Attualità

Blocchi dei Tir al Brennero, la Ue dà ragione all’Italia

di Ivano Tolettini -


Non solo l’Italia, ma anche la Baviera è soddisfatta dell’assist della Commissione europea nello stabilire che Vienna con i blocchi del traffico pesante al Brennero limita la libera circolazione delle merci e questo non è lecito. Va detto che da subito non saranno tolte le misure restrittive austriache per il trasporto merci sulle autostrade A 12 e A13, in seguito alle quali da mesi si formano alla frontiera colonne di Tir anche di 100 chilometri con pesanti conseguenze per Italia e Germania, ma che “finalmente si potrà ricorrere alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per ottenere la rimozione dei divieti al transito stradale del Brennero, che tanti danni provocano al sistema Italia e ai nostri operatori del trasporto e della logistica”, come afferma il presidente di Confetra Carlo De Ruvo, che esulta al parere positivo della Commissione sulla denuncia interstatale presentata, ai sensi dell’art. 259 del Trattato del funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) , da parte dell’Italia. La circostanza importante è che Bruxelles ha stabilito che “le misure austriache mancano di coerenza e non possono essere giustificate nella loro interezza in base al raggiungimento degli obiettivi prefissati (protezione dell’ambiente, sicurezza stradale, fluidità del traffico o sicurezza di fornitura)”, riguardanti misure di divieto di circolazione che penalizzano soprattutto i Tir provenienti da Italia e diretti in Baviera, e viceversa. In particolare danneggiavano la circolazione notturna, quella settoriale di alcune tipologie di merci, quella invernale oltre al «dosaggio» dei veicoli pesanti che entrano in autostrada. “Il parere della Commissione – sottolinea Di Ruvo di Confetra – ha accertato la violazione da parte di Vienna degli articoli 34 e 35 del TFUE sul divieto di restrizioni quantitative alle importazioni ed esportazioni intra-UE ed ha dichiarato che i provvedimenti austriaci sono ingiustificati e incoerenti, anche rispetto agli obiettivi ambientali e di tutela della sicurezza stradale sistematicamente e strumentalmente evocati”. Da parte sua il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ad aprile avviò l’iter del ricorso alla Corte Ue, parla di “un’altra promessa mantenuta” e che il Mit formalizzerà il ricorso alla Corte di Giustizia”. Sul punto sono intervenuti anche i ministri austriaci Alexander Schallenberg e Karoline Edtsadler, rispettivamente degli Esteri e per la Ue e la Costituzione, i quali hanno osservato che “un’azione legale non amplierà né allargherà il Brennero né porterà anche un solo camion sulle rotaie. Abbiamo bisogno di cooperazione e non di scontro”. Il ricorso alla Corte di Giustizia potrebbe essere bloccato da un eventuale accordo tra Italia ed Austria, sempre possibile, mentre Paolo Uggè, presidente di Fai-Conftrasporto afferma che “in attesa della Suprema Corte europea, sarà necessario immediatamente togliere le limitazioni ed aprire un confronto che porti a soluzioni adeguate per garantire sia il rispetto dell’ambiente che quello della libertà di circolazione delle merci”. Certo, la ministra austriaca per la Protezione del clima, Leonore Gewessler, rimarca che “le misure d’emergenza tirolesi sono giuridicamente conformi e corrette. Per noi la salute e la vita delle persone non sono negoziabili, dunque sono convinta che alla fine l’aria pulita, la sicurezza stradale e la salute vinceranno sugli interessi lobbistici dell’industria dei trasporti italiana. Una cosa è chiara: prima ciò accade, meglio è. L’Austria resta aperta al dialogo. Ora Matteo Salvini decida se è ministro che tutela i profitti degli autotrasportatori o della gente”. Al di là delle legittime schermaglie dialettiche, la decisione della Ue che dà ragione all’Italia alimenta aspettative per una conclusione in tempi rapidi della scottante vertenza che, secondo Coldiretti, costa all’Italia 250 milioni di euro. La Germania da sempre è la principale destinazione di cibi e bevande italiani, per un valore di oltre 10 miliardi, in crescita dell’8% nel 2023, secondo Coldiretti. I ritardi nel transito pesano soprattutto sui prodotti più deperibili come l’ortofrutta italiana.


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