, da parte di una gang di giovanissimi stranieri, Matteo Salvini ha alzato la voce. E ha affermato:  “Da Nord a Sud l’escalation di violenza causata dalle baby gang non si arresta eppure da tre anni una legge risolutiva della Lega è ferma in parlamento. Chiediamo di abbassare l’età di imputabilità per i minori e di prevedere l’aggravante dell’associazione per i reati commessi da minorenni. È urgente che la politica affronti questa emergenza perché i cittadini hanno diritto di vivere in totale sicurezza”.

La proposta di legge leghista è tutta incentrata sulla necessità di far scendere a 12 anni la soglia di punibilità e di imputabilità. Oggi il legislatore ritiene che prima dei 14 anni non si abbia la capacità di intendere e comprendere la portata dei propri gesti. Insomma, per la Lega a 12 anni si è perfettamente in grado di comprendere che certi atteggiamenti e comportamenti costituiscono un reato.

Dopo la proposta di Salvini, è arrivato l’impegno dei parlamentari leghisti. È stato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari a prendere posizione, chiedendo di fare presto ad avviare i lavori parlamentari per la discussione della proposta di legge, ferma ormai dal 2019: “Si calendarizzi immediatamente la nostra proposta di legge sulle baby gang. Ogni giorno assistiamo a fenomeni di violenza in tutta Italia e non possiamo accettare che tutto sia ancora fermo in commissione. Occorre quanto prima intervenire abbassando l’età imputabile da 14 a 12 anni ed eliminare le premialità previste per le condanne ai minori nei casi in cui scatti l’aggravante dell’associazione. Le istituzioni hanno il dovere di affrontare il problema, non rimandarlo”.

Una sponda alla Lega, in questa battaglia, è arrivata da Fratelli d’Italia. Che, però, chiede di riflettere sui meccanismi relativi al conferimento della cittadinanza italiana, primo su tutti quello previsto dalla proposta del cosiddetto ius scholae. In una nota, i deputati Augusta Montaruli ed Emanuele Prisco hanno affermato: “I fatti di Desenzano e quelli che coinvolgono numerose baby gang in giro per l’Italia, dimostrano che serve una riflessione aggiuntiva sullo ius scholae proposto dalla sinistra. Prima l’integrazione poi la cittadinanza, prima i doveri poi i diritti”. Dunque hanno spiegato: “Il governo ci dica piuttosto cosa sta facendo per l’integrazione effettiva e concreta. Ad oggi gli unici sforzi vengono da scuole e parrocchie, anche nei confronti dei ragazzi musulmani. E’ un valore anche questo ma non basta affidarsi a questi due perni per dirci che integrazione c’é: episodi come quelli a cui assistiamo e le nostre stesse periferie dimostrano esattamente il contrario”. 

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