Biden GarageGate

Le cose si mettono male per il Presidente Usa che, di questo passo, rischia di saltare le prossime presidenziali 2024.
Prima le Midterm di novembre a testimonianza del basso indice di gradimento del popolo americano, poi la notizia dei documenti classificati illegalmente trattenuti dalla fine dell’era Obama.

Venerdì scorso l’ennesima zappata sui piedi, con l’Fbi che perquisisce per 12 ore consecutive la sua dimora nel Delaware, scovando altro materiale ancora.
“Il dipartimento di Giustizia ha portato via ciò che riteneva rilevante per la sua indagine, inclusi sei documenti contrassegnati come classificati”, ha spiegato l’avvocato personale di Biden, Bob Bauer, precisando che alcune delle carte risalgono al tempo in cui il Presidente era senatore, altre al periodo in cui era vicepresidente. “Sono stati prelevati anche appunti scritti a mano durante gli anni della vicepresidenza.”
Ok che rispetto a Trump, i legali di Biden hanno subito dato notifica delle carte, ok che hanno collaborato; ok che almeno Sleepy Joe non è imputato di evasione fiscale e frode; ma da un bravo democratico politicamente corretto come lui non ce lo saremmo aspettato.
Mentre Biden dichiarava di non avere “rimpianti” rispetto al modo in cui ha gestito tutta la questione fascicoli top-secret, i vari “congressmen” iniziavano a sviluppare varie opinioni al riguardo.

Al momento, molti dei suoi alleati oscillano tra il puntare il dito e sottolineare quanto Biden sia stato molto più trasparente di Trump, che si è invece opposto per mesi alle richieste del DOJ. Domenica scorsa, alcuni democratici hanno criticato apertamente il modo in cui il Presidente ha gestito il materiale riservato dopo aver lasciato l’incarico di vicepresidente, esprimendo anche delusione per il fatto che la Casa Bianca non sia stata cristallina con gli elettori.
Il “document drama” ha ormai messo l’intera presidenza di Biden sulla difensiva.
Joe Manchin, un senatore democratico, in un’apparizione domenicale su NBC News, ha detto che a suo parere il Presidente “dovrebbe avere molti rimpianti”, aggiungendo che se si trovasse in una posizione simile, riterrebbe il suo staff responsabile.
Parlando alla CNN, il collega senatore democratico Dick Durbin è stato altrettanto critico, ma ha anche rimbalzato le accuse dei rivali repubblicani che insistono ad associare il comportamento di Biden con quello di Donald Trump a Mar-a-Lago.
“In fondo, il problema è lo stesso. Quei documenti non avrebbero dovuto essere in possesso personale né di Joe Biden né di Donald Trump. Ma quello che è successo e quello che ne è seguito è significativamente diverso”, ha detto Durbin. “Donald Trump ha sfidato la Giustizia americana, e alla fine ha causato, involontariamente, un ordine del tribunale e una perquisizione del suo hotel resort di Mar-a-Lago indetta per capire quanti fossero effettivamente i documenti lì depositati. Biden, imbarazzato, come era giusto che fosse”, ha detto Durbin, “ha permesso al dipartimento di giustizia e ad altre agenzie di perquisire la sua proprietà per ulteriore materiale classificato. È scandaloso che sia successo, ma le reazioni dell’ex presidente e dell’attuale presidente non potrebbero essere più contrapposte”.

Le cose si mettono male per il Presidente Usa che, di questo passo, rischia di saltare le prossime presidenziali 2024.
Prima le Midterm di novembre a testimonianza del basso indice di gradimento del popolo americano, poi la notizia dei documenti classificati illegalmente trattenuti dalla fine dell’era Obama.

Venerdì scorso l’ennesima zappata sui piedi, con l’Fbi che perquisisce per 12 ore consecutive la sua dimora nel Delaware, scovando altro materiale ancora.
“Il dipartimento di Giustizia ha portato via ciò che riteneva rilevante per la sua indagine, inclusi sei documenti contrassegnati come classificati”, ha spiegato l’avvocato personale di Biden, Bob Bauer, precisando che alcune delle carte risalgono al tempo in cui il Presidente era senatore, altre al periodo in cui era vicepresidente. “Sono stati prelevati anche appunti scritti a mano durante gli anni della vicepresidenza.”
Ok che rispetto a Trump, i legali di Biden hanno subito dato notifica delle carte, ok che hanno collaborato; ok che almeno Sleepy Joe non è imputato di evasione fiscale e frode; ma da un bravo democratico politicamente corretto come lui non ce lo saremmo aspettato.
Mentre Biden dichiarava di non avere “rimpianti” rispetto al modo in cui ha gestito tutta la questione fascicoli top-secret, i vari “congressmen” iniziavano a sviluppare varie opinioni al riguardo.

Al momento, molti dei suoi alleati oscillano tra il puntare il dito e sottolineare quanto Biden sia stato molto più trasparente di Trump, che si è invece opposto per mesi alle richieste del DOJ. Domenica scorsa, alcuni democratici hanno criticato apertamente il modo in cui il Presidente ha gestito il materiale riservato dopo aver lasciato l’incarico di vicepresidente, esprimendo anche delusione per il fatto che la Casa Bianca non sia stata cristallina con gli elettori.
Il “document drama” ha ormai messo l’intera presidenza di Biden sulla difensiva.
Joe Manchin, un senatore democratico, in un’apparizione domenicale su NBC News, ha detto che a suo parere il Presidente “dovrebbe avere molti rimpianti”, aggiungendo che se si trovasse in una posizione simile, riterrebbe il suo staff responsabile.
Parlando alla CNN, il collega senatore democratico Dick Durbin è stato altrettanto critico, ma ha anche rimbalzato le accuse dei rivali repubblicani che insistono ad associare il comportamento di Biden con quello di Donald Trump a Mar-a-Lago.
“In fondo, il problema è lo stesso. Quei documenti non avrebbero dovuto essere in possesso personale né di Joe Biden né di Donald Trump. Ma quello che è successo e quello che ne è seguito è significativamente diverso”, ha detto Durbin. “Donald Trump ha sfidato la Giustizia americana, e alla fine ha causato, involontariamente, un ordine del tribunale e una perquisizione del suo hotel resort di Mar-a-Lago indetta per capire quanti fossero effettivamente i documenti lì depositati. Biden, imbarazzato, come era giusto che fosse”, ha detto Durbin, “ha permesso al dipartimento di giustizia e ad altre agenzie di perquisire la sua proprietà per ulteriore materiale classificato. È scandaloso che sia successo, ma le reazioni dell’ex presidente e dell’attuale presidente non potrebbero essere più contrapposte”.

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