Bce, caos tassi

Falchi contro colombe, compromesso al ribasso

L’annuncio tanto atteso fa calare il sipario sull’era del denaro a buon mercato della Bce. In soffitta il “whathever it takes” di Draghi, non è più tempo di acquisti centralizzati indiscriminati. I governatori della Banca Centrale Europea, riuniti eccezionalmente ad Amsterdam invece che a Francoforte, hanno deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base a luglio, prevedendo un ulteriore, identico incremento a settembre, concordando anche di fermare lo stimolo all’acquisto di obbligazioni statali a partire dal primo luglio. Alla fine la presidente Lagarde parla di “decisioni unanimi”, spiegando che la banca si sta imbarcando in “un viaggio” che includerà “una serie di mosse nel corso dei prossimi mesi”. Ma il racconto ufficiale, come spesso accade, presenta delle lacune. L’unanimità di cui parla Lagarde è stata raggiunta ma solo al termine di un’accesa discussione all’interno del Consiglio, che alla fine ha trovato un compromesso tra le opposte posizioni. Falchi e colombe si sono scontrati per due giorni e alla fine ne sono usciti tutti scontenti.

I governatori “accomodanti” hanno lasciato Amsterdam consapevoli di essere stati costretti dall’inflazione record a fare concessioni sul ritmo degli aumenti dei tassi di interesse nei prossimi mesi. “Ho l’impressione che alla fine abbiamo perso tutti”, detta al Financial Times un membro del consiglio direttivo ascrivibile alla corrente delle “colombe”. La probabilità che entro l’autunno aumenterà sopra lo zero il tasso di deposito di riferimento, più velocemente di quanto si aspettassero gli investitori, per far fronte ad un’inflazione cresciuta di quattro volte rispetto alle previsioni della banca, viene considerato “il peggior risultato possibile”.

Non festeggiano appieno neanche i “falchi”, guidati dal premier olandese Rutte, che spingevano affinché l’Europa abbandonasse in un colpo solo, già a luglio, gli otto anni di tassi negativi  attraverso un aumento aggressivo di mezzo punto percentuale del tasso sui depositi dall’attuale livello di meno 0,5%. Alla fine l’accordo, redatto dal capo economista della BCE Philip Lane, è stato trovato sull’aumento di 25 punti base nel prossimo mese, anche se i falchi di Rutte hanno ottenuto dalla Bce l’impegno ad un maggiore incremento in autunno se le prospettive di inflazione “persistono o si deteriorano”.

Ma i falchi, che si sentono in ascesa, non sono del tutto soddisfatti e sotto traccia continuano a ritenere possibile l’aumento massiccio in un colpo solo a luglio, soprattutto se i dati di fine giugno dovessero confermare che l’inflazione dell’eurozona avrà superato nuovamente le previsioni.

La decisione della Bce sembra aver scontentato anche gli investitori, delusi dal non aver registrato, da parte della banca, un impegno più chiaro a lanciare un nuovo schema di acquisto di obbligazioni, se necessario, per evitare una nuova crisi del debito tra i Paesi dell’Europa meridionale altamente indebitati, tra cui l’Italia. La preoccupazione è, infatti, che la nuova realtà spingerà questi Paesi a prendere decisioni autonome, contribuendo ad una frammentazione dei mercati nella zona euro e sostanzialmente riportando le lancette dell’orologio a prima del 2014, quando la Bce iniziò ad acquistare obbligazioni.

Sul tema però la presidente Lagarde, contrariamente agli auspici di molti, ha preferito non esprimersi annunciando il lancio di un nuovo strumento ad hoc, avendo convenuto con i consiglieri che non avesse senso cercare di progettare un nuovo strumento per affrontare questo rischio fino a quando non si è materializzato, perché si rischierebbe un blocco del provvedimento da parte degli stessi avvocati della Bce per non essere “proporzionato”.

Falchi contro colombe, compromesso al ribasso

L’annuncio tanto atteso fa calare il sipario sull’era del denaro a buon mercato della Bce. In soffitta il “whathever it takes” di Draghi, non è più tempo di acquisti centralizzati indiscriminati. I governatori della Banca Centrale Europea, riuniti eccezionalmente ad Amsterdam invece che a Francoforte, hanno deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base a luglio, prevedendo un ulteriore, identico incremento a settembre, concordando anche di fermare lo stimolo all’acquisto di obbligazioni statali a partire dal primo luglio. Alla fine la presidente Lagarde parla di “decisioni unanimi”, spiegando che la banca si sta imbarcando in “un viaggio” che includerà “una serie di mosse nel corso dei prossimi mesi”. Ma il racconto ufficiale, come spesso accade, presenta delle lacune. L’unanimità di cui parla Lagarde è stata raggiunta ma solo al termine di un’accesa discussione all’interno del Consiglio, che alla fine ha trovato un compromesso tra le opposte posizioni. Falchi e colombe si sono scontrati per due giorni e alla fine ne sono usciti tutti scontenti.

I governatori “accomodanti” hanno lasciato Amsterdam consapevoli di essere stati costretti dall’inflazione record a fare concessioni sul ritmo degli aumenti dei tassi di interesse nei prossimi mesi. “Ho l’impressione che alla fine abbiamo perso tutti”, detta al Financial Times un membro del consiglio direttivo ascrivibile alla corrente delle “colombe”. La probabilità che entro l’autunno aumenterà sopra lo zero il tasso di deposito di riferimento, più velocemente di quanto si aspettassero gli investitori, per far fronte ad un’inflazione cresciuta di quattro volte rispetto alle previsioni della banca, viene considerato “il peggior risultato possibile”.

Non festeggiano appieno neanche i “falchi”, guidati dal premier olandese Rutte, che spingevano affinché l’Europa abbandonasse in un colpo solo, già a luglio, gli otto anni di tassi negativi  attraverso un aumento aggressivo di mezzo punto percentuale del tasso sui depositi dall’attuale livello di meno 0,5%. Alla fine l’accordo, redatto dal capo economista della BCE Philip Lane, è stato trovato sull’aumento di 25 punti base nel prossimo mese, anche se i falchi di Rutte hanno ottenuto dalla Bce l’impegno ad un maggiore incremento in autunno se le prospettive di inflazione “persistono o si deteriorano”.

Ma i falchi, che si sentono in ascesa, non sono del tutto soddisfatti e sotto traccia continuano a ritenere possibile l’aumento massiccio in un colpo solo a luglio, soprattutto se i dati di fine giugno dovessero confermare che l’inflazione dell’eurozona avrà superato nuovamente le previsioni.

La decisione della Bce sembra aver scontentato anche gli investitori, delusi dal non aver registrato, da parte della banca, un impegno più chiaro a lanciare un nuovo schema di acquisto di obbligazioni, se necessario, per evitare una nuova crisi del debito tra i Paesi dell’Europa meridionale altamente indebitati, tra cui l’Italia. La preoccupazione è, infatti, che la nuova realtà spingerà questi Paesi a prendere decisioni autonome, contribuendo ad una frammentazione dei mercati nella zona euro e sostanzialmente riportando le lancette dell’orologio a prima del 2014, quando la Bce iniziò ad acquistare obbligazioni.

Sul tema però la presidente Lagarde, contrariamente agli auspici di molti, ha preferito non esprimersi annunciando il lancio di un nuovo strumento ad hoc, avendo convenuto con i consiglieri che non avesse senso cercare di progettare un nuovo strumento per affrontare questo rischio fino a quando non si è materializzato, perché si rischierebbe un blocco del provvedimento da parte degli stessi avvocati della Bce per non essere “proporzionato”.

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