Benvenuti in Osmiza

Non sono né ristoranti, né agriturismi. Ma si fa a gara per trovarle, sedersi sulle panche spartane, respirare il profumo di casa, ma anzitutto i prodotti della casa. In particolare i vini locali, come la paglierina Vitovska o il Terrano tinto di rubino scuro. E anche Merlot, Refosco, Malvasia. Nel piatto insieme le uova sode, gli insaccati, i salami e i formaggi, direttamente nelle cantine o nei locali dove i contadini li producono. Il nome si usa solo a Trieste, Duino Aurisina e nei paesi confinanti in Slovenia.

Le Osmize (o Osmice in sloveno) sono una tradizione profuma di vino sfuso e tradizione asburgica. Agli Asburgo, infatti, risale il decreto siglato da Giuseppe II, che permetteva agli agricoltori di vendere vino sfuso prodotto in casa per un periodo di otto giorni e senza aggravi fiscali.

Prima che esistesse Internet, (oggi c’è www.osmize.com) c’era solo un modo per scoprire, addentrandosi nel Carso, dove trovare un Osmiza: seguire quelle frasche a testa in giù con il nome del proprietario o il cognome, o il soprannome. Quasi come si fa con una caccia al tesoro. A seconda di quanto è secca la foglia, si può intuire se sia concreta la possibilità di sedersi a tavola o se sia meglio prendere un altro percorso. Sul Carso qualcosa di buono si trova sempre.

Ancora oggi quando la frasca è sul cancello di casa e il cancello è aperto, basta affacciarsi e ordinare. “Oggi si va in osmiza con gli amici, con la famiglia, in coppia e anche da soli. Perché in osmiza si trova sempre qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere. Poi qualche bicchiere di buon vino aiuta a sciogliere la lingua e rende tutti un po più socievoli.

Cosa assolutamente da non sottovalutare in questa nostra era post-covid, quando si preferisce chiudersi a riccio e una banale stretta di mano piuttosto che un caldo abbraccio vengono vissuti alla stregua delle minacce peggiori”- sostiene Igor Gabrovec – sindaco di Duino Aurisina. In questi cortili aperti l’atmosfera tipica è un concentrato di panorami: si può vedere il mare aperto così come la montagna, stando comodamente seduti. E non si ha mai la sensazione di invadere lo spazio altrui. L’ospitalità è davvero di casa e rispecchia la vera identità del Carso. “Non di rado qualcuno tira fuori una fisarmonica, una chitarra” – racconta il sindaco – ed è allora che il cortile di casa diventa quasi festa paesana. Ed è proprio puntando sulla qualità che poniamo il Carso e la sua offerta turistica su nuove basi di rilancio e sviluppo sostenibile e duraturo”. Il tutto è autentico, essenziale, volutamente senza fronzoli ma pieno di poesia. L’inverno si sente l’odore di legna dai caminetti, l’estate le cicale. Con la bella stagione e un autunno tutto sommato mite è bello andare nelle ore calde per godere golosità locali all’aria aperta.

Ma è bello anche provare la sensazione di farsi accogliere in una stanza dove c’è sempre del buon vino ad attenderti e molte golosità da mangiare anche con le mani.

Non sono né ristoranti, né agriturismi. Ma si fa a gara per trovarle, sedersi sulle panche spartane, respirare il profumo di casa, ma anzitutto i prodotti della casa. In particolare i vini locali, come la paglierina Vitovska o il Terrano tinto di rubino scuro. E anche Merlot, Refosco, Malvasia. Nel piatto insieme le uova sode, gli insaccati, i salami e i formaggi, direttamente nelle cantine o nei locali dove i contadini li producono. Il nome si usa solo a Trieste, Duino Aurisina e nei paesi confinanti in Slovenia.

Le Osmize (o Osmice in sloveno) sono una tradizione profuma di vino sfuso e tradizione asburgica. Agli Asburgo, infatti, risale il decreto siglato da Giuseppe II, che permetteva agli agricoltori di vendere vino sfuso prodotto in casa per un periodo di otto giorni e senza aggravi fiscali.

Prima che esistesse Internet, (oggi c’è www.osmize.com) c’era solo un modo per scoprire, addentrandosi nel Carso, dove trovare un Osmiza: seguire quelle frasche a testa in giù con il nome del proprietario o il cognome, o il soprannome. Quasi come si fa con una caccia al tesoro. A seconda di quanto è secca la foglia, si può intuire se sia concreta la possibilità di sedersi a tavola o se sia meglio prendere un altro percorso. Sul Carso qualcosa di buono si trova sempre.

Ancora oggi quando la frasca è sul cancello di casa e il cancello è aperto, basta affacciarsi e ordinare. “Oggi si va in osmiza con gli amici, con la famiglia, in coppia e anche da soli. Perché in osmiza si trova sempre qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere. Poi qualche bicchiere di buon vino aiuta a sciogliere la lingua e rende tutti un po più socievoli.

Cosa assolutamente da non sottovalutare in questa nostra era post-covid, quando si preferisce chiudersi a riccio e una banale stretta di mano piuttosto che un caldo abbraccio vengono vissuti alla stregua delle minacce peggiori”- sostiene Igor Gabrovec – sindaco di Duino Aurisina. In questi cortili aperti l’atmosfera tipica è un concentrato di panorami: si può vedere il mare aperto così come la montagna, stando comodamente seduti. E non si ha mai la sensazione di invadere lo spazio altrui. L’ospitalità è davvero di casa e rispecchia la vera identità del Carso. “Non di rado qualcuno tira fuori una fisarmonica, una chitarra” – racconta il sindaco – ed è allora che il cortile di casa diventa quasi festa paesana. Ed è proprio puntando sulla qualità che poniamo il Carso e la sua offerta turistica su nuove basi di rilancio e sviluppo sostenibile e duraturo”. Il tutto è autentico, essenziale, volutamente senza fronzoli ma pieno di poesia. L’inverno si sente l’odore di legna dai caminetti, l’estate le cicale. Con la bella stagione e un autunno tutto sommato mite è bello andare nelle ore calde per godere golosità locali all’aria aperta.

Ma è bello anche provare la sensazione di farsi accogliere in una stanza dove c’è sempre del buon vino ad attenderti e molte golosità da mangiare anche con le mani.

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