Biden in Corea del Sud lancia la Technology Alliance. Ma fa impensierire Pechino

Le parole di Biden al suo arrivo in Corea del Sud, nell’ambito di un viaggio che lo vedrà anche a Tokyo, con l’obiettivo di rinsaldare l’alleanza delle democrazie contro le democrature, non lasciano dubbi. Sull’Atlantico la minaccia è la Russia, sul Pacifico la Cina. Non a caso, i presidenti di Corea del Sud e Usa, Yoon Suk-yeol e Joe Biden, si sono incontrati alla “fabbrica di semiconduttori più grande del mondo” di Samsung Electronics di Pyeongtaek, alle porte di Seul, sancendo la Technology Alliance. “Non dobbiamo dipendere da Paesi che non condividono i nostri valori in settori strategici”, ha detto Biden, facendo intendere come Washington punti non alla deglobalizzazione ma alla friendshoring, cioè lo spostamento delle catene di valore presso democrazie e Paesi amici. Che si devono alleare, dalle supply chain alla tecnologia, contro chi mina quest’ordine internazionale. “I microchip sono la chiave che ci spingerà nella prossima era dello sviluppo tecnologico dell’umanità”, insiste Biden. Ma il problema è: in questo ordine, Taiwan è uno Stato sovrano o una provincia della Cina? Non a caso, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi mette in guardia Biden contro i “movimenti negativi” su Taiwan. La tensione è probabilmente destinata a salire ulteriormente quando Biden andrà a Tokyo e convocherà un vertice dei leader del gruppo Quad – che comprende Stati Uniti, Giappone, India e Australia – per lanciare l’Indo-Pacific Economic Framework. Un accordo commerciale o una sfera geopolitica? Sicuramente, Taiwan che ha ribadito la sua disponibilità ad aderire all’Ipef, per bocca del ministro degli Affari economici, Wang Mei-hua, accogliendo una proposta lanciata da 52 “falchi” del senato, non favorisce la descalation. Ecco che sul tour aleggiano tensioni. “Ci sono reali possibilità di una provocazione da parte della Corea del Nord durante il viaggio in Asia di Joe Biden”, ha affermato il consigliere della Casa Bianca, Jake Sullivan. Mentre il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ammonisce: non provocate “scontri” e che non si creino “piccoli circoli esclusivi per portare caos e disturbo” nella regione. Sicuramente, la Corea del Sud, per la quale la Cina è il principale partner commerciale, ha un atteggiamento meno duro verso Pechino di Tokyo. Ma Seul ha un problema che si chiama Corea del Nord. Pyongyang ha effettuato un record di 16 lanci di armi quest’anno. Per questo, Yoon ha promesso una linea più dura nei confronti della Corea del Nord rispetto al suo predecessore, anche con esercitazioni militari rafforzate con gli Stati Uniti e il ridispiegamento di bombardieri nucleari e sottomarini statunitensi, che impensieriscono ulteriormente Pechino.

Le parole di Biden al suo arrivo in Corea del Sud, nell’ambito di un viaggio che lo vedrà anche a Tokyo, con l’obiettivo di rinsaldare l’alleanza delle democrazie contro le democrature, non lasciano dubbi. Sull’Atlantico la minaccia è la Russia, sul Pacifico la Cina. Non a caso, i presidenti di Corea del Sud e Usa, Yoon Suk-yeol e Joe Biden, si sono incontrati alla “fabbrica di semiconduttori più grande del mondo” di Samsung Electronics di Pyeongtaek, alle porte di Seul, sancendo la Technology Alliance. “Non dobbiamo dipendere da Paesi che non condividono i nostri valori in settori strategici”, ha detto Biden, facendo intendere come Washington punti non alla deglobalizzazione ma alla friendshoring, cioè lo spostamento delle catene di valore presso democrazie e Paesi amici. Che si devono alleare, dalle supply chain alla tecnologia, contro chi mina quest’ordine internazionale. “I microchip sono la chiave che ci spingerà nella prossima era dello sviluppo tecnologico dell’umanità”, insiste Biden. Ma il problema è: in questo ordine, Taiwan è uno Stato sovrano o una provincia della Cina? Non a caso, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi mette in guardia Biden contro i “movimenti negativi” su Taiwan. La tensione è probabilmente destinata a salire ulteriormente quando Biden andrà a Tokyo e convocherà un vertice dei leader del gruppo Quad – che comprende Stati Uniti, Giappone, India e Australia – per lanciare l’Indo-Pacific Economic Framework. Un accordo commerciale o una sfera geopolitica? Sicuramente, Taiwan che ha ribadito la sua disponibilità ad aderire all’Ipef, per bocca del ministro degli Affari economici, Wang Mei-hua, accogliendo una proposta lanciata da 52 “falchi” del senato, non favorisce la descalation. Ecco che sul tour aleggiano tensioni. “Ci sono reali possibilità di una provocazione da parte della Corea del Nord durante il viaggio in Asia di Joe Biden”, ha affermato il consigliere della Casa Bianca, Jake Sullivan. Mentre il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ammonisce: non provocate “scontri” e che non si creino “piccoli circoli esclusivi per portare caos e disturbo” nella regione. Sicuramente, la Corea del Sud, per la quale la Cina è il principale partner commerciale, ha un atteggiamento meno duro verso Pechino di Tokyo. Ma Seul ha un problema che si chiama Corea del Nord. Pyongyang ha effettuato un record di 16 lanci di armi quest’anno. Per questo, Yoon ha promesso una linea più dura nei confronti della Corea del Nord rispetto al suo predecessore, anche con esercitazioni militari rafforzate con gli Stati Uniti e il ridispiegamento di bombardieri nucleari e sottomarini statunitensi, che impensieriscono ulteriormente Pechino.

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