Batterie, la lotta al monopolio cinese fa tappa a Roma

Arriva da Roma la risposta al monopolio cinese della tecnologia per la produzione delle batterie di alimentazione delle auto elettriche, una delle chiavi per lo sviluppo della transizione energetica. Una prospettiva concreta, anche se con un primo traguardo immaginato a 4/5 anni, per contrastare la crisi delle filiere di approvvigionamento delle materie prime, controllate al 90% dalla Cina grazie alle concessioni su nichel e cobalto, elementi necessari per costruire gli accumulatori, ma anche in forza degli accordi decennali che il colosso asiatico ha stipulato con i Paesi di Africa e Sud America detentori delle risorse.

L’Europa lavora per avviare una filiera industriale europea delle batterie, per sviluppare tecnologie di accumulo più sicure, durevoli ed economiche a supporto della mobilità elettrica. E l’Italia partecipa ospitando il progetto European Battery Innovation (EuBatIn), che prevede il coinvolgimento dei principali operatori del settore e delle istituzioni di 12 Paesi e un finanziamento complessivo di 2,9 miliardi di euro. Per il nostro Paese partecipano ENEA e Istituto Bruno Kessler sul fronte ricerca. Nutrito e di valore anche il pacchetto delle 12 imprese coinvolte (Endurance Spa, Enel X Srl, ENGITEC Technologies Spa, FIAMM Energy Technology, Fiat Chrysler Automobiles, Fluorsid Alkeemia Spa, FPT Industrial, Green Energy Storage Srl, Italmatch Chemicals Spa, Italy Srl, MIDAC Spa, Solvay).

Una sinergia tra ricerca e sviluppo che indirettamente fornisce una risposta alla questione sollevata solo pochi giorni fa a Sorrento, al Forum Ambrosetti “Verso Sud”, dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Vittorio Colao, che aveva puntato l’indice contro la tendenza tutta italiana a privilegiare l’aspetto della ricerca rispetto allo sviluppo di iniziative imprenditoriali.

Il quartier generale della sfida alla Cina è il Centro ENEA di Casaccia, a Roma, dove da qualche giorno si lavora, come racconta Pier Paolo Frosini, responsabile dell’iniziativa, “alla progettazione dell’Advanced Battery Laboratory (AB-Lab)”. Sarà un innovativo laboratorio che, con un investimento di circa 27 milioni di euro, fornirà un vero e proprio banco di prova alle imprese durante la fase di prima implementazione industriale. “Sarà una piattaforma flessibile e polivalente – spiega Frosini – per svolgere l’intero processo produttivo e annullare così la linea d’ombra che spesso caratterizza la ricerca in questo campo: dalla realizzazione di batterie di nuova concezione fino alla chiusura del ciclo”.

L’AB-Lab farà da ponte tra le attività di ricerca e la produzione industriale, dando impulso al trasferimento tecnologico e all’industrializzazione di prototipi di laboratorio. “Siamo fiduciosi – sottolinea Frosini – che questo lungo, dettagliato ed ampio lavoro possa portare a risultati significativi, per la costruzione di una filiera europea che si possa giovare della grande qualità della ricerca sviluppata in Paesi, come l’Italia, in cui purtroppo realtà anche importanti stentano ad avviare la produzione. Con l’AB- Lab puntiamo a rendere operativo il processo per accelerare nel campo dell’accumulo di energia per l’automotive”.

Alessio Gallicola

Arriva da Roma la risposta al monopolio cinese della tecnologia per la produzione delle batterie di alimentazione delle auto elettriche, una delle chiavi per lo sviluppo della transizione energetica. Una prospettiva concreta, anche se con un primo traguardo immaginato a 4/5 anni, per contrastare la crisi delle filiere di approvvigionamento delle materie prime, controllate al 90% dalla Cina grazie alle concessioni su nichel e cobalto, elementi necessari per costruire gli accumulatori, ma anche in forza degli accordi decennali che il colosso asiatico ha stipulato con i Paesi di Africa e Sud America detentori delle risorse.

L’Europa lavora per avviare una filiera industriale europea delle batterie, per sviluppare tecnologie di accumulo più sicure, durevoli ed economiche a supporto della mobilità elettrica. E l’Italia partecipa ospitando il progetto European Battery Innovation (EuBatIn), che prevede il coinvolgimento dei principali operatori del settore e delle istituzioni di 12 Paesi e un finanziamento complessivo di 2,9 miliardi di euro. Per il nostro Paese partecipano ENEA e Istituto Bruno Kessler sul fronte ricerca. Nutrito e di valore anche il pacchetto delle 12 imprese coinvolte (Endurance Spa, Enel X Srl, ENGITEC Technologies Spa, FIAMM Energy Technology, Fiat Chrysler Automobiles, Fluorsid Alkeemia Spa, FPT Industrial, Green Energy Storage Srl, Italmatch Chemicals Spa, Italy Srl, MIDAC Spa, Solvay).

Una sinergia tra ricerca e sviluppo che indirettamente fornisce una risposta alla questione sollevata solo pochi giorni fa a Sorrento, al Forum Ambrosetti “Verso Sud”, dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Vittorio Colao, che aveva puntato l’indice contro la tendenza tutta italiana a privilegiare l’aspetto della ricerca rispetto allo sviluppo di iniziative imprenditoriali.

Il quartier generale della sfida alla Cina è il Centro ENEA di Casaccia, a Roma, dove da qualche giorno si lavora, come racconta Pier Paolo Frosini, responsabile dell’iniziativa, “alla progettazione dell’Advanced Battery Laboratory (AB-Lab)”. Sarà un innovativo laboratorio che, con un investimento di circa 27 milioni di euro, fornirà un vero e proprio banco di prova alle imprese durante la fase di prima implementazione industriale. “Sarà una piattaforma flessibile e polivalente – spiega Frosini – per svolgere l’intero processo produttivo e annullare così la linea d’ombra che spesso caratterizza la ricerca in questo campo: dalla realizzazione di batterie di nuova concezione fino alla chiusura del ciclo”.

L’AB-Lab farà da ponte tra le attività di ricerca e la produzione industriale, dando impulso al trasferimento tecnologico e all’industrializzazione di prototipi di laboratorio. “Siamo fiduciosi – sottolinea Frosini – che questo lungo, dettagliato ed ampio lavoro possa portare a risultati significativi, per la costruzione di una filiera europea che si possa giovare della grande qualità della ricerca sviluppata in Paesi, come l’Italia, in cui purtroppo realtà anche importanti stentano ad avviare la produzione. Con l’AB- Lab puntiamo a rendere operativo il processo per accelerare nel campo dell’accumulo di energia per l’automotive”.

Alessio Gallicola

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