Cronaca

Belgrado, strage a scuola: 13enne uccide 9 persone. Arrestati i genitori

di Martina Melli -


Ieri mattina un ragazzo di 13 anni ha ucciso otto bambini e una guardia di sicurezza nella scuola Vladislav Ribnika di Belgrado, in Serbia.
Il colpevole, uno studente di seconda media identificato come K.K., aveva pianificato l’attacco nei minimi dettagli da almeno un mese: sono stati infatti trovati nella sua stanza lo schema dell’attacco, la lista dei compagni da uccidere e una piantina dell’edificio. Ha rubato la pistola del padre e si è recato alla scuola dove prima ha sparato all’insegnante, poi ai compagni e alle guardie di sicurezza. Le otto vittime minorenni, sette ragazze e un ragazzo, avevano tutte un’ età compresa tra gli 11 e i 14 anni.
La polizia è stata avvertita alle 8.40 da un assistente del preside. Pochi minuti dopo, lo stesso killer ha chiamato gli agenti dicendo di aver sparato a diverse persone.
Milan Nedeljkovic, sindaco del distretto centrale di Vracar dove si trova la scuola, ha fatto sapere che l’insegnante colpita sta lottando tra la vita e la morte e che sono stati ricoverati sei bambini, di cui una in prognosi grave.
Il ragazzo coinvolto non potrà essere ritenuto penalmente responsabile perché non ha ancora compiuto i 14 anni.
Nel frattempo però, il padre, un uomo di 48 anni, è stato arrestato perché sospettato di aver commesso gravi reati contro la sicurezza generale.
Veselin Milic, il capo della polizia di Belgrado, ha dichiarato in una conferenza stampa che K.K. aveva sulla scrivania della propria stanza una lista di compagni che voleva uccidere, e una pianificazione dell’attacco che fa pensare a “un videogioco o un film dell’orrore”, piena di dettagli, con lo schema delle aule in cui sarebbe entrato e dei bambini che avrebbe preso di mira.
K.K. ha prima ucciso la guardia della scuola e poi tre studenti in un corridoio, ha spiegato Milic.
Il ragazzo è poi entrato in un’aula – apparentemente scegliendola solo perché vicina all’ingresso – e ha aperto di nuovo il fuoco.
Secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, K.K. era uno “studente modello e un amico modello”.
A quanto risulta dalle indagini, la pistola usata nell’attacco era regolarmente registrata. Il padre, inoltre, ha affermato che era chiusa in una cassaforte, di cui evidentemente il figlio conosceva il codice.
Il Ministro dell’interno Bratislav Gasic, in una conferenza, ha detto che il ragazzo era andato ai poligoni di tiro con suo padre per esercitarsi nell’uso delle armi da fuoco.
Il governo ha annunciato tre giorni di lutto dal 5 al 7 maggio, mentre le lezioni scolastiche sono già ricominciate, previa l’osservanza di un minuto di silenzio.
Una studentessa che ha assistito a parte della sparatoria ha fatto sapere alle autorità che frequentava la stessa classe del presunto assassino.
Ha detto: “Era un ragazzo tranquillo, aveva un bell’aspetto, aveva buoni voti, ma non sapevamo molto di lui. Non era così aperto con tutti. Sicuramente non mi aspettavo una cosa del genere” e ha poi continuato: “Ero al piano di sotto, abbiamo fatto lezione di educazione fisica al piano terra e da lì ho potuto sentire la sparatoria. Erano spari senza sosta, non era uno sparo alla volta, sparava senza sosta”.
Questo episodio, che ricorda in maniera inquietante l’ultimo mass shooting negli Stati Uniti, è la prima sparatoria di massa in Serbia da 10 anni.
Le sparatorie di massa infatti sono relativamente rare in Serbia, che ha leggi molto severe sulle armi. Ma i Balcani occidentali sono inondati da centinaia di migliaia di armi illegali a seguito delle guerre e dei disordini degli anni ’90. Le autorità serbe hanno emesso diverse amnistie per consentire ai proprietari di consegnare o registrare armi illegali.
Nell’ultima sparatoria, risalente al 2013, un veterano della guerra nei Balcani uccise 13 persone in un villaggio della Serbia centrale.


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