Bettini IL RENZIANO

La parte più istituzionale della Sinistra del Pd scarica Elly Schlein e lancia nell’agone congressuale il sindaco di Pesaro, coordinatore dei primi cittadini dem, Matteo Ricci, un renziano della prima ora e che con l’ex premier è rimasto in buoni rapporti.

La muta di Goffredo

Se la proprietà transitiva valesse anche per la politica si potrebbe dire che Goffredo Bettini e Andrea Orlando – gli sponsor di Ricci – ammiccano al leader di Italia Viva. E se non ammiccano perlomeno fanno di necessità virtù. Questo perché, anche se Bettini giura che “la piattaforma del sindaco di Pesaro è la migliore”, in realtà assieme a Orlano si è convinto che la Schlein non potrebbe mai essere un cavallo vincente e quindi meglio un candidato anche se non di area. Insomma, è preferibile giocarsi la carta-Ricci che non spaventerebbe l’area moderata del Pd.

La caduta di Elly

Un ravvedimento quasi obbligato per la Sinistra, consapevole di valere circa il 20 per cento nello scacchiere correntizio dem e altrettanto conscia che la Schlein da un lato non sarebbe in grado di recuperare i consensi necessari, ma dall’altro sarebbe incoronata come leader della corrente, anche perché ritenuta unanimamente in grado di rappresentare la Sinistra in maniera più moderna e intraprendente. E il fatto che la Schlein conti ancora sull’appoggio di Franceschini, ma sia gradita anche al segretario uscente, Enrico Letta, non sono certo credenziali su cui aggrapparsi per rimanere in corsa. Casomai, dimostra soltanto l’incipiente difficoltà dei capibastone a ergersi ancora come unico faro del partito. I vari Letta, Orlano, Franceschini, Zingaretti – asserragliati nel loro fortino autoreferenziale – sono orami completamente avulsi dal lavoro dei circoli e dall’attività dei loro amministratori sui territori.

Gli amministratori

E i candidati dei territori e, dunque, della base che scalpita da anni, restano il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, con quest’ultimo sicuramente in vantaggio sul primo cittadino toscano. Il quale, per altro, non ha ancora dato forfait. Anzi, vuole provarci ancora. Ma la sensazione è che alla fine dovrà arrivare a migliore consiglio. Nel caso, diventerebbe un’ottima quinta colonna per lo stesso Bonaccini.

Il patto del Sud

Ma nel puzzle del toto-candidati bisogna registrare l’impennata di orgoglio del Pd del Sud, che ha nel presidente della Puglia, Michele Emiliano, e in quello della Campania, Vincenzo De Luca, i suoi vessilliferi. Che proprio in questi giorni stanno lavorando a tre ipotesi. La prima riguarda la candidatura di De Luca, che lui stesso in qualche modo ha reso ufficiale. Al riguardo ha infatti affermato che “Non bisogna mai porre limiti alla Provvidenza”. Gli osservatori politici garantiscono che la sua partecipazione alle primarie renderebbe la fase congressuale più spumeggiante, meno scontata e più aperta ai colpi di scena o di teatro che dir si voglia. Tuttavia, all’interno del partito i più sono convinti che si tratti soprattutto di un messaggio ai candidati veri. Un messaggio della serie: “Ci sono, eccome, e dispongo pure di un considerevole pacchetto di voti”. La secondam ipotesi è quella di proporre la candidatura di un esponente della Sinistra, ma che è apprezzato in maniera trasversale nel partito. Si tratta di Vincenzo Amendola, ex ministro, che nel 2009 votò la mozione-Bersani e che si dichiara molto radicale sui temi dell’ambientalismo, del lavoro e delle politiche sociali. Pare tuttavia che, almeno allo stato attuale, sia più una boutade, una specie di fuoco di paglia piuttosto che una proposta concreta. La terza ipotesi è ancora una nebulosa, soltanto rumors per ora, che però potrebbero avere sviluppi interessanti. Riguarda la possibilità che alle primarie arrivi Francesco Boccia, ex ministro per gli Affari regionali e le autonomie nel Governo Conte, con pedigree politico e professionale di tutto rispetto. Potrebbe essere lui il vero outsider. Tuttavia, dicono i bene informati che non abbia ancora alcuna intenzione di esporsi. Lui, intanto, manda a dire che vuole capire quello che sta accadendo in questa concitata fase congressuale prima, eventualmente, di sciogliere le riserve. La definizione delle candidature dovrebbe concludersi tra il 17 e il 24 dicembre, mentre la scadenza ufficiale è fissata per il 27 gennaio

La parte più istituzionale della Sinistra del Pd scarica Elly Schlein e lancia nell’agone congressuale il sindaco di Pesaro, coordinatore dei primi cittadini dem, Matteo Ricci, un renziano della prima ora e che con l’ex premier è rimasto in buoni rapporti.

La muta di Goffredo

Se la proprietà transitiva valesse anche per la politica si potrebbe dire che Goffredo Bettini e Andrea Orlando – gli sponsor di Ricci – ammiccano al leader di Italia Viva. E se non ammiccano perlomeno fanno di necessità virtù. Questo perché, anche se Bettini giura che “la piattaforma del sindaco di Pesaro è la migliore”, in realtà assieme a Orlano si è convinto che la Schlein non potrebbe mai essere un cavallo vincente e quindi meglio un candidato anche se non di area. Insomma, è preferibile giocarsi la carta-Ricci che non spaventerebbe l’area moderata del Pd.

La caduta di Elly

Un ravvedimento quasi obbligato per la Sinistra, consapevole di valere circa il 20 per cento nello scacchiere correntizio dem e altrettanto conscia che la Schlein da un lato non sarebbe in grado di recuperare i consensi necessari, ma dall’altro sarebbe incoronata come leader della corrente, anche perché ritenuta unanimamente in grado di rappresentare la Sinistra in maniera più moderna e intraprendente. E il fatto che la Schlein conti ancora sull’appoggio di Franceschini, ma sia gradita anche al segretario uscente, Enrico Letta, non sono certo credenziali su cui aggrapparsi per rimanere in corsa. Casomai, dimostra soltanto l’incipiente difficoltà dei capibastone a ergersi ancora come unico faro del partito. I vari Letta, Orlano, Franceschini, Zingaretti – asserragliati nel loro fortino autoreferenziale – sono orami completamente avulsi dal lavoro dei circoli e dall’attività dei loro amministratori sui territori.

Gli amministratori

E i candidati dei territori e, dunque, della base che scalpita da anni, restano il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, con quest’ultimo sicuramente in vantaggio sul primo cittadino toscano. Il quale, per altro, non ha ancora dato forfait. Anzi, vuole provarci ancora. Ma la sensazione è che alla fine dovrà arrivare a migliore consiglio. Nel caso, diventerebbe un’ottima quinta colonna per lo stesso Bonaccini.

Il patto del Sud

Ma nel puzzle del toto-candidati bisogna registrare l’impennata di orgoglio del Pd del Sud, che ha nel presidente della Puglia, Michele Emiliano, e in quello della Campania, Vincenzo De Luca, i suoi vessilliferi. Che proprio in questi giorni stanno lavorando a tre ipotesi. La prima riguarda la candidatura di De Luca, che lui stesso in qualche modo ha reso ufficiale. Al riguardo ha infatti affermato che “Non bisogna mai porre limiti alla Provvidenza”. Gli osservatori politici garantiscono che la sua partecipazione alle primarie renderebbe la fase congressuale più spumeggiante, meno scontata e più aperta ai colpi di scena o di teatro che dir si voglia. Tuttavia, all’interno del partito i più sono convinti che si tratti soprattutto di un messaggio ai candidati veri. Un messaggio della serie: “Ci sono, eccome, e dispongo pure di un considerevole pacchetto di voti”. La secondam ipotesi è quella di proporre la candidatura di un esponente della Sinistra, ma che è apprezzato in maniera trasversale nel partito. Si tratta di Vincenzo Amendola, ex ministro, che nel 2009 votò la mozione-Bersani e che si dichiara molto radicale sui temi dell’ambientalismo, del lavoro e delle politiche sociali. Pare tuttavia che, almeno allo stato attuale, sia più una boutade, una specie di fuoco di paglia piuttosto che una proposta concreta. La terza ipotesi è ancora una nebulosa, soltanto rumors per ora, che però potrebbero avere sviluppi interessanti. Riguarda la possibilità che alle primarie arrivi Francesco Boccia, ex ministro per gli Affari regionali e le autonomie nel Governo Conte, con pedigree politico e professionale di tutto rispetto. Potrebbe essere lui il vero outsider. Tuttavia, dicono i bene informati che non abbia ancora alcuna intenzione di esporsi. Lui, intanto, manda a dire che vuole capire quello che sta accadendo in questa concitata fase congressuale prima, eventualmente, di sciogliere le riserve. La definizione delle candidature dovrebbe concludersi tra il 17 e il 24 dicembre, mentre la scadenza ufficiale è fissata per il 27 gennaio

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