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Biodiversità: Alpi e Mediterraneo osservati speciali

Dead species walking: sono le 500mila specie animali a rischio nel mondo. Sono 1 milione, un quarto di quelle conosciute, a rischio estinzione. Di queste, appunto 500mila potrebbe estinguersi entro la fine di questo secolo. Nessun allarme a caso. Lo dice l’Ipbes, la piattaforma scientifica intergovernativa cui l’Italia partecipa con l’Ispra. Specie non ancora estinte, ma che per la distruzione e degradazione degli habitat e altri fattori (il sovrasfruttamento, l’inquinamento, il climate change e la diffusione di specie aliene invasive) vedono ridurre le loro probabilità di
sopravvivenza nel lungo periodo. Un dato che fa riflettere, se raffrontato alle migliaia di animali morti negli scorsi giorni in Emilia – Romagna. Lì, domestici o da allevamento morti per l’inondazione, ma poi non considerati per la loro specie e il loro ruolo sulla Terra. Confinati nel danno economico di persone e imprese. La Giornata mondiale della Biodiversità, per Ispra, legge l’Italia possibile hot-spot per farci più consapevoli di una ricchezza da custodire, da 15 mesi anche in Costituzione: un numero di specie animali, vegetali e habitat tra i più alti d’Europa, endemici nei nostri confini. Ma ricorda pure che i traguardi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework prevedono la pianificazione del territorio, il ripristino degli ecosistemi e la loro protezione contro la crisi climatica.
Per Legambiente, osservati speciali le Alpi e il Mediterraneo. Qui, “sfide e criticità da affrontare in termini di gestione e convivenza con la fauna selvatica, ma anche di ripensamento delle attività antropiche a partire dalla pesca intensiva”. Sulle Alpi, più 13mila specie vegetali e 30mila specie animali, insidiate dai grandi predatori che credevamo scomparsi. Orso bruno, lupo e sciacallo dorato crescono sull’arco alpino: 900 i lupi stimati, 100 gli orsi bruni, 50-80 gli sciacalli dorati nel Triveneto. Numeri che fanno dire anche a Legambiente che occorre un nuovo modello di gestione e di coesistenza con l’uomo. Ugualmente in difficoltà il Mediterraneo: la temperatura aumenta di 2°C, sovrasfruttate le specie ittiche, minacciate da pesca intensiva e illegale. Mentre i il comparto ricorda la minaccia competitiva e senza regole degli altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, sempre più compromesso dalle specie aliene invasive, fino a 3.500 in Italia e ormai 14mila in Europa. Legambiente ripete con il presidente Stefano Ciafani l’appello a non perdere tempo “per non restare indietro”. Ma una strategia nazionale sulla biodiversità non è vigente, finanziata e nemmeno argomento di confronto, in Italia e in Europa.
Intanto, accompagnato dal presidente Sergio Mattarella per “paradigmi di sviluppo, azioni concrete, per un’etica ecologica e un cambio di passo condiviso a tutti i livelli” cui serve “la responsabilità dei piccoli gesti di ciascuno”, nasce con 2mila ricercatori, la metà donne, e 320 milioni in tre anni dal Pnrr, il National Biodiversity Future Center, primo in Italia. Coordinato dal Cnr, avrà sede a Palermo. Lavorerà sul modello Hub & Spoke, sviluppando reti, spiega il suo presidente Luigi Fiorentino. Non solo studio sulle problematiche legate al mare, alla terra e acqua dolce, alle aree urbane e alle ricadute sulla società, ma anche la ricerca di soluzioni. Ne deriverà il Biodiversity Science Gateway, una infrastruttura virtuale collegata alla nave oceanografica Gaia Blu per trasformare la ricerca scientifica in conoscenza diffusa e in realtà aziendali innovative.

Dead species walking: sono le 500mila specie animali a rischio nel mondo. Sono 1 milione, un quarto di quelle conosciute, a rischio estinzione. Di queste, appunto 500mila potrebbe estinguersi entro la fine di questo secolo. Nessun allarme a caso. Lo dice l’Ipbes, la piattaforma scientifica intergovernativa cui l’Italia partecipa con l’Ispra. Specie non ancora estinte, ma che per la distruzione e degradazione degli habitat e altri fattori (il sovrasfruttamento, l’inquinamento, il climate change e la diffusione di specie aliene invasive) vedono ridurre le loro probabilità di
sopravvivenza nel lungo periodo. Un dato che fa riflettere, se raffrontato alle migliaia di animali morti negli scorsi giorni in Emilia – Romagna. Lì, domestici o da allevamento morti per l’inondazione, ma poi non considerati per la loro specie e il loro ruolo sulla Terra. Confinati nel danno economico di persone e imprese. La Giornata mondiale della Biodiversità, per Ispra, legge l’Italia possibile hot-spot per farci più consapevoli di una ricchezza da custodire, da 15 mesi anche in Costituzione: un numero di specie animali, vegetali e habitat tra i più alti d’Europa, endemici nei nostri confini. Ma ricorda pure che i traguardi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework prevedono la pianificazione del territorio, il ripristino degli ecosistemi e la loro protezione contro la crisi climatica.
Per Legambiente, osservati speciali le Alpi e il Mediterraneo. Qui, “sfide e criticità da affrontare in termini di gestione e convivenza con la fauna selvatica, ma anche di ripensamento delle attività antropiche a partire dalla pesca intensiva”. Sulle Alpi, più 13mila specie vegetali e 30mila specie animali, insidiate dai grandi predatori che credevamo scomparsi. Orso bruno, lupo e sciacallo dorato crescono sull’arco alpino: 900 i lupi stimati, 100 gli orsi bruni, 50-80 gli sciacalli dorati nel Triveneto. Numeri che fanno dire anche a Legambiente che occorre un nuovo modello di gestione e di coesistenza con l’uomo. Ugualmente in difficoltà il Mediterraneo: la temperatura aumenta di 2°C, sovrasfruttate le specie ittiche, minacciate da pesca intensiva e illegale. Mentre i il comparto ricorda la minaccia competitiva e senza regole degli altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, sempre più compromesso dalle specie aliene invasive, fino a 3.500 in Italia e ormai 14mila in Europa. Legambiente ripete con il presidente Stefano Ciafani l’appello a non perdere tempo “per non restare indietro”. Ma una strategia nazionale sulla biodiversità non è vigente, finanziata e nemmeno argomento di confronto, in Italia e in Europa.
Intanto, accompagnato dal presidente Sergio Mattarella per “paradigmi di sviluppo, azioni concrete, per un’etica ecologica e un cambio di passo condiviso a tutti i livelli” cui serve “la responsabilità dei piccoli gesti di ciascuno”, nasce con 2mila ricercatori, la metà donne, e 320 milioni in tre anni dal Pnrr, il National Biodiversity Future Center, primo in Italia. Coordinato dal Cnr, avrà sede a Palermo. Lavorerà sul modello Hub & Spoke, sviluppando reti, spiega il suo presidente Luigi Fiorentino. Non solo studio sulle problematiche legate al mare, alla terra e acqua dolce, alle aree urbane e alle ricadute sulla società, ma anche la ricerca di soluzioni. Ne deriverà il Biodiversity Science Gateway, una infrastruttura virtuale collegata alla nave oceanografica Gaia Blu per trasformare la ricerca scientifica in conoscenza diffusa e in realtà aziendali innovative.

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