Biden vuole dare a Kiev i missili a lungo raggio. Lavrov: “Occidente ci dichiara guerra totale”

Kiev chiede e Washington dà. Dopo che il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha avvertito che senza missili nel Donbass sarà impossibile fermare l’avanzata russa, gli Usa hanno annunciato che sono pronti a fornire i sistemi missilistici richiesti. Anzi, addirittura Biden intende fornire alle forze ucraine missili a lungo raggio. Se così fosse, avverte il ministro degli Esteri russo Lavrov, sarebbe “un grave passo verso una escalation inaccettabile”. Ma a quanto pare gli Usa (e quindi la Nato, con buona pace della Ue) intendono esaudire le richieste del presidente ucraino Zelensky, secondo il quale “non resta che combattere e vincere”.

Il punto è proprio questo: le forze russe sono riuscite a sfondare nel Donbass e presto potrebbero isolare gli ucraini in una sacca senza uscita. Per evitare questo Kiev chiede armamenti più potenti, più sofisticati, a lunga gittata. In tal modo la guerra potrebbe protrarsi davvero a lungo. Scenario inaccettabile per il Cremlino. Ma perché Biden soffia sul fuoco, con il rischio concreto di estendere il conflitto? Allo stato attuale la posizione Usa – nonostante la guerra sia voluta soltanto dai dem e di certo non dai cittadini americani – è, insieme a quella di Kiev, la più lontana dalla possibilità di arrivare a un cessate il fuoco. Infatti, se da un lato la Russia una volta conquistato il Donbass sarà pronta a sedersi al tavolo dei negoziati, dall’altro, l’Ucraina continua a non sentire ragioni. Zelensky non fa che ripetere: “Nessuna cessione territoriale, i russi devono tornare da dove sono partiti”. Un modo per dire: “Niente pace”.

Dal canto suo, Lavrov sottolinea la gravità della situazione. “L’Occidente ha dichiarato una guerra totale a noi, al mondo russo. Nessuno fa mistero di questo”, ha detto il ministro degli Esteri. “Dobbiamo renderci conto che l’attuale situazione ha messo in luce il reale atteggiamento dell’Occidente di fronte ai bellissimi slogan che furono lanciati 30 anni fa dopo la fine della guerra fredda, gli appelli a valori umanitari universali, per costruire una casa comune europea dall’Atlantico al Pacifico. Ora possiamo vedere il vero valore di queste belle parole”, ha sottolineato il capo della diplomazia russa.

In quella che è una guerra fatta anche e soprattutto di propaganda e di disinformatia, in cui Mosca e Kiev (entrambe ex Urss) sono davvero abili, Zelensky continua a parlare di genocidio. “L’attuale offensiva degli occupanti nel Donbass può rendere la regione disabitata”. I russi, ha detto ancora il presidente ucraino, “vogliono ridurre in cenere Popasna, Bakhmut, Lyman, Lysychansk e Severodonetsk. Come Volnovakha, come Mariupol”. “Tutto questo – è l’accusa di Zelensky -, compresa la deportazione del nostro popolo e le uccisioni di massa di civili, è un’ovvia politica di genocidio perseguita dalla Russia”. Di fronte a questa situazione l’Occidente non deve cercare la pace ma sostenere lo sforzo bellico ucraino – Zelensky come un disco rotto chiede solo una cosa: più armi.

I negoziati sono lontani, come confermato anche dal premier Draghi dopo il colloquio telefonico con il presidente russo Putin. Anche perché i rapporti tra Russia e Usa peggiorano a vista d’occhio. E l’invio di sistemi d’arma in grado di colpire i territori russi innescherebbe una escalation dalle conseguenze imprevedibili. Ecco perché Lavrov – con un’iperbole sì, ma fino a un certo punto – parla di guerra totale dichiarata dall’Occidente contro la Russia.

Kiev chiede e Washington dà. Dopo che il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha avvertito che senza missili nel Donbass sarà impossibile fermare l’avanzata russa, gli Usa hanno annunciato che sono pronti a fornire i sistemi missilistici richiesti. Anzi, addirittura Biden intende fornire alle forze ucraine missili a lungo raggio. Se così fosse, avverte il ministro degli Esteri russo Lavrov, sarebbe “un grave passo verso una escalation inaccettabile”. Ma a quanto pare gli Usa (e quindi la Nato, con buona pace della Ue) intendono esaudire le richieste del presidente ucraino Zelensky, secondo il quale “non resta che combattere e vincere”.

Il punto è proprio questo: le forze russe sono riuscite a sfondare nel Donbass e presto potrebbero isolare gli ucraini in una sacca senza uscita. Per evitare questo Kiev chiede armamenti più potenti, più sofisticati, a lunga gittata. In tal modo la guerra potrebbe protrarsi davvero a lungo. Scenario inaccettabile per il Cremlino. Ma perché Biden soffia sul fuoco, con il rischio concreto di estendere il conflitto? Allo stato attuale la posizione Usa – nonostante la guerra sia voluta soltanto dai dem e di certo non dai cittadini americani – è, insieme a quella di Kiev, la più lontana dalla possibilità di arrivare a un cessate il fuoco. Infatti, se da un lato la Russia una volta conquistato il Donbass sarà pronta a sedersi al tavolo dei negoziati, dall’altro, l’Ucraina continua a non sentire ragioni. Zelensky non fa che ripetere: “Nessuna cessione territoriale, i russi devono tornare da dove sono partiti”. Un modo per dire: “Niente pace”.

Dal canto suo, Lavrov sottolinea la gravità della situazione. “L’Occidente ha dichiarato una guerra totale a noi, al mondo russo. Nessuno fa mistero di questo”, ha detto il ministro degli Esteri. “Dobbiamo renderci conto che l’attuale situazione ha messo in luce il reale atteggiamento dell’Occidente di fronte ai bellissimi slogan che furono lanciati 30 anni fa dopo la fine della guerra fredda, gli appelli a valori umanitari universali, per costruire una casa comune europea dall’Atlantico al Pacifico. Ora possiamo vedere il vero valore di queste belle parole”, ha sottolineato il capo della diplomazia russa.

In quella che è una guerra fatta anche e soprattutto di propaganda e di disinformatia, in cui Mosca e Kiev (entrambe ex Urss) sono davvero abili, Zelensky continua a parlare di genocidio. “L’attuale offensiva degli occupanti nel Donbass può rendere la regione disabitata”. I russi, ha detto ancora il presidente ucraino, “vogliono ridurre in cenere Popasna, Bakhmut, Lyman, Lysychansk e Severodonetsk. Come Volnovakha, come Mariupol”. “Tutto questo – è l’accusa di Zelensky -, compresa la deportazione del nostro popolo e le uccisioni di massa di civili, è un’ovvia politica di genocidio perseguita dalla Russia”. Di fronte a questa situazione l’Occidente non deve cercare la pace ma sostenere lo sforzo bellico ucraino – Zelensky come un disco rotto chiede solo una cosa: più armi.

I negoziati sono lontani, come confermato anche dal premier Draghi dopo il colloquio telefonico con il presidente russo Putin. Anche perché i rapporti tra Russia e Usa peggiorano a vista d’occhio. E l’invio di sistemi d’arma in grado di colpire i territori russi innescherebbe una escalation dalle conseguenze imprevedibili. Ecco perché Lavrov – con un’iperbole sì, ma fino a un certo punto – parla di guerra totale dichiarata dall’Occidente contro la Russia.

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