Bentornata a casa. Alessia Piperno l’Iran rilascia la travel blogger

Alessia Piperno è stata rilasciata e messa su un aereo per l’Italia.
La giovane blogger era stata arrestata in Iran lo scorso 28 settembre, giorno del suo trentesimo compleanno, e da allora detenuta nel terribile carcere di Evin a Teheran, noto per i maltrattamenti agli oppositori del regime e non solo.
“Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a che Alessia riabbracci i familiari, ha informato i suoi genitori nel corso di una telefonata, pochi minuti fa”, questa la nota pubblicata da Palazzo Chigi nella tarda mattina di ieri.
Alessia era da due mesi in Iran quando nel Paese sono scoppiate le violente proteste per la misteriosa morte di Mahsa Amini, la ragazza curda incarcerata dalla Polizia morale per aver indossato male il velo.
Mentre stava festeggiando il suo compleanno, la giovane italiana è finita sotto il controllo del regime, e solo quattro giorni dopo il fermo è riuscita a mettersi in contatto con i propri familiari che da giorni non avevano avuto più sue notizie.
Il padre Alberto ha ricordato la disperazione della figlia nel corso di quella telefonata, “piangeva e chiedeva aiuto”.
È stato lui a denunciare l’accaduto sui social chiedendo l’intervento delle istituzioni italiane che hanno prontamente risposto alla richiesta d’aiuto.
Alessia Piperno ha iniziato a viaggiare per il mondo subito dopo essersi diplomata, pian piano arrivando ad autosostenersi come travel blogger e nomade digitale (riusciva a lavorare utilizzando una piattaforma americana da freelance che le permetteva di organizzare viaggi o operare come segretaria a distanza).
Negli ultimi sette anni, in particolare, prima di attraversare il Medioriente, aveva vissuto in Australia, in Islanda, a Panama e in Nicaragua.
Al momento dell’arresto stava documentando il suo viaggio nel paese islamico e aveva avuto problemi con il rinnovo del visto. Dal giorno dell’incarceramento a oggi, ci sono stati diversi momenti di tensione.
Specialmente all’inizio, la dichiarazione delle autorità iraniane contro gli stranieri detenuti accusati di aver preso parte alle proteste anti-governative, hanno gettatolo Stato in grave allarme.
Sia il padre che gli amici, attraverso i social o sui media, si sono sempre impegnati a precisare come Alessia non fosse né rivoluzionaria né politicizzata, e dunque assolutamente estranea all’ondata di malcontento che ha travolto l’Iran. Un altro momento di grande paura è stato il 15 ottobre scorso, data in cui la prigione di Evin ha preso fuoco in seguito a delle rappresaglie interne. La Farnesina, in quel caso, è subito intervenuta per tranquillizzare la famiglia e gli italiani sulle condizioni di salute della ragazza. La vicenda, fin dal 28 settembre, ha scosso molto l’attenzione pubblica già ampiamente colpita dalle orribili notizie di torture e sparizioni che arrivavano dall’Iran. La prigionia di una giovane connazionale ha in qualche modo reso la problematica della repressione e della censura nei confronti dei diritti delle donne, più concreta, più realistica, più vicina a noi.
La tanto attesa scarcerazione ha sollevato lo spirito di molti, tanto che il Primo Ministro Meloni, durante una conferenza stampa in compagnia del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, è intervenuta:”Come avrete saputo Alessia Piperno sta tornano a casa. Volevo ringraziare i nostri servizi di Intelligence, il sottosegretario Mantovano, e il ministero degli Esteri per il lavoro straordinario, silenzioso per riportare a casa questa ragazza”.
Tutto è bene quel che finisce bene. Ora bisognerà “solo” capire quali strascichi e disturbi post-traumatici si porta dietro questa giovane donna che ha trascorso quasi due mesi chiusa nelle carceri di un regime autoritario.

Alessia Piperno è stata rilasciata e messa su un aereo per l’Italia.
La giovane blogger era stata arrestata in Iran lo scorso 28 settembre, giorno del suo trentesimo compleanno, e da allora detenuta nel terribile carcere di Evin a Teheran, noto per i maltrattamenti agli oppositori del regime e non solo.
“Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a che Alessia riabbracci i familiari, ha informato i suoi genitori nel corso di una telefonata, pochi minuti fa”, questa la nota pubblicata da Palazzo Chigi nella tarda mattina di ieri.
Alessia era da due mesi in Iran quando nel Paese sono scoppiate le violente proteste per la misteriosa morte di Mahsa Amini, la ragazza curda incarcerata dalla Polizia morale per aver indossato male il velo.
Mentre stava festeggiando il suo compleanno, la giovane italiana è finita sotto il controllo del regime, e solo quattro giorni dopo il fermo è riuscita a mettersi in contatto con i propri familiari che da giorni non avevano avuto più sue notizie.
Il padre Alberto ha ricordato la disperazione della figlia nel corso di quella telefonata, “piangeva e chiedeva aiuto”.
È stato lui a denunciare l’accaduto sui social chiedendo l’intervento delle istituzioni italiane che hanno prontamente risposto alla richiesta d’aiuto.
Alessia Piperno ha iniziato a viaggiare per il mondo subito dopo essersi diplomata, pian piano arrivando ad autosostenersi come travel blogger e nomade digitale (riusciva a lavorare utilizzando una piattaforma americana da freelance che le permetteva di organizzare viaggi o operare come segretaria a distanza).
Negli ultimi sette anni, in particolare, prima di attraversare il Medioriente, aveva vissuto in Australia, in Islanda, a Panama e in Nicaragua.
Al momento dell’arresto stava documentando il suo viaggio nel paese islamico e aveva avuto problemi con il rinnovo del visto. Dal giorno dell’incarceramento a oggi, ci sono stati diversi momenti di tensione.
Specialmente all’inizio, la dichiarazione delle autorità iraniane contro gli stranieri detenuti accusati di aver preso parte alle proteste anti-governative, hanno gettatolo Stato in grave allarme.
Sia il padre che gli amici, attraverso i social o sui media, si sono sempre impegnati a precisare come Alessia non fosse né rivoluzionaria né politicizzata, e dunque assolutamente estranea all’ondata di malcontento che ha travolto l’Iran. Un altro momento di grande paura è stato il 15 ottobre scorso, data in cui la prigione di Evin ha preso fuoco in seguito a delle rappresaglie interne. La Farnesina, in quel caso, è subito intervenuta per tranquillizzare la famiglia e gli italiani sulle condizioni di salute della ragazza. La vicenda, fin dal 28 settembre, ha scosso molto l’attenzione pubblica già ampiamente colpita dalle orribili notizie di torture e sparizioni che arrivavano dall’Iran. La prigionia di una giovane connazionale ha in qualche modo reso la problematica della repressione e della censura nei confronti dei diritti delle donne, più concreta, più realistica, più vicina a noi.
La tanto attesa scarcerazione ha sollevato lo spirito di molti, tanto che il Primo Ministro Meloni, durante una conferenza stampa in compagnia del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, è intervenuta:”Come avrete saputo Alessia Piperno sta tornano a casa. Volevo ringraziare i nostri servizi di Intelligence, il sottosegretario Mantovano, e il ministero degli Esteri per il lavoro straordinario, silenzioso per riportare a casa questa ragazza”.
Tutto è bene quel che finisce bene. Ora bisognerà “solo” capire quali strascichi e disturbi post-traumatici si porta dietro questa giovane donna che ha trascorso quasi due mesi chiusa nelle carceri di un regime autoritario.

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