Biden non fa da sponda al Draghi “pacifista”

Incontro bilaterale alla Casa Bianca: non si è parlato di invio di armi, ma la domanda del primo ministro italiano sul cessate il fuoco è rimasta inevasa.

La prima visita ufficiale da presidente del Consiglio di Mario Draghi negli Stati Uniti giunge in un momento topico. La guerra in Ucraina si protrae da 76 giorni, il presidente Joe Biden ha appena firmato una legge che consente di velocizzare l’invio di armi a Kiev, ma in Italia ferve da qualche giorno il dibattito sull’opportunità di continuare a rifornire gli ucraini di armamenti.

Il Mario Draghi volato Oltreoceano è un po’ diverso da quello che per diverse settimane, a iniziare dal 24 febbraio, hanno conosciuto alla Casa Bianca: non più il fedele sostenitore dell’approvvigionamento di equipaggiamenti militari a Kiev, ma un leader più prudente, alla Olaf Scholz, portavoce di un cambio di approccio che, dopo aver allignato nella società civile, inizia a svilupparsi anche nei gangli del potere in Italia. Anche Enrico Letta, segretario del Pd, dopo un primo slancio “atlantista”, alla vigilia del viaggio americano di Draghi ha proferito parole eloquenti sulla necessità che l’Europa agisca sulla crisi ucraina anzitutto perseguendo i propri interessi specifici: “Io penso che a Biden l’Italia e i Paesi europei debbano dire: noi facciamo la nostra parte, sanzioni, ma guidiamo noi questo percorso, non possiamo immaginare che questo percorso veda gli europei al traino”. Per il numero uno dei Dem “Draghi deve essere molto chiaro anche con gli americani: esiste una guida e una leadership europea di questa crisi”. Più netto sul tema delle armi è stato un altro importante esponente del Nazareno, Graziano Delrio: “Gli americani dovrebbero stare attenti a non usare questi toni, non devono pensare che ci possano essere vincitori”, il suo invito. E ancora: “Una guerra nel cuore dell’Europa farà male a noi, nessuno ne uscirà vincitore”. Affermazioni, quelle di Delrio, che hanno trovato il plauso di Matteo Salvini in una sorta di inaspettato asse Pd-Lega che cavalca la battaglia contro l’invio di armi di Giuseppe Conte: “Sono d’accordo con Delrio. Biden abbassi i toni, basta guerra, Italia e l’Europa siano mediatori e portatori di pace”. Non va poi dimenticato che una autorevole voce contro gli armamenti giunge a intervalli periodici dal Vaticano, dove Papa Francesco appena tre giorni fa è tornato a invitare alla preghiera “per i responsabili delle nazioni, perché non perdano il fiuto della gente che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano mai”.

Il messaggio del Papa si è fatto vivo nelle parole usate da Draghi con Biden. “Molti in Europa – ha detto l’ex presidente della Bce – condividono la nostra posizione unita nell’aiutare l’Ucraina, e nel sanzionare la Russia. Ma si chiedono anche: come possiamo mettere fine a queste atrocità? Come possiamo arrivare a un cessate il fuoco? Come possiamo promuovere dei negoziati credibili per costruire una pace duratura? Al momento è difficile avere risposte, ma dobbiamo interrogarci seriamente su queste domande”. Domande rimaste però inevase durante il bilaterale. Il presidente del Consiglio italiano è riuscito a incassare da Biden soltanto un generico “sono d’accordo” quando ha aggiunto che “la pace sarà quello che vorranno gli ucraini, non quella che vorranno altri”. Intanto, c’è da chiedersi quando la pace sarà.

Incontro bilaterale alla Casa Bianca: non si è parlato di invio di armi, ma la domanda del primo ministro italiano sul cessate il fuoco è rimasta inevasa.

La prima visita ufficiale da presidente del Consiglio di Mario Draghi negli Stati Uniti giunge in un momento topico. La guerra in Ucraina si protrae da 76 giorni, il presidente Joe Biden ha appena firmato una legge che consente di velocizzare l’invio di armi a Kiev, ma in Italia ferve da qualche giorno il dibattito sull’opportunità di continuare a rifornire gli ucraini di armamenti.

Il Mario Draghi volato Oltreoceano è un po’ diverso da quello che per diverse settimane, a iniziare dal 24 febbraio, hanno conosciuto alla Casa Bianca: non più il fedele sostenitore dell’approvvigionamento di equipaggiamenti militari a Kiev, ma un leader più prudente, alla Olaf Scholz, portavoce di un cambio di approccio che, dopo aver allignato nella società civile, inizia a svilupparsi anche nei gangli del potere in Italia. Anche Enrico Letta, segretario del Pd, dopo un primo slancio “atlantista”, alla vigilia del viaggio americano di Draghi ha proferito parole eloquenti sulla necessità che l’Europa agisca sulla crisi ucraina anzitutto perseguendo i propri interessi specifici: “Io penso che a Biden l’Italia e i Paesi europei debbano dire: noi facciamo la nostra parte, sanzioni, ma guidiamo noi questo percorso, non possiamo immaginare che questo percorso veda gli europei al traino”. Per il numero uno dei Dem “Draghi deve essere molto chiaro anche con gli americani: esiste una guida e una leadership europea di questa crisi”. Più netto sul tema delle armi è stato un altro importante esponente del Nazareno, Graziano Delrio: “Gli americani dovrebbero stare attenti a non usare questi toni, non devono pensare che ci possano essere vincitori”, il suo invito. E ancora: “Una guerra nel cuore dell’Europa farà male a noi, nessuno ne uscirà vincitore”. Affermazioni, quelle di Delrio, che hanno trovato il plauso di Matteo Salvini in una sorta di inaspettato asse Pd-Lega che cavalca la battaglia contro l’invio di armi di Giuseppe Conte: “Sono d’accordo con Delrio. Biden abbassi i toni, basta guerra, Italia e l’Europa siano mediatori e portatori di pace”. Non va poi dimenticato che una autorevole voce contro gli armamenti giunge a intervalli periodici dal Vaticano, dove Papa Francesco appena tre giorni fa è tornato a invitare alla preghiera “per i responsabili delle nazioni, perché non perdano il fiuto della gente che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano mai”.

Il messaggio del Papa si è fatto vivo nelle parole usate da Draghi con Biden. “Molti in Europa – ha detto l’ex presidente della Bce – condividono la nostra posizione unita nell’aiutare l’Ucraina, e nel sanzionare la Russia. Ma si chiedono anche: come possiamo mettere fine a queste atrocità? Come possiamo arrivare a un cessate il fuoco? Come possiamo promuovere dei negoziati credibili per costruire una pace duratura? Al momento è difficile avere risposte, ma dobbiamo interrogarci seriamente su queste domande”. Domande rimaste però inevase durante il bilaterale. Il presidente del Consiglio italiano è riuscito a incassare da Biden soltanto un generico “sono d’accordo” quando ha aggiunto che “la pace sarà quello che vorranno gli ucraini, non quella che vorranno altri”. Intanto, c’è da chiedersi quando la pace sarà.

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