Bobo Craxi: “Altro che vuoto il premier vuole segnare un lungo governo di destra”

“Un primo giudizio a caldo? Quello della Meloni è stato un discorso non banale, che vuole scolpire una fase di lungo periodo della destra neo-conservatrice, che coincide con la chiusura di una fase di lungo periodo che riguarda l’Europa e dunque anche l’Italia. Dopo un’emancipazione prima democratica e poi sociale, l’Europa è andata in crisi ed è arrivato il neo-conservatorismo spruzzato di liberalismo”. Bobo Craxi, candidato per il Centro sinistra alla Camera, ma non eletto, raccoglie le ide e prosegue affermando che nell’intervento della premier ha colto una sorta di “giustificazionismo unito a un’ingenua bugia”, laddove ha dichiarato “di non avere mai tifato per regimi autoritari. Beh, conosciamo la sua storia e, come dice il detto, il fiume risponde alla sua sorgente”.
Ma oltre che “non banale”, Craxi giudica l’intervento della Meloni “insidioso per chi si vuole opporre” e questo perché ogni forza politica può ritrovare in quelle parole qualche cosa in cui riconoscersi. “Sì, insidioso anche perché rappresenta un neo- conservatorismo populista di stampo Sud Americano che ha la capacità di rivolgersi a diverse aree politiche e sociali”. E proprio anche per questo il ruolo delle opposizioni diventa scivoloso. “Per per costruire l’alternativa a questa visione di società proposta dalla premier – insiste – sarà necessario trovare un minimo comun denominatore”. Insomma, Craxi ritiene che sia necessaria una opposizione “politico, parlamentare e anche sociale come pre-condizione per arrivare a un’alternativa democratica in grado di fronteggiare “la sfida del neo-conservatorismo di cultura autoritaria, anche se la Meloni parlando ad esempio dell’Europa ha edulcorato le parole rispetto alle frasi che pronunciava in campagna elettorale quando affermava che c’era l’Europa degli usurai, che la pacchia era finita ecc. ecc.”.
Tornando all’opposizione con riferimento anche al prossimo congresso del Pd, Bobo Craxi ritiene che il nodo della leadership possa risolvere soltanto in parte i problemi. “Non è un problema di riordinamento ideologico. Vero è invece che la lunga consuetudine al potere ha reso per molti aspetti il Pd conservatore. E c’è stato pure un problema di disconnessione da alcune problematiche sociali e, perché no, anche una certa dose di presunzione. Bisogna avere come riferimento il Centro sinistra di 30 anni fa quando ne facevano parte la Dc, il Pci, il Psi, lo Psdi, il Pri e il Pli. Quella era una sinistra larga e plurale. Ma soprattutto la sinistra deve riallacciare i collegamenti stretti con i campi intermedi, come i sindacati, deve mobilitarsi nei luoghi di lavoro, deve ritrovare il feeling con le classi sociali che l’hanno abbandonata”. Serve, dunque, “un’opposizione larga, perché io considero progressista tutta l’opposizione, dai 5 Stelle a Renzi”. Per questo, l’ex parlamentare suggerisce due cose. La prima è quella di non ostracizzare i Pentastellati; la seconda di non consentire che Conte diventi il leader dell’opposizione. “Accadesse questo – approfondisce – l’opposizione diventerebbe una risposta populista simmetrica al populismo della Destra. Quando il peronismo si è spaccato, ha generato un peronismo di sinistra e uno di destra”.
Craxi si definisce ancora un socialista o un socialdemocratico (“il socialismo vive soltanto nelle libertà civili, democratiche ed economiche”) e di dice certo che “senza una presenza socialdemocratica, liberale e laica è difficile che la Sinistra diventi una realtà plurale in grado appunto di preparare l’alternativa al neo-conservatorismo”.

“Un primo giudizio a caldo? Quello della Meloni è stato un discorso non banale, che vuole scolpire una fase di lungo periodo della destra neo-conservatrice, che coincide con la chiusura di una fase di lungo periodo che riguarda l’Europa e dunque anche l’Italia. Dopo un’emancipazione prima democratica e poi sociale, l’Europa è andata in crisi ed è arrivato il neo-conservatorismo spruzzato di liberalismo”. Bobo Craxi, candidato per il Centro sinistra alla Camera, ma non eletto, raccoglie le ide e prosegue affermando che nell’intervento della premier ha colto una sorta di “giustificazionismo unito a un’ingenua bugia”, laddove ha dichiarato “di non avere mai tifato per regimi autoritari. Beh, conosciamo la sua storia e, come dice il detto, il fiume risponde alla sua sorgente”.
Ma oltre che “non banale”, Craxi giudica l’intervento della Meloni “insidioso per chi si vuole opporre” e questo perché ogni forza politica può ritrovare in quelle parole qualche cosa in cui riconoscersi. “Sì, insidioso anche perché rappresenta un neo- conservatorismo populista di stampo Sud Americano che ha la capacità di rivolgersi a diverse aree politiche e sociali”. E proprio anche per questo il ruolo delle opposizioni diventa scivoloso. “Per per costruire l’alternativa a questa visione di società proposta dalla premier – insiste – sarà necessario trovare un minimo comun denominatore”. Insomma, Craxi ritiene che sia necessaria una opposizione “politico, parlamentare e anche sociale come pre-condizione per arrivare a un’alternativa democratica in grado di fronteggiare “la sfida del neo-conservatorismo di cultura autoritaria, anche se la Meloni parlando ad esempio dell’Europa ha edulcorato le parole rispetto alle frasi che pronunciava in campagna elettorale quando affermava che c’era l’Europa degli usurai, che la pacchia era finita ecc. ecc.”.
Tornando all’opposizione con riferimento anche al prossimo congresso del Pd, Bobo Craxi ritiene che il nodo della leadership possa risolvere soltanto in parte i problemi. “Non è un problema di riordinamento ideologico. Vero è invece che la lunga consuetudine al potere ha reso per molti aspetti il Pd conservatore. E c’è stato pure un problema di disconnessione da alcune problematiche sociali e, perché no, anche una certa dose di presunzione. Bisogna avere come riferimento il Centro sinistra di 30 anni fa quando ne facevano parte la Dc, il Pci, il Psi, lo Psdi, il Pri e il Pli. Quella era una sinistra larga e plurale. Ma soprattutto la sinistra deve riallacciare i collegamenti stretti con i campi intermedi, come i sindacati, deve mobilitarsi nei luoghi di lavoro, deve ritrovare il feeling con le classi sociali che l’hanno abbandonata”. Serve, dunque, “un’opposizione larga, perché io considero progressista tutta l’opposizione, dai 5 Stelle a Renzi”. Per questo, l’ex parlamentare suggerisce due cose. La prima è quella di non ostracizzare i Pentastellati; la seconda di non consentire che Conte diventi il leader dell’opposizione. “Accadesse questo – approfondisce – l’opposizione diventerebbe una risposta populista simmetrica al populismo della Destra. Quando il peronismo si è spaccato, ha generato un peronismo di sinistra e uno di destra”.
Craxi si definisce ancora un socialista o un socialdemocratico (“il socialismo vive soltanto nelle libertà civili, democratiche ed economiche”) e di dice certo che “senza una presenza socialdemocratica, liberale e laica è difficile che la Sinistra diventi una realtà plurale in grado appunto di preparare l’alternativa al neo-conservatorismo”.

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